Diretto da Reed Morano e interpretato da Blake Lively, The Rhythm Section è un thriller di spionaggio che parte da una tragedia personale per trasformarsi in un racconto di identità, colpa e manipolazione. Stephanie Patrick perde l’intera famiglia nell’esplosione del volo 147 e scopre che l’attentato non è stato un semplice atto terroristico, ma un’operazione orchestrata con fini più oscuri.
Il film costruisce un percorso di addestramento e vendetta che culmina in un finale carico di ambiguità morali. Ma cosa succede davvero nelle ultime scene? E cosa significa l’identità di U-17?
Cosa accade nel finale di The Rhythm Section
Il finale prende forma dopo il fallito tentativo di Stephanie di uccidere l’uomo d’affari Leon Giler. Quando scopre che ha dei figli, esita. Non preme il grilletto. Ma il sistema in cui è entrata non lascia spazio ai ripensamenti: il suo mentore “B” (Jude Law) aveva previsto tutto. L’eliminazione avviene comunque, con conseguenze ancora più tragiche.
Questo evento segna una frattura definitiva tra Stephanie e “B”. Non è più solo una questione di vendetta: ora è una questione di coscienza. Decide così di collaborare direttamente con l’intermediario Marc Sarra (Sterling K. Brown) per arrivare a Reza Mohammed, l’esecutore materiale dell’attentato.
A Marsiglia, Stephanie scopre che Reza sta preparando un nuovo attacco. Lo affronta su un autobus insieme a una ragazza dotata di cintura esplosiva. In una sequenza tesa e caotica, riesce a evacuare i passeggeri e a uccidere Reza prima dell’esplosione. Ma prima di morire, lui le rivela un dettaglio inquietante: Sarra la tradirà.
Stephanie collega i punti. L’uomo che l’ha aiutata è in realtà U-17, il vero burattinaio dietro l’attentato. Torna da lui e lo affronta senza esitazioni. Gli confessa la propria identità – non è Petra Reuter, l’assassina che sta impersonando – e lo uccide con un veleno iniettato con freddezza chirurgica.
La vendetta è compiuta. Ma non è catartica. È silenziosa, quasi svuotata.
Chi è davvero U-17 e perché è importante
La rivelazione che U-17 sia Sarra è il vero twist del film. Non è solo un trafficante di informazioni: è il regista occulto dell’operazione che ha portato alla morte della famiglia di Stephanie.
Il dettaglio che lo tradisce è la sua stessa arroganza. È lui a suggerire che Reza potrebbe essere U-17, un’ipotesi talmente improbabile da risultare sospetta. Stephanie capisce che sta cercando di indirizzarla lontano dalla verità.
La scelta di far coincidere U-17 con Sarra rafforza il tema centrale del film: il nemico non è mai chi sembra. Non è il terrorista in prima linea, ma chi muove le pedine da dietro le quinte, sfruttando ideologie e tragedie per interesse personale.
Perché Stephanie non era sul volo 147
Uno degli elementi emotivamente più forti del film riguarda il senso di colpa della protagonista. Stephanie doveva essere su quel volo. Un messaggio della madre lo conferma chiaramente: era attesa in aeroporto.
Ma all’ultimo momento decide di non partire.
Questo dettaglio è fondamentale: la sua vendetta non nasce solo dalla rabbia, ma dalla colpa. Non si sente una sopravvissuta per caso, ma una responsabile indiretta. Il desiderio di distruggere chi ha causato l’attentato è anche un tentativo disperato di dare un senso alla propria sopravvivenza.
Cosa significa l’ultima scena
Dopo aver eliminato Sarra, Stephanie torna dalla famiglia di Abdul Kaif, l’uomo che era il vero obiettivo dell’attentato. Sono stati loro a finanziare la sua missione. Due settimane dopo, “B” la raggiunge e le dice che è tempo che Petra Reuter “muoia” di nuovo. L’identità fittizia deve essere cancellata. Stephanie accetta.
L’ultima inquadratura la mostra mentre si allontana. Non è più la prostituta distrutta dall’eroina dell’inizio, ma non è nemmeno un’agente segreta. È una donna che ha attraversato la violenza e ne è uscita diversa. Il finale non suggerisce redenzione piena, ma consapevolezza. La vendetta non ha restituito la famiglia, ma le ha restituito il controllo.
Le differenze principali rispetto al romanzo
Il film semplifica e modifica diversi elementi del libro di Mark Burnell. Nel romanzo, l’organizzazione che addestra Stephanie è Magenta House, non “B”. Inoltre, non esiste la figura di U-17 come nel film: Reza resta il bersaglio principale.
Anche il finale cambia: nella versione letteraria, Stephanie trova una forma di stabilità affettiva che il film elimina quasi del tutto. La scelta cinematografica punta su un arco più cupo e isolato, coerente con il tono realistico imposto da Morano.
Il finale apre a un sequel?
Formalmente, la storia si chiude. Tutti i responsabili dell’attentato sono morti. Ma la porta resta socchiusa. Il dialogo con “B” lascia intuire che Stephanie potrebbe essere richiamata in futuro.
I romanzi successivi di Burnell offrono materiale per continuare la saga, anche se eventuali sequel dovrebbero adattarsi ai cambiamenti già introdotti dal film.
The Rhythm Section non è solo un thriller di vendetta. È un racconto sull’identità costruita e distrutta, sull’illusione del controllo e sulla sottile linea tra giustizia e ossessione. Il suo finale non è esplosivo: è amaro. E proprio per questo resta coerente con il viaggio della protagonista.



