Hokum, la spiegazione del finale: cosa significa davvero l’epilogo del film horror

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Hokum (leggi qui la recensione) è uno di quei film horror che utilizzano il soprannaturale per raccontare qualcosa di profondamente umano. Diretto come un racconto gotico ambientato in un isolato hotel irlandese, il film segue lo scrittore Ohm (Adam Scott), un uomo schiacciato da un trauma infantile che decide di rifugiarsi in un luogo apparentemente lontano da tutto. L’incontro con una misteriosa strega, una sparizione inspiegabile e una serie di presenze inquietanti trasformano rapidamente il soggiorno in una lotta per la sopravvivenza.

Il finale di Hokum, però, dimostra che il vero nemico non è la creatura soprannaturale che infesta l’albergo. L’epilogo ribalta progressivamente le aspettative e rivela come l’intera vicenda sia costruita attorno al tema del senso di colpa, del perdono e della possibilità di continuare a vivere dopo un trauma apparentemente insuperabile. La strega diventa così un simbolo, mentre il viaggio di Ohm assume i contorni di una dolorosa elaborazione del lutto e della responsabilità.

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La strega di Hokum non è il vero antagonista: il film usa l’horror per parlare della morte e del rimorso

Hokum strega

Fin dalle prime sequenze, Hokum costruisce la figura della strega come una presenza quasi mitologica. Il vecchio proprietario dell’albergo racconta che la creatura trascina le anime verso un destino infernale e che, anni prima, è stata confinata all’interno della suite nuziale dell’hotel. La leggenda sembra introdurre il classico mostro del racconto horror, ma con il passare della storia appare evidente che la funzione della strega è molto diversa.

La creatura agisce infatti come una forza inevitabile, una manifestazione della morte più che un’entità malvagia dotata di un preciso piano. Colpisce chi entra nel suo territorio e amplifica le paure più profonde delle proprie vittime, senza distinguere realmente tra innocenti e colpevoli. La sua presenza richiama le tradizioni del folk horror britannico, dove il soprannaturale rappresenta spesso un ordine naturale impossibile da controllare.

A incarnare il vero male è invece Mal, il direttore dell’albergo. Quello che inizialmente sembra un personaggio secondario rivela progressivamente la propria natura criminale. È lui ad aver fatto sparire Fiona, rimasta incinta dopo una relazione clandestina, rinchiudendola nella stanza maledetta per impedirle di distruggere la sua vita familiare. Quando comprende che Ohm e Jerry stanno indagando sulla scomparsa della donna, tenta persino di eliminarli. Il contrasto tra Mal e la strega è fondamentale: la seconda rappresenta una forza impersonale, il primo sceglie consapevolmente la violenza e agisce senza alcun rimorso.

Cosa succede nel finale di Hokum e perché Ohm riesce finalmente a salvarsi

Adam Scott in Hokum (2026)
Foto di Courtesy of Focus Features ©

L’ultima parte del film intreccia il mistero della sparizione di Fiona con il trauma personale del protagonista. Dopo aver scoperto la responsabilità di Mal, Ohm viene intrappolato dalla strega, che sfrutta il suo dolore per costringerlo a rivivere il ricordo che ha segnato tutta la sua esistenza.

Attraverso una serie di flashback emerge infatti la verità: quando era bambino, Ohm giocò con la pistola del padre e, premendo accidentalmente il grilletto, uccise la madre. L’incidente distrusse la sua famiglia e lo condannò a decenni di depressione, alimentando un odio verso sé stesso che arriva, nel presente del film, fino ai pensieri suicidi.

Nel confronto finale, però, il protagonista smette di fuggire da quel ricordo. Chiede perdono alla madre, che appare come una presenza benevola e lo accoglie senza rabbia. È proprio questo gesto a spezzare il potere della strega. L’accettazione del proprio passato gli permette di ricevere l’aiuto necessario per fuggire dalla creatura e sopravvivere.

Parallelamente, Mal tenta ancora di eliminare ogni prova dei propri delitti. La sua fuga termina però nel luogo stesso dove aveva cercato di nascondere le proprie colpe. È la strega a trascinarlo verso una morte terribile, trasformandosi in una sorta di giustizia soprannaturale che punisce chi non ha mai mostrato alcun autentico pentimento.

