Bronx: la spiegazione del finale del film francese

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Bronx (titolo originale Rogue City), diretto da Olivier Marchal (autore anche di Overdose e Bastion 36), appartiene a quella tradizione del polar francese che osserva il crimine senza cercare eroi assoluti. L’universo raccontato dal regista è dominato da poliziotti corrotti, criminali che trattano con le istituzioni e uomini costretti a scegliere continuamente il male minore. Il finale di questo film thriller ha sorpreso molti spettatori proprio perché rifiuta qualsiasi forma di consolazione e ribalta l’idea che il protagonista possa salvarsi dopo aver sistemato i conti.

Dietro la lunga scia di tradimenti e regolamenti di conti, Bronx racconta infatti una tragedia morale. L’epilogo dimostra che, una volta superato un certo limite etico, non esiste davvero una via d’uscita. Tutto ciò che Richard Vronski costruisce nel corso del film sembra funzionare alla perfezione, ma gli ultimi minuti rivelano che il suo piano ha semplicemente rimandato un destino ormai inevitabile. È proprio questa lettura a rendere il finale molto più pessimista di quanto possa apparire a una prima visione.

Olivier Marchal costruisce un poliziesco dove il confine tra legge e criminalità scompare progressivamente

La filmografia di Olivier Marchal, ex poliziotto prima di diventare regista, è attraversata sempre dallo stesso interrogativo: cosa accade quando chi dovrebbe difendere la legge finisce per utilizzare gli stessi strumenti dei criminali? Film come 36 Quai des Orfèvres, MR 73 o Carbone hanno già raccontato protagonisti incapaci di distinguere il dovere dalla sopravvivenza, e Bronx porta questa riflessione ancora più lontano.

Richard Vronski, interpretato da Lannick Gautry, non viene presentato come un poliziotto corrotto nel senso più classico del termine. È un uomo convinto di poter controllare il caos usando metodi sempre più discutibili. Ogni compromesso nasce con l’obiettivo di proteggere la propria squadra, ma ogni decisione produce conseguenze ancora peggiori della precedente.

Marsiglia diventa così un organismo in decomposizione dove bande criminali, narcotrafficanti e dirigenti della polizia condividono gli stessi interessi. Nessuno combatte davvero per la giustizia. Tutti cercano semplicemente di sopravvivere abbastanza a lungo da uscire vincitori dalla guerra. In questo contesto il protagonista continua a credere che basti eliminare gli elementi più pericolosi per riportare ordine, ignorando che il sistema stesso è ormai irrimediabilmente corrotto.

Lannick Gautry e Stanislas Merhar in Bronx

Il finale di Bronx: Vronski sembra risolvere tutto, ma il suo piano prepara la tragedia conclusiva

L’ultima parte del film vede Vronski elaborare una complessa strategia per mettere fine alla crisi. Grazie al quaderno appartenuto a Costa, riesce a trattare con la famiglia Bastiani, ottenendo in cambio il dossier compromettente che ricatta il suo superiore Leonetti. È un accordo costruito sul reciproco interesse, dove nessuna delle parti agisce per senso di giustizia.

Successivamente organizza un incontro con il boss Nadal. L’operazione termina con l’eliminazione del criminale e dei suoi uomini, mentre le prove vengono manipolate per attribuire loro la responsabilità della sparatoria iniziale sulla spiaggia. La versione ufficiale permette alla polizia di chiudere il caso e offre ai vertici istituzionali una narrazione perfettamente controllata.

Per qualche minuto sembra davvero che ogni tassello trovi finalmente il proprio posto. Leonetti salva la carriera, Vronski decide di lasciare Marsiglia insieme a Zoé, la sua squadra è ancora viva e il passato pare destinato a restare sepolto. È la calma che precede il crollo.

Uno dopo l’altro, tutti gli uomini legati a Vronski vengono assassinati. Campana viene accoltellato, Leonetti viene annegato, Max e Zach cadono in un agguato, i Bastiani saltano in aria all’interno della loro automobile e infine anche Vronski viene ucciso mentre sta lasciando il porto. L’autore della carneficina è Jankovic, che elimina sistematicamente ogni persona coinvolta nell’intera vicenda, cancellando tutti i testimoni e chiudendo definitivamente i conti.

