The Drama: il segreto su cui si regge la storia basta a farne un buon film?

-

The Drama – Un segreto è per sempre costruisce tutta la sua identità attorno a un elemento centrale: un segreto. Non solo un dettaglio narrativo, ma il vero motore dell’intero impianto promozionale e drammaturgico. È proprio questo a rendere il film un oggetto interessante da analizzare: cosa succede quando una storia sembra esistere quasi esclusivamente in funzione di una rivelazione?

Fin dall’inizio, il film invita lo spettatore a entrare “al buio”, trasformando il non sapere in parte integrante dell’esperienza. Una scelta coerente con una certa idea di cinema contemporaneo, in cui lo spoiler non è più solo un rischio, ma una variabile che può compromettere il senso stesso della visione.

La trama senza spoiler: una rivelazione che ridefinisce tutto, ma non davvero

Il punto di partenza è semplice: una coppia, interpretata da ZendayaRobert Pattinson, è a pochi giorni dal matrimonio. Un momento già di per sé carico di tensione e aspettative. È qui che emerge il segreto, qualcosa di mai detto, rimasto nascosto anche all’interno della relazione più intima.

Ciò che rende The Drama peculiare è il modo in cui questa rivelazione funziona. Non è un twist che ribalta completamente il film nel suo sviluppo, ma piuttosto un dispositivo narrativo che apre una crepa. Il racconto non si concentra tanto sul “cosa” viene rivelato, quanto sul “come” questa informazione si sedimenta tra i personaggi.

Il risultato è che la rivelazione, pur essendo centrale, perde progressivamente il suo carattere dirompente e diventa una lente attraverso cui osservare le dinamiche della coppia.

Il vero tema: cosa significa conoscere davvero l’altro

Al di là del meccanismo del segreto, il film lavora su una questione più profonda: è possibile conoscere davvero la persona che amiamo? E soprattutto, cosa succede quando emergono pensieri, impulsi o verità che non rientrano nell’immagine costruita dell’altro?

Qui emerge la dimensione più interessante del cinema di Kristoffer Borgli, già esplorata in opere come Sick of Myself e Dream Scenario. Anche in The Drama, l’autore è attratto da ciò che disturba, da ciò che incrina la superficie della normalità.

Tuttavia, rispetto ai lavori precedenti, qui Borgli sembra scegliere una strada più contenuta. Il segreto non viene spinto fino alle sue conseguenze più estreme, ma resta sospeso, quasi trattenuto. Il film preferisce suggerire piuttosto che esplodere, lavorando più sull’atmosfera che sulla radicalità.

The Drama - A24
The Drama – A24 – Robert Pattinson e Zendaya

Zendaya e Pattinson: fragilità e complementarità

Gran parte della riuscita del film passa attraverso i suoi interpreti. ZendayaRobert Pattinson costruiscono una dinamica credibile, fatta di tensioni sottili, silenzi e reazioni trattenute. Non sono semplicemente due star: sono due presenze che riescono a rendere tangibile il disagio di una relazione messa improvvisamente in discussione. I loro personaggi appaiono complementari, ma anche fragili, come se il segreto avesse semplicemente portato alla luce qualcosa che era già latente.

È in questa dimensione che il film trova la sua verità emotiva: non nel colpo di scena, ma nella reazione a esso.

La rivelazione come dispositivo, non come punto d’arrivo

Uno degli aspetti più discutibili ma anche più interessanti del film è proprio il ruolo della rivelazione. In un contesto cinematografico in cui il twist è spesso il culmine della narrazione, The Drama lo utilizza invece come punto di partenza.

Questo approccio ha un effetto ambivalente. Da un lato, permette al film di concentrarsi sulle conseguenze emotive e psicologiche. Dall’altro, può generare una sensazione di incompletezza: come se il materiale narrativo non venisse sfruttato fino in fondo.

Borgli lavora per sottrazione, scegliendo di non enfatizzare eccessivamente il lato più disturbante della storia. Una scelta coerente con una certa eleganza formale, ma che rischia di rendere il film meno incisivo rispetto alle sue premesse.

Un film tra autorialità e compromesso

C’è un elemento quasi paradossale in The Drama: pur nascendo da un’idea forte e potenzialmente destabilizzante, il film finisce per muoversi entro coordinate relativamente controllate.

Si avverte una tensione tra l’anima autoriale di Borgli e una struttura più accessibile, quasi “hollywoodiana”. Il risultato è un’opera che alterna momenti di grande suggestione visiva—costruiti attraverso montaggio, dissonanze e scelte di messa in scena—ad altri più convenzionali.

Il film è senza dubbio coinvolgente e anche, a tratti, sorprendente. Ma la sua carica provocatoria resta in parte inespressa, come se si fermasse un passo prima di diventare davvero radicale.

Basta un segreto per fare un grande film?

La domanda che The Drama lascia allo spettatore è inevitabile: un grande segreto è sufficiente a sostenere un intero film?

La risposta, implicitamente, è no. O meglio: non da solo. Il film funziona quando usa la rivelazione come strumento per esplorare qualcosa di più ampio—le paure, le insicurezze, la fragilità delle relazioni. Ma quando il peso ricade esclusivamente sul “non detto”, emerge un senso di limite.

The Drama resta un’opera interessante, capace di intrattenere e di stimolare riflessioni. Ma è anche un film che vive di una promessa—quella del suo segreto—che non viene mai completamente trasformata in una vera esplosione narrativa.

Chiara Guida
Chiara Guida
Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice e Direttore Responsabile di Cinefilos.it dal 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.
- Pubblicità -

ALTRE STORIE

- Pubblicità -