Il percorso di Ohm racconta la differenza tra convivere con il senso di colpa e negarlo

HOKUM (2026)

L’aspetto più interessante del finale è il modo in cui mette a confronto tre diversi rapporti con la colpa. Ohm vive schiacciato dal peso del proprio errore accidentale. Jerry, altro personaggio fondamentale del racconto, convive con il ricordo della moglie, che aveva aiutato a morire per porre fine alle sue sofferenze dovute a una malattia terminale. Mal, invece, rifiuta completamente ogni responsabilità.

Questi tre percorsi costruiscono il vero impianto morale del film. Jerry ha accettato il proprio passato e continua a soffrirne, ma non fugge dalla verità. Ohm attraversa un processo ancora più difficile, perché deve imparare a distinguere un tragico incidente dalla colpa assoluta che si è attribuito per tutta la vita. Mal, invece, considera i propri crimini semplici ostacoli da eliminare, arrivando perfino a tentare nuovi omicidi pur di evitare conseguenze.

Il film suggerisce così che il problema non è aver commesso un errore. La vera condanna nasce dal rifiuto di affrontarlo. Per questo motivo il destino dei personaggi è tanto diverso: chi accetta la responsabilità può trovare una forma di redenzione, mentre chi continua a negarla finisce inevitabilmente per esserne divorato.

Il finale del romanzo del Conquistador riflette la trasformazione interiore del protagonista

 

Accanto alla vicenda horror, Hokum sviluppa un secondo racconto attraverso il romanzo che Ohm sta scrivendo. Lo scrittore è celebre per la trilogia del “Conquistador” e, all’inizio del film, immagina un finale estremamente cupo: il protagonista uccide il proprio giovane compagno per impossessarsi di una mappa del tesoro e prosegue da solo nel deserto fino alla morte.

Questa conclusione rispecchia perfettamente lo stato mentale dello scrittore. L’ossessione per il fallimento, il desiderio autodistruttivo e la convinzione di meritare soltanto la morte vengono trasferiti nel destino del suo personaggio.

Dopo gli eventi dell’hotel, tuttavia, tutto cambia. Ricoverato in ospedale, Ohm appare finalmente diverso. Rifiuta perfino l’alcol che aveva accompagnato buona parte della sua permanenza nell’albergo e modifica radicalmente il finale del libro. Il Conquistador rinuncia alla violenza, stringe il ragazzo che aveva intenzione di sacrificare e gli chiede perdono.

Questo cambiamento non rappresenta semplicemente una scelta narrativa. È la prova concreta che il protagonista è riuscito a modificare il proprio modo di guardare sé stesso. Cambiando il destino del suo eroe, Ohm riscrive simbolicamente anche il proprio.

Il significato del finale di Hokum: la redenzione nasce quando si accetta il proprio passato

Adam Scott in Hokum

Il finale di Hokum suggerisce che il perdono non coincide con la cancellazione del dolore. Ohm continuerà a convivere con il ricordo della madre e con la tragedia che ha segnato la sua infanzia. Ciò che cambia è il modo in cui interpreta quel ricordo. Per anni si è identificato esclusivamente con il proprio errore; soltanto quando riesce ad affrontarlo apertamente comprende di poter continuare a vivere.

La strega, in quest’ottica, rappresenta la morte che attende tutti, mentre Mal incarna la scelta morale di negare le proprie responsabilità. Il confronto tra i due chiarisce il messaggio del film: la morte è inevitabile, la disumanità invece è una decisione.

L’epilogo lascia così lo spettatore con un horror che supera i confini del genere. L’elemento soprannaturale diventa il linguaggio attraverso cui raccontare il peso della memoria, l’elaborazione del trauma e la possibilità di concedersi una seconda occasione. Ohm non sopravvive perché sconfigge il mostro, ma perché riesce finalmente a perdonare sé stesso. È questa la vera liberazione che Hokum mette in scena, ed è anche la ragione per cui il suo finale risulta molto più emozionante di quanto lasci immaginare la sua premessa horror.

Gianmaria Cataldo
Gianmaria Cataldo
Laureato con lode in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza e iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Lazio come giornalista pubblicista. Dal 2018 collabora con Cinefilos.it, assumendo nel 2023 il ruolo di Caporedattore. È autore di saggi critici sul cinema pubblicati dalla casa editrice Bakemono Lab.
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