House of Cards 2×01 recensione dell’episodio con Kevin Spacey

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    “Credevate mi fossi dimenticato di voi? Forse ci speravate”. Così si conclude la season premiere di House of Cards che rinnova la sua formula con una regia accattivante e una storyline avvincente che proprio a pochi minuti dalla fine trova in questo monologo di Kevin Spacey una conclusione di rara bellezza simbolica.

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    Il quasi vicepresidente Frank Underwood si trova impegnato su più fronti, il primo è il tema portante che si terrà per tutta la stagione. Zoe (Kate Mara), Janine (Constance Zimmer) e Lucas (Sebastian Arcelus) indagano sul suicidio del deputato Russo. I tre giornalisti hanno raccolto una serie di ipotesi del tutto valide ma che non trovano riscontri nella realtà dei fatti, perciò vagano per Washington in vani e disperati tentativi di trovare testimoni e prove che il sempre fedele “faccendiere” Stamper (Michael Kelly) è in grado di nascondere. Sull’altro fronte Frank affronta il tema del suo successore in qualità di capogruppo al congresso, i suoi occhi si sono soffermati su Jackie (Molly Parker), giovane e promettente deputata che le può tornare utile per diversi motivi, uno su tutti, la spietata concretezza del suo passato militare.
    Per quanto riguarda Claire (Robin Wright) dopo la breve incertezza materna, la signora Underwood sembra aver ritrovato la lungimiranza che contraddistingue i due coniugi, in maniera tale da tessere un offerta irrinunciabile per Gillian (Sandrine Holt) che viene messa alle strette da minacce che intaccano il suo prossimo futuro. Questo però è solo un contorno per l’incontro più atteso, quello tra Zoe e Frank; dall’ultima volta che si sono visti, entrambi sono venuti a conoscenza di molti risvolti reciproci. E se la prima sembra sempre una bambina piena di domande che trova l’appagamento solo dal veleno che Frank le imbocca con spietata pazienza. Nel secondo incontro verrà definitivamente “spinta” lontana dalla strada che Frank ha intrapreso e che non permette ritardi sulla sua personale agenda.

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    Chapter 14 sa essere una conferma e un rilancio, ritroviamo la squisita sceneggiatura, dettagliata, allegorica e che rompe “la quarta parete” mentre gli attori interpretano e respirano i tempi del thriller politico, permettendo così, di provare nella prima visione il ritmo e la tensione della narrazione e nella seconda visione il grande ingranaggio con cui viene modellato il potere contemporaneo, fatto perlopiù di strategie sussurrate e di incontri mai “provati”.
    Il colpo di scena pone numerose domande, c’è qualcuno che può fermare Frank, ora che è passato dal “giocare sporco” al “sporcarsi le mani”? Rachel (Rachel Brosnahan) quanto potrà sopportare questa vita in fuga? Janine si fermerà oppure era solo la reazione del momento?
    Un inizio di stagione perfetto, che coinvolge, conquista e trascina lo spettatore nelle varie stanze del potere, accompagnato sempre da un mefistofelico Virgilio il cui diktat è ben chiaro.
    C’è una sola regola: Sii cacciatore o verrai cacciato…Bentornati