Fallout, l’episodio 3 conferma un trend preoccupante per la stagione 2

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Fallout

Dopo l’ottimo successo della prima stagione, Fallout sta affrontando una sfida delicata nel suo secondo anno. La serie di Prime Video, ispirata all’universo videoludico ma costruita su una storia originale, continua ad espandere il proprio mondo narrativo, spingendosi verso Las Vegas e il Mojave Wasteland. Tuttavia, i primi tre episodi della stagione 2 sembrano confermare un trend strutturale che potrebbe diventare problematico.

Con un cast sempre più ampio e l’introduzione costante di nuove fazioni, la serie fatica a distribuire equamente il tempo sullo schermo tra i suoi personaggi principali.

Ogni episodio mette in pausa un personaggio chiave

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La stagione 2 mostra grande sicurezza nell’ampliare lore, tecnologia e violenza grottesca, evitando finora il classico “calo” del secondo anno che ha colpito altre produzioni simili. Eppure, analizzando i primi tre episodi, emerge una scelta narrativa ricorrente: ogni episodio lascia fuori un personaggio importante.

Il debutto della stagione 2 esclude quasi completamente Maximus e la Confraternita d’Acciaio, permettendo però a Hank di emergere come figura centrale e valorizzando il ruolo di Kyle MacLachlan. Il secondo episodio concentra tutta la linea narrativa dei Vault su Norm in Vault 31, lasciando fuori personaggi come Stephanie, Chet, Betty e gli altri rifugi. Il terzo episodio, invece, abbandona del tutto la storyline dei Vault per introdurre la Legione di Caesar e chiudere rapidamente l’arco del nuovo personaggio interpretato da Kumail Nanjiani.

Questa frammentazione, se da un lato consente di esplorare meglio singoli archi narrativi, dall’altro rischia di penalizzare la coesione dell’ensemble.

Un cast troppo ampio o una forza da gestire meglio?

Già nella prima stagione, Fallout aveva dimostrato un’ambizione superiore alla media. La stagione 2 spinge ancora oltre, differenziandosi da altre serie tratte da videogiochi come The Last of Us o Twisted Metal, più concentrate su una coppia di protagonisti. Fallout, invece, segue molteplici linee narrative: dai MacLean a Maximus, fino al Ghoul, senza contare i personaggi secondari che ora guidano archi autonomi.

L’introduzione di nuove figure, tra cui un personaggio legato alla Legione di Caesar interpretato da Macaulay Culkin, amplia ulteriormente il raggio d’azione. Sulla carta, questo approccio potrebbe risultare dispersivo. Nella pratica, però, la serie resta abbastanza coinvolgente da far percepire le assenze solo a posteriori.

Finché i personaggi non vengono accantonati troppo a lungo e la trama continua a offrire svolte incisive, l’ampiezza del cast potrebbe restare uno dei punti di forza della serie. Ma il trend emerso dall’episodio 3 suggerisce che la gestione dell’ensemble sarà uno degli elementi più delicati della stagione 2.