Nella terza giornata del Giffoni Experience 2015, la cittadella ha accolto calorosamente Martin Freeman, l’attore inglese famoso per i ruoli ne Lo Hobbit e Sherlock. “Come si fa dire di no ad un festival così? La giornata è caldissima ma sono nella mia parte preferita del mondo, avrò la possibilità di incontrare tanti ragazzi fantastici e poi amo il vostro cibo! Il mio consiglio per le giurie è quello di fare le cose perché vi piace farle e basta: non perché qualcuno ve lo ha chiesto o perché questo vi porterà soldi o una grande macchina ma perché si desidera farlo per se stessi.”

Per la prima volta l’attore ha svelato che ruolo avrà in Captain America: Civil War, “Ho già girato alcune scene ed è un ruolo relativamente molto piccolo. Tornerò sul set solo per qualche altro giorno di ripresa. All’interno del film il mio è un ruolo molto ambiguo, non si capisce se sono buono o cattivo. Lavoro per il Governo Americano e ci sarà uno sviluppo probabilmente futuro del ruolo, anche se non è propriamente un ruolo centrale in Civil War. Quindi dovrei continuare…sempre che non mi licenziano!”

I progetti futuri sono davvero tanti, ma Freeman ha le idee precise sul metodo di selezione dei ruoli “C’è sempre qualcosa che si vuole fare, nuove sfide. Ad esempio tutti vogliono fare i franchise, ma noi attori li scegliamo non perché li vediamo così come film fatti solo per i soldi ma perché sono bei lavori per noi. Mi deve piacere la sceneggiatura, il ruolo, io amo le belle storie e andrei in capo al mondo per recitare una buona sceneggiatura.” Come Fun House a fianco di Tina Fey, “In realtà il titolo è ancora da decidere: si doveva intitolare The Taliban Shuffle ma per diverse ragioni abbiamo dovuto cambiare. Mi dicono sia una commedia ma non l’ho ancora visto quindi non so che tono abbia. È ambientato in Afghanistan ma non è un film propriamente sulla guerra ma segue la quotidianità di persone europee, di come interagiscono tra di loro e di come vivono in questa situazione di guerra.”

L’attore trova anche il modo di smentire una voce che lo vedeva coinvolto nell’adattamento de Il Grande Gigante Gentile di Roald Dahl con Steven Spielberg, “Magari! Mi piacerebbe molto lavorare con lui, nella mia vita è sicuramente uno dei cineasti che ammiro di più, ma per il momento non posso confermare. Il lavoro di Dahl è fantastico e per gli inglesi è come parlare di Dickens: è un’autore molto importante per la mia famiglia e mi piacerebbe molto lavorare ad un adattamento di una sua storia in futuro, magari proprio con Spielberg!”.

Martin FreemanTra i giurati del Giffoni Experience tantissimi erano i fan di Bilbo Baggins, il ruolo che Martin Freeman ha interpretato per tre capitoli de Lo Hobbit di Peter Jackson e secondo una giurata, dividerlo in tre parti ha rovinato un po’ il ritmo della storia. “Sicuramente saprete tutti che doveva essere diviso solo in due parti, quindi quando Peter decise di aggiungere un terzo film ha dovuto lavorare sulle parti già girate e cambiare la struttura della storia e decidere subito come finiva ogni capitolo.” commenta l’attore, “Anche da parte del cast all’inizio c’è stato un po’ di cinismo e non eravamo molto convinti di questa ulteriore divisione, ma sicuramente lui ha avuto le sue ragioni. Ma a quelli che dicono che lo ha fatto per ottenere maggiori incassi voglio dire che Peter Jackson ha bisogno di soldi tanto quanto io abbia bisogno di un buco in testa!”. Ne Lo Hobbit, Martin ha avuto la possibilità di lavorare anche con il collega dal 2010 di Sherlock Benedict Cumberbatch e ammette che è stato solo un caso “Quando stavano mettendo in piedi il cast di Lo Hobbit si sapeva che Peter Jackson era in cerca di interpreti britannici, quindi più della metà dei miei colleghi corsero a far il provino. Tra tutti c’era anche Benedict ovviamente e lui da sempre ha voluto fare Smaug e per sua fortuna fu preso! Ma è stat una semplice coincidenza, non l’ho assolutamente raccomandato!”.

Riguardo i suoi ruoli più noti commenta, “In Fargo la sfida più difficile per me è stata perfezionare l’accento del Minnesota! Io faccio un grande lavoro su gli accenti, sopratutto se devi essere un personaggio per 4-5 mesi ma per quanto riguarda Lester Nygaard già dopo qualche settimana mi sentivo nella parte… certo, ovviamente non ho ucciso mia moglie a martellate!” e per il suo amatissimo Dt. John Watson di Sherlock, “La sceneggiatura della serie mi è piaciuta da subito! Ho amato all’istante quello che Steven Moffat e Mark Gatiss avevano creato: una storia stratificata, con il mio personaggio che seppur complicato era diventato un comprimario di Sherlock e non solo la spalla. Certo, la serie di chiama Sherlock ma loro hanno saputo rendere il mio personaggio tanto quello di Cumberbatch fondamentali ai fini della storia e secondo me l’hanno migliorata. Senza nulla togliere a Sir Arthur Conan Doyle!”. Infine Freeman ci tiene a smentire possibili riprese a Venezia per lo speciale di Natale di Sherlock, “È una bugia, l’ho detto per scherzo a dei ragazzi per guadagnarmi il loro rispetto!”

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