thor

 

Kenneth Branagh e Chris Hermsworth hanno presentato oggi alla stampa romana Thor, l’attesissimo cinefumetto che ha per protagonista il Dio del tuono, nato dalla testa di Stan Lee e dalla matita di Jack Kirby. I Marvel Studios lo hanno portato al cinema e a dirigere il film hanno chiamato proprio Mr. Shakespeare.

– Pur essendo un cine fumetto, il suo Thor è un film visibilmente suo. Si tratta di un film classico. K.B.: “Si tratta di un tema classico, prima ancora che di un film. Ho amato prima di tutto la storia, ricca di passione e di azione e mi è piaciuto riuscire a trovare l’equilibrio tra questa ricchezza tematica e l’intrattenimento. Era questo che mi hanno chiesto i Marvel Studios.”

altQuesto ruolo, il primo davvero importante per Chris Hermsworth, ha significato non solo una prova fisica, ma anche una vera e propria interpretazione. “Per me è stata una grande opportunità – ha infatti detto Hermsworth – e la cosa più bella è stata lavorare con attori del calibro di Anthony Hopkins, che mi ha messo così a mio agio da permettermi di chiamarlo Tony, e con Natalie Portman che è davvero strepitosa. Per me è stata una grande opportunità di formazione come attore.”

– Quanto hanno influito i Marvel Studios, soprattutto in vista del prossimo The Avengers, in cui ritorna il personaggio di Thor? K.B.: “Non ho avuto problemi di ‘libertà’, sapevo cosa volevo dal film e cosa volesse da me la produzione. Ci sono state molte discussioni, ma tutte pacifiche e costruttive. E poi sono appassionato dei super eroi Marvel le cui storie si incrociano. Durante la produzione e la lavorazione agli Studios non ho mai sentito parlare di soldi, solo del fumetto e di quanto fosse importante, lì amano definirsi del nerd (ride).”

– Tha Avengers è già in lavorazione? C.H.: “Appena finirò questo tour promozionale per Thor, comincerò le riprese, emi incuriosisce molto perché lavorerò con altri attori che interpretano altri super eroi.”

– Per la scenografia del film ci sono stati riferimenti e sguardi a quelli che sono le vecchie edizioni di Thor? K.B.: “Ci sono stati studi sui vecchi disegni, ma abbiamo anche mischiato diverse fonti e suggestioni, dalle chiese nordiche, al modernismo, passando per lo stile degli edifici vichinghi fino ovviamente al fumetto. Abbiamo portato avanti questo processo creativo con la collaborazione di Stan Lee che non si è limitato al classico cameo.”

– Come si è approcciato alla tecnologia 3D? K.B.: “Per me è stata la prima volta. La Marvel ha investito molto nel progetto e il 3D non è stato usato solo per fare più soldi, è diventato invece un vero e proprio strumento narrativo per poter raccontare qualcosa in più ed è stato fatto con molta attenzione, curando l’aspetto della luminosità e cercando di evitare il fastidio agli occhi che purtroppo è un inconveniente comune con questa tecnica.

– Come mai non si è ritagliato un ruolo da attore? K.B.: “Mi sarebbe piaciuto, ma mi sono reso conto che avevo già un bel po’ da fare solo con i compiti da regista.”

– I personaggi di Thor utilizzano un linguaggio forbito, molto lontano da quello quotidiano. K.B.: “Nel fumetto c’è già questa caratteristica, e secondo me è una lingua a metà tra la Bibbia e Shakespeare. Si tratta di un linguaggio aulico perché i protagonisti sono nobili, Thor stesso è un Principe. Lo sforzo è stato fatto per rendere questo linguaggio in maniera naturale, e quindi mi è stata molto utile la mia esperienza con Shakespeare.”

Gli spettatori infondo si aspettano un linguaggio aulico da un Dio quale è il nostro Thor/Chris, che è entrato nella parte grazie alla lettura ed alla recitazioni proprio di Shakespeare e del suo Enrico V.

– Qual è stata la sua preparazione al ruolo? C.H.: “Ho letto prima di tutto molti fumetti, mi sono documentato, ma ho dovuto affrontare anche una preparazione fisica, mangiando molte proteine e facendo molta palestra. Ho passato praticamente 6 mesi a mangiare proteine!”.

Per la rappresentazione dei due mondi paralleli, quello di Asgard e della Terra, Branagh si è appoggiato a delle comuni memorie cinematografiche, facendo riferimento a Metropolis, Il Cielo Sopra Berlino, ma anche i classici kubrickiani usando ogni tipo di commistione che aiutasse lui e la produzione a raggiungere il risultato desiderato.

Kenneth ha inoltre confessato di essere un assiduo frequentatore della sala cinematografica: “Mi piace andare al cinema, ci vado due volte a settimana e preferisco i week end di apertura per andare a vedere un film. Mi piace il contatto con la sala buia e silenziosa, con la gente che condivide la tua stessa esperienza. Non ho un genere preferito, guardo tutto, mi piacciono i film.”