Mob City 1×05 recensione dell’episodio di Frank Darabont

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    Il quinto episodio di Mob City si apre con la solita sigla nebbiosa e seducente, ma l’inizio è diverso. Ancora un flashback, ma ibridato con una visione da sogno. Vediamo Joe Teague (Jon Bernthal) a letto con l’ex moglie Jasmine (Alexa Davalos) che si risveglia di soprassalto da un incubo, purtroppo ricorrente, che ci rivela il suo più grande e temuto fantasma: la guerra. Quella che ha combattuto e da cui, si può dire, non è mai ritornato. Lo spettatore ricostruisce subito la situazione. Teague si risveglia (davvero stavolta) legato al termosifone nel suo appartamento, dopo essere stato messo KO da Sid Rothman (Robert Knepper), determinato a scoprire il nascondiglio del testimone che potrebbe incastrarlo. Sappiamo quanto fermo riesca a essere il detective Teague sotto pressione, ma Sid ha scoperto il suo punto debole: Jasmine.

    LOST ANGELS

    In questo senso il gangster conferma la sua superiorità attanziale. Raccoglie nella sua storyline le caratteristiche migliori di tutti gli altri personaggi di primo piano: il sangue freddo e l’abilità di Teague, la sagacia di Ned Stax (Milo Ventimiglia), l’autorità e il polso di Bill Parker (Neal McDonough) e Mickey Cohen (Jeremy Luke). Suona il violino, architetta trame lungimiranti in pochi istanti e uccide senza problemi sotto gli occhi di tutti, e lo fa con uno stile tutto suo, tra il genio e lo psicopatico.Il faccia a faccia tra i due si risolve grazie a qualche colpo di pistola, ma lontano. La protezione di Carl Steckler (Gordon Clapp) salta e i ragazzi di Siegel e Cohen riescono a fare piazza pulita. O quasi. Un agente riesce a salvarsi e a ferire uno degli assassini, mettendo a rischio il piano di eliminazione testimoni del clan di Mickey, che intanto fa ammenda assieme all’odiato rivale Dragna per aver ammazzato un affiliato di Bunny (Ernie Hudson), il proprietario di colore del Jingle Club smantellato nell’episodio precedente. Mob City si rivela come lo show delle sparatorie in stile noir Anni ’40ma anche degli sguardi onnipresenti di qualche spia, sfuggenti all’azione eppure sempre sulla direttrice del punto di vista. Un soluzione stilistica che provoca nello spettatore un effetto di coinvolgimento e consapevolezza onnisciente che gratifica molto.

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    Tutto gira nel vortice narrativo, che ci conduce in un turbinio da thriller verso la resa dei conti definitiva. Gli ingredienti ci sono tutti per una conclusione scoppiettante, dal tormento d’amore di Teague che difende Jasmine da Leslie Shermer (Iddo Goldberg) alla vittoria in tribunale di Siegel (Edward Burns) su Parker. Mickey, infine, scopre a cosa serve la luce rossa in una camera oscura per lo sviluppo fotografico. E la cosa non gli piacerà. In chiusura c’è spazio anche per un treno che parte con tanto di addio (?). Il binario conduce a San Francisco, e al season finale. Lo spettacolo è garantito.