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Dopo aver riscosso un grande successo nelle case degli italiani con Prima che la Notte, Fabrizio Gifuni e Daniele Vicari hanno portato all’Ischia Film Festival il film tv su Pippo Fava.

A posteriori, il lavoro che avete fatto è riuscito a entrare nelle teste delle persone?

Gifuni: “È riuscito ad arrivare dove volevamo. Non è stato un progetto facile per quello che ci eravamo prefissati, ma sembra che davvero abbia toccato la pancia, la testa, e che sia una storia importante. Intanto per il personaggio di Fava, che si conosce molto poco. Aver avuto la possibilità di farlo bene per la televisioni è stato importante proprio per diffondere la storia e il personaggio attraverso il mezzo che più usano per intrattenersi. Avevamo puntato molto sulla cosa più bella fatta da Fava, ovvero la scuola di giornalismo per i giovani, era il suo modo per restituire alla sua terra ciò che aveva ricevuto in dono, facendo un investimento. Dovremmo tutti investire sui passaggi di testimone tra generazioni.”

Ma come è stato confrontarsi con i protagonisti reali delle vicende raccontate?

Vicari: “Per portare sullo schermo i personaggi realmente accaduti, abbiamo affidato agli attori stessi il compito di contattare i loro corrispettivi reali, per mettere a fuoco il personaggio. Poi attraverso un lavoro molto simile a quello teatrale abbiamo messo in comunicazione gli attori.”

È stato importante raggiungere le case degli italiani con questa storia, perché la tv resta il primo mezzo di intrattenimento nel nostro Paese, il più capillare.

Vicari: “Proprio questa è stata la nostra premessa. Ovvero, valeva la pena affrontare questo lavoro solo pensando che sarebbe entrato nelle case di ognuno.”

Come artisti avete entrambi una carriera altrove al cinema e in teatro. Come avete affrontato questo nuovo mezzo, per voi, con questa mole di responsabilità?

Gifuni: “Quando mi capita di girare un film tv, parto sempre dall’impostazione mentale che sia un film normale. Per me il lavoro non cambia. È naturale però che da parte mia e di Daniele è stata una scelta deliberata quella di andare in tv. Il fatto che ci fosse lui alla guida di questo film mi ha fatto capire che per me era la scelta giusta.”

Com’è stato il rapporto con la produzione?

Vicari: “Di fiducia. I produttori non avevano mai lavorato con me, e viceversa, non ci conoscevamo e io normalmente non ho un rapporto conflittuale con le mie produzioni, credo che il conflitto serva solo se serve alla realizzazione di un prodotto ultimo alto. I compromessi che abbiamo raggiunto sono stati tutti votati alla realizzazione di un buon film, e dovrebbe essere così. Quello che mi preoccupava inizialmente è che per fare un buon lavoro c’è bisogno di tempo, cosa che in tv è molto meno disponibile rispetto al cinema.”

Gifuni: “Non potevamo sforare perché avevamo i giorni contati, quindi abbiamo investito il nostro tempo nella preparazione degli attori. Questo investimento ha pagato perché ci ha fatto arrivare preparati a una lavorazione in costume con tantissimi personaggi.”

Non escludete di tornare a lavorare per la televisione?

Vicari: “Per me il punto del cinema indipendente non è che fai quello che ti pare, ma che fai il meglio possibile quello che vuoi, che poi coincide con quello che ti pare. Non escludo di fare delle cose per la televisione, ho vagliato delle proposte. Ma dipende sempre dal progetto e dalla storia. Ci sono molti progetti senza registi che possono essere interessanti. Porto avanti le mie storie personali per il cinema e considero comunque questa strada, perché è una chance di altissimo valore per parlare a tante persone.”