James Gunn sta affrontando una fase complessa nella gestione del nuovo DC Universe, dove l’entusiasmo iniziale si è rapidamente intrecciato a una crescente ondata di critiche da parte del fandom. Il co-CEO di DC Studios, dopo i successi in ambito Marvel, si trova ora a governare un ecosistema narrativo più esposto e meno indulgente, soprattutto sui progetti che non dirige direttamente.
Le polemiche si concentrano in particolare su due titoli chiave: Supergirl e la serie Lanterns. Il primo viene accusato di discostarsi troppo dall’estetica e dallo spirito del fumetto originale, mentre il secondo ha diviso pubblico e addetti ai lavori per il suo approccio “grounded”, più vicino a un crime drama HBO che a un racconto supereroistico tradizionale. Una tensione che emerge chiaramente anche nelle dichiarazioni di Chris Mundy, showrunner della serie.
Mundy, in una recente intervista, ha spiegato: “Più che una sfida, è stata un’esperienza entusiasmante. La nostra idea era che, all’interno del canone di Lanterna Verde, abbiamo una mitologia incredibilmente ricca, e che abbiamo una storia altrettanto ricca di serie HBO della domenica sera: da I Soprano a Il Trono di Spade, passando per tutte le altre.”
“Il bello è stato cercare di creare un dramma realistico e articolato che affrontasse l’identità di questi personaggi come esseri umani, pur rimanendo fedele allo spirito che rende i fumetti così speciali”, ha continuato. “Volevamo che fosse accessibile a chiunque non conoscesse il canone ma, allo stesso tempo, soddisfacente per chi conosce la tradizione nei minimi dettagli.”
“Quindi, sì, è stata una sfida, ma solo nel senso in cui lo sono le cose più divertenti”, ha aggiunto Mundy, confermando apparentemente le teorie dei fan secondo cui il fatto che Lanterns fosse su HBO significava che doveva diventare una serie in linea con l’estetica tipica della rete via cavo. Il punto critico, però, è che questa visione sta mettendo in discussione le aspettative del pubblico legate al genere supereroistico. La questione centrale diventa quindi una: quanto può un universo DC allontanarsi dal linguaggio dei fumetti senza perdere identità?
Il DCU tra linguaggio HBO e aspettative da cinecomic
Il caso di Lanterns è emblematico della direzione editoriale che il nuovo DCU sta sperimentando. Ambientata in un registro più vicino a serie come I Soprano o True Detective, la serie costruisce la sua narrazione su due protagonisti umani prima ancora che su eroi cosmici, con il classico anello delle Lanterne Verdi ridotto a strumento narrativo più che a centro spettacolare.
Questa impostazione si inserisce nella strategia più ampia di James Gunn, che sta cercando di differenziare il DCU dal modello Marvel puntando su toni eterogenei: dal supereroismo classico a declinazioni più autoriali e ibride. In parallelo, Supergirl rappresenta l’altro fronte critico, dove il problema non è la contaminazione di genere, ma la distanza percepita dal materiale originale.
La direzione che emerge è quella di un universo non omogeneo, ma modulare, dove ogni progetto può adottare una grammatica diversa. Una scelta che amplia le possibilità creative, ma espone il DCU a una frammentazione identitaria ancora difficile da decifrare. Il punto non è più soltanto la qualità dei singoli titoli, ma la coerenza complessiva del progetto narrativo.
In questo contesto, la reazione del pubblico diventa un elemento strutturale: ogni deviazione dal “superhero canon” tradizionale viene letta come rischio, mentre il DCU sembra intenzionato a trasformare proprio quella deviazione nel suo principale campo di sperimentazione.
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