Questa mattina nella lussuosa location del Hotel Saint Regis a Roma Leonardo DiCaprio ha incontrato la stampa per poter parlare di Revenant – Redivivo. L’ultimo film del regista Premio Oscar Alejandro González Iñárritu e già presente nelle sale italiane, ricevendo anche 12 candidature ai Premi Oscar 2016, risultandone il film con più nomination.

La macchina da presa è molto presente nell’iterazione con il protagonista, questo stile porta lo spettatore dentro al film, che cosa ne pensi?

L.C.: Quello che vediamo inserito nel film, come il mio respiro che appanna l’obiettivo o il sangue che lo macchia è un qualcosa che ti consente realmente di entrare nel profondo, in diretto contatto, di farti percepire a livello viscerale quello che stanno vivendo. Diventa un’esperienza molto profonda su quello che stanno vivendo i personaggi. La capacità di Alejandro e di Chivo (Emmanuel Lubezki, ndr) è stata proprio questa, quella di consentirti di far parte di questo mondo così naturale, potrebbe essere inteso quasi come una sorta di neorealismo di doc-dramma, dove c’è questo fondersi, immergersi senza soluzioni di continuità, senza percepire gli elementi di distacco. C’è questa immersione in quello che sono i sentimenti più profondi perché sono le sensazioni più nascoste ed intime delle personaggio ed insieme a questi paesaggi così epici e grandiosi è un qualcosa che io ho percepito sin dalla prima volta che io ho incontrato ad Alejandro e abbiamo cominciato a parlare di questo film. Credo di non aver mai partecipato ad un film in cui la capacità e la padronanza del mestiere è così evidente ed eccezionale come nel loro caso.

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Leonardo DiCaprio a Roma
Leonardo DiCaprio a Roma – Foto di © Cinefilos.it

Ogni ruolo che ha interpretato è una sfida avendo una carriera strepitosa, che cosa rappresenta la candidatura agli Oscar?

L.C.: Ovviamente siamo stati estremamente felici e contenti che il film di Alejandro, il nostro film, che abbia ricevuto questo grandissimo riconoscimento. Ovviamente questo lo definisco, e lo continuo a definire, un viaggio che abbiamo fatto insieme, non è un film, in queste aree e in queste zone e lo definisco come un capitolo di Glass in cui ci siamo impegnati tantissimo. È ovvio che un certo riconoscimento ad un progetto che è durato quasi un anno della nostra vita in cui abbiamo dato tutti noi stessi è un qualcosa di importate e lusinghiero ma questo non lo abbiamo fatto per l’Oscar, mentre giravamo non stavamo pensando che potevamo ricevere la nomination, quello che stiamo facendo è sollecitare il pubblico ad andare a vedere questo film e se l’Oscar può dare in questo senso una mano perché magari può aiutare a far capire ai finanziatori e agli Studios che vale la pena rischiare per questi progetti, perché il lavoro che è stato fatto da Alejandro e da Chivo è stato fenomenale e grandioso sono riusciti a realizzare qualcosa dal punto di vista cinematografico che è sicuramente un qualcosa mai ottenuto o realizzato prima, una epopea artistica su larga scala. A me questo film mi ha lasciato un personaggio con cui abbiamo cercato di essere totalmente aperti, una storia che veniva raccontata intorno ad un fuoco, era la storia degli uomini della nuova frontiera, era una storia che racconta la sopravvivenza, la natura, la capacità dell’essere umano di dominare la natura. Quello che io ho constatato con mano è stata anche l’avidità dell’umanità, che saccheggia l’ambiente naturale circostante e che cerca di dominare la natura, cercando di estrarre il più possibile in termini di risorse a discapito delle popolazioni che vi abitano.

A quale parte dell’immaginario cinematografico ha attinto per creare il tuo personaggio?

L.C.: Questo film è ambientato in un periodo storico non molto lontano da noi ma in quelle aree non c’erano storici che potessero documentare quello che avveniva in queste aree incontaminate, se non in qualche diario di uno di questi uomini che era stato lì. Uomini che facevano questo mestiere o andavano sulle montagne e le storie che venivano raccontate dagli indigeni. Quindi per noi è stata un po’ come la fantascienza cercare di creare questo personaggio, da dove venisse, di questi uomini che mostravano una specie di nostalgia per quella situazione e quei tempi e anche l’aspetto spirituale che erano in grado di sopravvivere agli eventi della natura praticamente servendosi solamente di quello che riuscivano a trarre dalla natura stessa, poi però arrivati lì sul posto tutto questo si è fuso in quello che Alejandro ha creato, una vera e propria esperienza, un’esperienza diretta da vivere e infatti è da lì che abbiamo creato questo personaggio, un uomo che si spinge e persevera contro tutte le avversità per poter sopravvivere, il solo e mero fatto di tentare di ripetere quello che ha percorso lui ci ha consentito di creare il personaggio, c’è molta poca ricerca e produzione ma c’è tantissimo affidamento sull’istinto.