Dopo l’uscita di Fuze – Conto alla rovescia, il thriller crime diretto da David Mackenzie, Aaron Taylor-Johnson ha commentato uno degli aspetti più discussi del film: il sorprendente finale che ribalta completamente la percezione del protagonista Will Tranter.
Nel corso di un’intervista rilasciata a ScreenRant in occasione dell’uscita americana del film, l’attore ha raccontato il lavoro svolto per costruire un personaggio molto più complesso di quanto appaia inizialmente sullo schermo. Attenzione: seguono spoiler sul finale del film.
Aaron Taylor-Johnson: “Tranter è un uomo frustrato e disilluso dal sistema”
Nel finale di Fuze – Conto alla rovescia si scopre che il Maggiore Will Tranter non è il militare eroico che sembra essere per gran parte della storia. Dietro l’operazione per disinnescare la bomba inesplosa trovata a Londra si nasconde infatti il vero ideatore di un elaborato furto di diamanti.
Parlando delle motivazioni del personaggio, Taylor-Johnson ha spiegato che il lavoro svolto insieme agli autori è andato ben oltre quanto mostrato nel montaggio finale:
“Siamo andati molto oltre quello che si vede nella storia. Stavamo esplorando molti modi diversi per dare un’altra dimensione a questo personaggio.”
Secondo l’attore, il cuore della vicenda è legato alla profonda disillusione di Tranter nei confronti della vita militare.
“Si percepisce la sua frustrazione verso l’esercito; è disilluso. È anche arrabbiato e ferito per il passato e per ciò che ha vissuto. Credo che tutto questo sia collegato al motivo per cui fa quello che fa.”
Taylor-Johnson ha inoltre sottolineato come per lui sia fondamentale trovare sempre una componente emotiva nei personaggi che interpreta, anche quando le loro azioni risultano moralmente discutibili.
“Cerco sempre di trovare empatia per il protagonista. Voglio che il pubblico provi qualcosa per lui.”
L’attore ha però ricordato che Fuze – Conto alla rovescia nasce soprattutto come un thriller d’intrattenimento:
“David voleva realizzare un film di novanta minuti, veloce, pieno di colpi di scena. È un heist movie pensato per divertire. Se entrate in sala aspettandovi una corsa adrenalinica, credo che resterete soddisfatti.”
David Mackenzie racconta come è nato il finale a sorpresa
Anche il regista David Mackenzie ha spiegato il processo creativo che ha portato alla costruzione del twist finale.
Secondo il filmmaker, l’idea iniziale era quella di unire il cinema delle rapine degli anni Settanta con i thriller incentrati sugli ordigni inesplosi.
“Volevo realizzare un film che combinasse la tensione delle storie sulle bombe inesplose con il classico heist movie, in particolare quelli francesi degli anni Settanta.”
Mackenzie ha rivelato che la struttura narrativa definitiva è stata raggiunta soltanto dopo diversi passaggi di scrittura e grazie al contributo di consulenti provenienti dall’esercito e dalle forze dell’ordine.
“Il film ha assunto una nuova dimensione quando abbiamo iniziato a lavorare con consulenti dell’esercito e della polizia. Ci hanno fornito competenze, procedure e dettagli che inizialmente non avevamo.”
Per il regista era fondamentale mantenere un forte senso di realismo anche all’interno di una storia costruita attorno a un grande colpo di scena.
“Volevamo essere il più autentici possibile. Abbiamo parlato con poliziotti, militari ed ex rapinatori per assicurarci che ogni passaggio fosse credibile.”
Una ricerca di autenticità che, insieme alla tensione costante e ai continui ribaltamenti narrativi, ha contribuito a trasformare Fuze in uno dei thriller crime più apprezzati dell’anno.
