Mob City 1×03 recensione dell’episodio di Frank Darabont

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    Una settimana dopo il debutto assoluto, Mob City rinnova l’appuntamento con il pubblico del canale via cavo TNT con un terzo episodio dal titolo Red Light. E come avviene con i migliori prodotti del genere, la tensione aumenta.

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    Ancora un flashback, ma stavolta contenuto. Invece delle atmosfere pastello degli Anni Venti, l’episodio propone un ulteriore tassello delle vicenda di Hecky Nash (Simon Pegg), testimone di un omicidio “scomodo” e ne registra le prove con l’aiuto di Jasmine (Alexa Davalos), la sua bellissima compagna che lavora come fotografa nel night club gestito da Mickey Cohen (Jeremy Luke). L’intero svolgimento si snoderà a partire da qui. La scena del crimine è nel ristorante dove Sid Rothman (Robert Knepper) ha freddato Little Moe e Jerry l’abbronzato, dietro soffiata di Carl (Jeffrey DeMunn). Quando le squadre indagini sul posto diventano due, ci si rende conto che Los Angeles è un crocevia di opposti: i criminali si contendono l’onore di far fuori qualcuno di scomodo, i tutori della legge quello di scoprire chi è stato. Questione d’onore, come si dice. L’obiettivo di Parker, interpretato da un convincente Neal McDonough, è acchiappare Siegel prima degli altri. La squadra di “Bill il boy scout” non ci sta a mollare la presa, si compatta ancora di più e convoca in una sola sessione di interrogatori la creme de la creme della criminalità organizzata della città degli angeli. Facce da duro da una parte, sguardi glaciali e umorismo noir dall’altra. Tutto nella norma, insomma. Ma sembra che qualcuno sappia con quale arma Hecky Nash avesse ricattato la mafia e quali persone fossero coinvolte. E non solo. Perché ci sono altri omicidi da indagare, sullo sfondo della costruzione di Las Vegas e sulle note di Frank Sinatra.

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    Mob City continua a trasmettere immagini e scene crepitanti, ma lo fa in maniera piuttosto asessuata. Il vuoto in fondo agli sviluppi dei personaggi finisce per cogliere lo spettatore. Si gira inoltre sempre intorno allo stesso caso e ciò che avviene è il risultato diretto delle vicende del primo episodio della serie, ma con effetti, se vogliamo, inversamente proporzionali: se da un lato la contrapposizione Parker – Siegel si fa più intrigante, dall’altra desta meno interesse la spola tormentata di Joe Teague (Jon Bernthal) tra corruzione e giustizia. In mezzo c’è Jasmine, letteralmente: tra l’interesse di Joe a proteggerla e quello di Mickey di approfondire la questione delle fotografie. Rothman, che tocca il suo apice nel confronto faccia a faccia con Teague alla Centrale, viaggia sempre due passi davanti agli altri, e senza bisogno di spie o informatori.
    Ciliegina sulla torta la sparatoria finale nel parco, con il detective Teague accorso per salvare a vita all’ex detenuto di San Quintino, Carl, nella parte del mattatore. Red Light è senza dubbio l’episodio più noir e avvincente di quelli visti finora.