Mother! Darren Aronofsky

Darren Aronofsky racconta del suo nuovo film Mother!, presentato oggi in concorso alla Mostra del Cinema. Un’opera molto discussa, che ha diviso nettamente critica e pubblico, infervorando gli animi e dando luogo a discussioni, spesso anche furiose. In poche parole, in giro per la mostra da qualche ora non si parla d’altro. Il regista è accompagnato da uno dei produttori, dal protagonista Javier Bardem e dalle due splendide interpreti  Jennifer Lawrence e Michelle Pfeiffer, arrivate in un tripudio di fans, accampati fuori del Palazzo del Cinema dall’alba, nella speranza di scattare una fotografia o ottenere un autografo. E’ paradossale, perché riportano la mente ad alcune situazioni descritte nel film.

Darren Aronofsky  dice che la prima stesura della sceneggiatura l’ha buttata giù d’istinto, in soli cinque giorni. Dalla prima fase di scrittura ha sempre voluto creare qualcosa dove il pubblico non si sentisse mai al sicuro, ma fosse dominato da una straniante sensazione di disagio, di pericolo, esattamente come si sente la protagonista.

Il cuore pulsante di Mother! è il mistero. Il film deve apparire e deve essere percepito come un continuo mistero.

Jennifer Lawrence sostiene di aver interpretato un personaggio completamente differente da tutto quello che ha fatto fino a questo momento nella sua carriera. Ma anche una donna molto diversa da se stessa, da quello che lei è nella vita di tutti i giorni. Ha lavorato duramente per allontanarsi, anche con l’aiuto del regista, che l’ha indirizzata nella direzione da seguire, facendola entrare in contatto con una parte sconosciuta di lei, portandola in superficie.

A lei e a Michelle Pfeiffer viene chiesto come vivono l’assedio costante dei fans. Se lo avvertono, soprattutto ora dopo aver vissuto l’esperienza di Mother! come una possibile minaccia. Entrambe rispondono che lavorano per loro, che sono grate del loro entusiasmo, quando questo non diventa naturalmente morboso e tenda a invadere le sfere private della loro vita. I fans alimentano l’ego dell’artista e caricano di necessaria carica vitale per continuare a fare questo lavoro. Jennifer Lawrence li definisce un umanità vitale e insaziabile ed è felice di loro. Si parla di allegoria del narcisismo, del bisogno carnivoro di nutrire il proprio ego artistico, del rapporto sacrificale musa-artista. Javier Bardem concorda con tutto questo e parla di una sorta di vampirismo di chi è impegnato in un atto creativo, di qualsiasi natura questo sia. Sottolinea che il film è un apparato estremamente  complesso,  composto di tanti strati e infiniti livelli di lettura.

Vengono chiesti dei riferimenti letterari o visivi. Ne vengono citati molti, alcuni dei quali sconosciuti al regista e agli interpreti, ma in particolare Darren Aronofsky   nomina alcuni racconti di Edgar Allan Poe, Barbablù e tanti libri illustrati per bambini. Dice di essere stato influenzato da opere che ha trovato intrise di un mondo febbrile da sogno. Parla poi anche di femminismo ambientalismo, di un America schizofrenica nella quale stenta a riconoscersi. Si definisce comunque un ottimista.

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Gli si chiede del ciclo di vita e morte che ha creato nella sua opera e lui risponde semplicemente che ha continuato a ragionare su un discorso che aveva già aperto con The Fountain. Anche se afferma che quel suo film era già esaustivo e dava molte risposte sul suo modo di pensare.

Quando gli viene fatto notare che il film è stato accolto da molti fischi e critiche negative, Darren Aronofsky   risponde in grande semplicità, che sa bene come funziona, che fa parte del gioco, che accetta le critiche e ne fa tesoro. Avverte però che non è un film per tutti, che bisogna essere aperti e ben disposti. E’ come andare sulle montagne russe.