Kaaris e Lannick Gautry in Bronx

La vendetta finale dimostra che la violenza genera soltanto altra violenza

La scelta di Jankovic potrebbe sembrare improvvisa, ma rappresenta la naturale conclusione dell’intero racconto. Durante tutto il film ogni omicidio produce una rappresaglia, ogni copertura genera un nuovo ricatto e ogni alleanza prepara inevitabilmente un tradimento successivo.

Quando Vronski costruisce il proprio piano crede ancora di poter controllare gli eventi attraverso la forza. È una convinzione condivisa da quasi tutti i personaggi del film. Criminali e poliziotti ragionano con la stessa logica: eliminare l’avversario significa risolvere il problema.

Marchal dimostra invece l’esatto contrario. Ogni cadavere lascia dietro di sé qualcuno disposto a vendicarsi. Ogni compromesso apre una nuova frattura. Nessuna operazione resta davvero confinata al presente, perché la violenza continua a propagarsi come una reazione a catena impossibile da arrestare.

Per questo motivo la morte di Vronski assume un valore simbolico. Il protagonista aveva dedicato l’intero film a proteggere i suoi uomini, eppure è proprio quella squadra a essere completamente annientata. L’obiettivo iniziale fallisce nel modo più tragico possibile.

Il riferimento ad Anna Karenina anticipa il destino dei protagonisti e trasforma Bronx in una tragedia moderna

Uno degli aspetti meno evidenti del film riguarda il continuo richiamo ad Anna Karenina di Lev Tolstoj. All’inizio della storia viene ricordato come il cognome Vronski appartenga proprio all’ufficiale che nella celebre opera vive la tormentata relazione con Anna.

Il riferimento, però, non serve a creare un semplice omaggio letterario. È Willy Kapellian a incarnare realmente la figura tragica di Anna. Schiacciato dal senso di colpa, dalla crisi familiare e dall’alcolismo, arriva a sterminare la propria famiglia prima di togliersi la vita, incapace di convivere con il peso delle proprie azioni.

La conversazione iniziale sul romanzo acquista così un significato retrospettivo. Nel libro di Tolstoj, Anna viene distrutta dalla colpa e dall’impossibilità di conciliare le proprie scelte con la vita che desiderava. Allo stesso modo, Kapellian comprende di aver partecipato all’uccisione di un collega infiltrato e non riesce più a sostenere quella verità.

Anche Vronski resta intrappolato nello stesso meccanismo. Pur cercando continuamente di proteggere gli altri, ogni sua decisione accelera la rovina del gruppo. La tragedia nasce proprio da questa contraddizione: le migliori intenzioni vengono divorate da un sistema costruito sulla violenza.

Lannick Gautry in Bronx

Il vero significato del finale di Bronx: nessuno può salvarsi quando il sistema è già compromesso

Il finale di Bronx rifiuta deliberatamente la struttura classica del thriller d’azione, nella quale il protagonista elimina il nemico e conquista finalmente la libertà. Olivier Marchal sceglie invece una conclusione profondamente nichilista, coerente con tutta la sua poetica.

L’ultimo viaggio in barca di Vronski sembra promettere una nuova esistenza lontana da Marsiglia. In realtà rappresenta soltanto un’illusione. Le colpe accumulate durante il film continuano a inseguirlo fino all’ultimo istante, dimostrando che nessuno riesce davvero a sottrarsi alle conseguenze delle proprie azioni.

La morte della squadra completa il messaggio del regista. I protagonisti non vengono sconfitti perché incapaci o meno intelligenti dei loro avversari. Perdono perché hanno accettato di vivere secondo le stesse regole del mondo criminale che pretendevano di combattere.

In questo senso Bronx racconta il fallimento di un’intera istituzione. La polizia, la politica e la criminalità finiscono per parlare lo stesso linguaggio, rendendo impossibile distinguere chi rappresenti davvero la legge. Quando questa distinzione scompare, l’unico esito possibile è quello mostrato negli ultimi minuti: una lunga sequenza di morti che lascia dietro di sé soltanto silenzio e macerie.

Gianmaria Cataldo
Gianmaria Cataldo
Laureato con lode in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza e iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Lazio come giornalista pubblicista. Dal 2018 collabora con Cinefilos.it, assumendo nel 2023 il ruolo di Caporedattore. È autore di saggi critici sul cinema pubblicati dalla casa editrice Bakemono Lab.
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