The Rhythm Section è basato su una storia vera? L’ispirazione dietro il thriller con Blake Lively

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The Rhythm Section è un thriller d’azione e spionaggio diretto da Reed Morano e interpretato da Blake Lively, che porta sullo schermo una protagonista molto diversa dagli eroi tradizionali del genere. Al centro della storia troviamo Stephanie Patrick, una giovane donna distrutta dalla perdita della propria famiglia in un presunto incidente aereo che scopre una verità sconvolgente: il disastro non è stato un incidente, ma un attentato. Da quel momento inizia un percorso fatto di vendetta, addestramento e trasformazione personale che la porterà a muoversi nel mondo delle operazioni clandestine internazionali.

La natura realistica di molte situazioni raccontate nel film, unita alla presenza di servizi segreti, attentati terroristici e operazioni sotto copertura, ha portato molti spettatori a chiedersi se The Rhythm Section sia basato su una storia vera. La risposta è più complessa di un semplice sì o no. Sebbene la vicenda di Stephanie Patrick sia completamente inventata, il film affonda le proprie radici in un’opera letteraria e trae ispirazione da elementi reali legati al mondo dell’intelligence e al ruolo delle donne nelle operazioni segrete. Comprendere queste influenze permette di capire meglio quanto ci sia di autentico dietro il racconto cinematografico.

La vera origine di The Rhythm Section: il romanzo di Mark Burnell che ha dato vita a Stephanie Patrick

The Rhythm Section film

Contrariamente a quanto alcuni spettatori potrebbero pensare, The Rhythm Section non racconta una storia realmente accaduta. Il film è tratto dall’omonimo romanzo scritto da Mark Burnell, autore britannico specializzato in thriller e narrativa di spionaggio. Pubblicato negli anni Novanta, il libro rappresentò il debutto letterario di Burnell e ottenne un notevole successo, tanto da dare origine a una serie di romanzi incentrati sul personaggio di Stephanie Patrick.

Fin dall’inizio, l’autore immaginò una protagonista distante dagli stereotipi tipici delle spy story classiche. Stephanie non è una super agente addestrata fin dall’infanzia né una professionista dell’intelligence. È una donna comune che precipita in un abisso di autodistruzione dopo aver perso tutto ciò che aveva di più caro. Questa impostazione rende il personaggio particolarmente umano e vulnerabile, caratteristiche che hanno contribuito a distinguerlo nel panorama del thriller internazionale.

La storia nasce quindi dalla fantasia di Burnell, ma l’autore ha più volte spiegato di aver cercato di costruire un universo credibile, evitando gli eccessi spettacolari tipici di molte produzioni d’azione. Per questo motivo, il film conserva un tono più realistico rispetto a numerosi spy movie contemporanei, concentrandosi sulle conseguenze psicologiche del trauma e sulle difficoltà che una persona normale incontrerebbe in un percorso di trasformazione tanto estremo.

L’ispirazione dietro il personaggio di Stephanie Patrick e il legame con le grandi eroine dello spionaggio

The Rhythm Section film

Pur non essendo basata su una persona reale, Stephanie Patrick nasce da influenze ben precise. Mark Burnell ha infatti riconosciuto che una delle sue principali fonti di ispirazione fu Nikita, la protagonista del film omonimo diretto da Luc Besson. Anche in quel caso il racconto seguiva una donna segnata da un passato difficile che veniva trasformata in un’agente operativa attraverso un duro addestramento. Burnell, tuttavia, decise di sviluppare il concetto in una direzione diversa, mettendo al centro non tanto l’azione quanto la ricerca dell’identità.

Nel corso dei romanzi, Stephanie assume numerose identità false per portare avanti le proprie missioni. A volte è Petra, una terrorista tedesca; altre volte Marina, una donna d’affari svizzera; in altre occasioni ancora diventa Susan, una studentessa americana. Questo continuo cambiamento rappresenta uno degli aspetti più interessanti della saga e riflette il tema centrale dell’opera: una donna che, dopo aver perso tutto, cerca disperatamente di capire chi sia realmente. La dimensione psicologica del personaggio diventa quindi importante quanto quella avventurosa, contribuendo a rendere la storia più sfaccettata e credibile agli occhi del pubblico.

Le vere donne dello spionaggio che rendono credibile il mondo raccontato nel film

Blake Lively in The Rhythm Section

Se Stephanie Patrick non è esistita realmente, il contesto nel quale si muove trova invece numerosi punti di contatto con la storia. Per decenni il mondo dell’intelligence è stato rappresentato al cinema come un ambiente dominato quasi esclusivamente dagli uomini, ma la realtà racconta qualcosa di diverso. Numerose donne hanno avuto ruoli fondamentali nelle operazioni segrete del Novecento e dell’età contemporanea, contribuendo a modificare profondamente la percezione del lavoro d’intelligence.

Durante la Seconda guerra mondiale, figure come Odette Hallowes e Vera Atkins svolsero missioni estremamente rischiose per conto degli Alleati, dimostrando che le donne potevano operare con efficacia nei contesti più pericolosi. Negli anni successivi, altre professioniste hanno ricoperto incarichi di altissimo livello all’interno delle agenzie di sicurezza occidentali. Tra queste figurano Michele Rigby Assad, ex agente della CIA che ha raccontato pubblicamente alcune delle proprie esperienze operative, e dirigenti come Susan M. Gordon e Stephanie O’Sullivan, entrambe arrivate ai vertici dell’intelligence statunitense. Sebbene il percorso di Stephanie Patrick sia immaginario, il film si inserisce quindi in una tradizione reale che vede le donne protagoniste di attività investigative, operazioni segrete e missioni ad alto rischio.

Quanto c’è di vero in The Rhythm Section? Le riflessioni finali tra finzione e realtà

The Rhythm Section film

Alla domanda se The Rhythm Section sia basato su una storia vera, la risposta corretta è no. Né Stephanie Patrick né gli eventi raccontati nel film trovano un corrispettivo diretto nella realtà. L’intera trama nasce dalla fantasia di Mark Burnell, che ha costruito una complessa saga letteraria poi adattata per il cinema. Gli attentati, le missioni internazionali e la vendetta della protagonista appartengono dunque al territorio della narrativa.

Ciò che rende interessante l’opera, però, è il modo in cui riesce a intrecciare elementi inventati con aspetti autentici del mondo dello spionaggio. Le difficoltà psicologiche della protagonista, la presenza di donne nelle agenzie di intelligence e la complessità delle operazioni sotto copertura sono tutti elementi che trovano riscontro nella realtà, pur essendo inseriti in una trama romanzata. È proprio questa miscela tra verosimiglianza e finzione a rendere il film particolarmente coinvolgente.

In definitiva, The Rhythm Section non racconta una storia vera, ma utilizza riferimenti concreti e figure storiche realmente esistite per costruire un thriller credibile. Il risultato è un racconto che parla di perdita, identità e resilienza, dimostrando come il genere spionistico possa andare oltre l’azione pura e diventare anche un’indagine sulle ferite interiori e sulla capacità di reinventarsi dopo una tragedia.

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Gianmaria Cataldo
Gianmaria Cataldo
Laureato con lode in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza e iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Lazio come giornalista pubblicista. Dal 2018 collabora con Cinefilos.it, assumendo nel 2023 il ruolo di Caporedattore. È autore di saggi critici sul cinema pubblicati dalla casa editrice Bakemono Lab.
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