Ladies First: il vero significato dei due mondi nel film con Rosamund Pike e Sacha Baron Cohen

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Con Ladies First, Netflix recupera la struttura della commedia fantasy francese da cui è tratto il film, ma la trasforma in qualcosa di molto più sottile e contemporaneo. La regista Thea Sharrock non costruisce semplicemente un racconto basato sullo scambio di realtà parallele, ma usa quel meccanismo per interrogarsi sul modo in cui uomini e donne vengono percepiti all’interno delle strutture sociali e familiari. È un film che utilizza il tono leggero della commedia per parlare di identità, genitorialità e ruoli di potere senza mai appesantire il racconto con spiegazioni didascaliche.

La presenza di Rosamund Pike è centrale proprio perché il suo personaggio, Alex, diventa il vero cuore emotivo del film. Se Damien, interpretato da Sacha Baron Cohen, attraversa il classico percorso di spaesamento tipico delle commedie “what if”, Alex rappresenta invece il punto in cui Ladies First prova a complicare il discorso sulla maternità e sul successo professionale. I due mondi mostrati dal film non sono infatti opposti assoluti, ma versioni leggermente deformate della stessa società, ed è in queste piccole differenze che Sharrock inserisce il vero significato del racconto.

Come funzionano davvero i due mondi di Ladies First e perché il cambiamento è così sottile

La scelta più interessante del film riguarda il modo in cui Thea Sharrock evita di rendere il passaggio tra i due universi troppo spettacolare. A differenza di molte commedie fantasy basate su realtà alternative, Ladies First lavora sulle sfumature. La regista ha spiegato di aver voluto mantenere alcuni elementi iconici del film francese originale, come il colpo alla testa e il camion della spazzatura, ma cercando un approccio molto più discreto nella costruzione del nuovo mondo. È una decisione fondamentale perché il film non vuole raccontare un universo completamente ribaltato, bensì una realtà in cui certe gerarchie sociali si sono semplicemente spostate di pochi gradi.

Questo rende il film più inquietante e più interessante. Damien entra in una società che apparentemente funziona meglio per le donne, ma il punto non è creare una fantasia matriarcale caricaturale. Sharrock dissemina piccoli dettagli, Easter egg e variazioni quasi invisibili che diventano evidenti soprattutto a una seconda visione. Persino la presenza del gatto, aggiunta rispetto all’originale francese, contribuisce a questa idea di mondo speculare ma imperfetto. Il film suggerisce continuamente che le strutture di potere non cambiano davvero forma: cambiano soltanto chi favoriscono. Ed è per questo che Ladies First funziona meglio come satira sociale che come semplice commedia fantastica.

Rosamund Pike e Sacha Baron Cohen in Ladies First
Foto di Rob Youngson/Netflix/Rob Youngson/Netflix – © 2026 Netflix, Inc.

Il vero tema del film è la maternità, non il ribaltamento dei ruoli di genere

Sebbene il marketing del film punti molto sull’idea dello “scambio” tra uomini e donne, il nucleo emotivo della storia è in realtà la rappresentazione della maternità. Rosamund Pike costruisce due versioni molto diverse di Alex, ma entrambe definite dal rapporto con Charlie. È qui che il film diventa più complesso del previsto. Nel mondo “reale”, Alex è una madre single che ha sacrificato parte della propria carriera per crescere il figlio, finendo marginalizzata professionalmente. Nel mondo alternativo, invece, è una donna di successo, distante emotivamente ma ancora presente nella vita del bambino.

La differenza tra queste due versioni non serve a stabilire quale sia “migliore”, ma a mostrare come la società giudichi continuamente le donne attraverso il modo in cui performano la maternità. Sharrock e Pike lavorano infatti su dettagli quasi impercettibili: il tono di voce, il linguaggio del corpo, il modo in cui Alex tocca il figlio o lo osserva. In una realtà domina l’emotività, nell’altra la razionalità professionale. Ma il film evita accuratamente di demonizzare una delle due. La confessione di Alex sul fatto di non essersi mai immaginata madre è probabilmente il momento più radicale dell’intero film, perché rompe un tabù ancora raro nel cinema mainstream: permettere a una donna di ammettere che la maternità non fosse parte naturale della propria identità.

Perché Ladies First aggiorna il film francese originale per un pubblico contemporaneo

L’adattamento di Thea Sharrock funziona soprattutto perché comprende che oggi una semplice inversione dei ruoli di genere non sarebbe sufficiente. Negli anni Duemila, molte commedie basate su mondi “capovolti” costruivano il conflitto su stereotipi molto netti; Ladies First, invece, lavora sulle ambiguità contemporanee del potere, della genitorialità e della rappresentazione sociale. È significativo che Charlie, il figlio non-binary di Alex, resti sostanzialmente identico in entrambe le realtà. Il personaggio diventa quasi una costante morale del film, una presenza che esiste al di là delle strutture culturali che cambiano attorno a lui.

Anche il casting contribuisce a questa rilettura moderna. Sacha Baron Cohen porta nel film una vulnerabilità meno grottesca rispetto ai suoi ruoli più celebri, mentre Rosamund Pike utilizza la propria immagine cinematografica — spesso associata a personaggi freddi e controllati — per complicare continuamente la percezione di Alex. Persino la presenza di Kathryn Hunter, attrice legata al teatro fisico e alla comicità corporea, rafforza l’idea di un film che usa la performance per parlare di identità sociale. Non è un caso che Sharrock abbia insistito tanto sugli Easter egg e sui dettagli nascosti: Ladies First vuole essere un racconto che cambia significato a seconda dello sguardo con cui viene osservato.

Rosamund Pike e Sacha Baron Cohen nel film Ladies First
Foto di Rob Youngson/Netflix/Rob Youngson/Netflix – © 2026 Netflix, Inc.

Il finale di Ladies First suggerisce che nessun mondo è davvero “giusto”

Il film evita volutamente di trasformare uno dei due universi in una soluzione definitiva. Questo è forse l’aspetto più intelligente dell’intera operazione. Ladies First non sostiene che invertire i privilegi produca automaticamente una società più equilibrata; mostra piuttosto quanto i sistemi di potere influenzino il modo in cui le persone costruiscono la propria identità emotiva. Alex rimane madre in entrambe le realtà, ma cambia il modo in cui è costretta a vivere quel ruolo. Damien resta sostanzialmente lo stesso uomo, ma il mondo attorno a lui modifica completamente la percezione del suo valore.

È qui che il film trova il suo equilibrio migliore tra commedia e critica sociale. Sharrock non cerca mai la provocazione estrema, preferendo invece un’ironia più sottile e osservativa. Alla fine, Ladies First suggerisce che il vero problema non siano semplicemente uomini o donne, ma i modelli culturali che costringono entrambi a interpretare continuamente una parte. E proprio per questo il film funziona più come riflessione sulle aspettative sociali contemporanee che come semplice fantasy romantico.

Chiara Guida
Chiara Guida
Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice e Direttore Responsabile di Cinefilos.it dal 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.
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