Accolto con un lungo applauso all’anteprima mondiale al Festival di Toronto, mentre parte della stampa americana lo ha aspramente criticato, Venuto al mondo (in inglese Twice Born) sembra un’opera destinata a  dividere. Attesissimo ritorno alla regia di Sergio Castellitto, che torna anche a lavorare su un testo della moglie Margaret Mazzantini – vincitore del Premio Campiello 2009 – dopo Non ti muovere, e a dirigere la sua musa spagnola Penélope Cruz, elogiata così: Ha le due grandi qualità che un attore dovrebbe avere: è umile e ambiziosa”. Mentre per lei: “Essere in questo film è come vincere alla lotteria”. Sarà molto interessante dunque vedere il frutto di questo lavoro, anche perché l’adattamento di un romanzo, per giunta di grande successo, non è mai facile. Qui, la Mazzantini è sceneggiatrice assieme al regista (anche attore nel ruolo di Giuliano); il che dovrebbe garantire una trasposizione oculata. Nel cast anche il figlio della coppia, Pietro Castellitto, e Jane Birkin. Mentre le musiche sono del fratello di Penélope, Eduardo Cruz.

Una guerra, un figlio, un viaggio, una speranza”: queste le parole chiave nel trailer internazionale. “Gli amori più assurdi sono i migliori”, dice quello italiano. Gemma è una donna di mezza età – una Cruz appositamente e delicatamente invecchiata – che decide di tornare a Sarajevo con il figlio Pietro (Pietro CastellittoE’ nata una star?) dopo diciannove anni, per assistere a una mostra fotografica. Un ritorno che riporta a galla il passato e forse cambia il futuro. Sarajevo aveva visto, infatti, l’amore tra Gemma e il fotografo americano Diego (Emile Hirsch Lords of Dogtown, Into the Wild, Killer Joe). Un amore profondo, ma minato dall’ossessione di Gemma: avere un figlio, lei che non poteva. I due erano perciò ricorsi a una madre surrogata: Aska (Saadet Askoy). Ciò aveva messo a dura prova il loro sentimento. Gemma aveva infine lasciato la città, una Sarajevo in guerra, col figlio appena nato. Da allora non aveva più visto Diego.

Un film dal forte impatto emotivo, con grandi temi: la guerra, la sofferenza, l’amore, la genitorialità, la nascita e la morte. Lo conferma il regista: “E’ una storia che non ha paura delle emozioni forti”, “una storia d’amore che non ce la fa a diventare felice, come tutte le vere storie d’amore”. Anche dolorosa, ma non senza una speranza: “Dal buco nero della guerra – dice – viene fuori una luce”.

Penélope Cruz parla di Gemma come del “personaggio più bello, forte e interessante che io abbia interpretato”. Per lei il film: “è un omaggio a tutte le madri, alla maternità, a tutte le donne”. Mentre Hirsch si è detto “entusiasta di lavorare con Penélope”, che ha “sempre amato e ammirato”. Il suo personaggio? “Uno spirito libero”, il film: “estremamente appassionato” ma “non troppo sentimentale”. Lo verificheremo in sala dall’8 novembre.

Si tratta di una coproduzione tra Italia (Medusa, Alien, Picomedia), Spagna (Telecinco) e Croazia (Ziva Produkcija), distribuita da Medusa.