Posti in piedi in Paradiso

Auditorium parco della musica di Roma. Carlo Verdone ed il cast (quasi al completo) del suo ultimo film, Posti in piedi in paradiso, rispondono alle domande dei giornalisti all’indomani dell’anteprima per la stampa.

D: Il film racconta la difficile realtà dei padri separati in Italia. Gli uomini solitamente vengono trattati con molta severità dalle sentenze dei giudici. Qual è la tua opinione soggettiva proprio in quanto uomo e padre?

CARLO VERDONE: In questo film non ho voluto rappresentare le donne, le ex mogli dei protagonisti, come delle carnefici anche se so benissimo che le sentenze nei confronti dei mariti, in una causa di divorzio, sono spesso molto dure. Sarebbe stato troppo facile, semplicistico. Proprio per questo motivo, io e gli altri sceneggiatori (Pasquale Plastino e Maruska Albertazzi)  abbiamo scelto di non raccontare gli eventi riguardanti il divorzio vero e proprio ma di partire direttamente da un dato di fatto. Il film si concentra soprattutto sulla cronaca delle trenta ore di convivenza dei tre protagonisti. Per i padri separati, uno dei dolori più grandi è il poter vedere poco e male i figli ma anche il problema economico di questa situazione non è da sottovalutare. Questi uomini costituiscono una nuova emergenza sociale e, soprattutto in questo momento di crisi economica globale, vanno ad ingrossare le file dei nuovi poveri. Comunque questa è una situazione che non riguarda solo l’Italia ma gran parte del mondo occidentale. Negli Stati Uniti, ad esempio, i giudici sono altrettanto intransigenti quando si tratta di sentenze di divorzio! Ecco, con il film vorrei anche far riflettere le coppie su quanto siano inutili queste guerre violente che portano solo disastri anche e soprattutto ai figli e mi auguro che questi ultimi non ripetano gli errori commessi dai genitori.

D: Un elemento che colpisce è questa “fratellanza maschile” tra persone che non hanno quasi nulla in comune. La convivenza dei tre protagonisti è lo spunto che attiva la comicità nel film. Questa comicità, però, non distrae dalla drammaticità dell’argomento che viene trattato. Come avete lavorato per rendere il film divertente ma anche credibile?

CARLO VERDONE: Tutto il cast ha avuto un grandissimo senso della misura. Abbiamo cercato di circoscrivere le parti comiche al momento della convivenza dei tre, di far sorridere pur sottolineando le miserie di questi individui. Il rapporto con gli altri al di fuori della casa, da la nota drammatica a tutta questa “composizione”. E’ una tragicommedia : non dobbiamo vergognarci a dichiararlo. Credo che la commedia abbia il compito di accettare la sfida di una realtà complessa ma che, se scritta bene, può raccontare meglio dei film drammatici! Ne abbiamo degli esempi nella storia del cinema dove a volte la commedia ha narrato anche l’orrore della guerra. Nel finale si delega ai giovani l’andamento del futuro. Anche loro si trovano in difficoltà in un momento come questo e nonostante tutto, in molti casi si dimostrano più maturi dei loro padri. Nel film la figlia del mio personaggio, rimasta in cinta a diciassette anni, rifiuta l’aborto. Con questo non voglio fare una dichiarazione politica pro o contro l’aborto ma piuttosto voglio uscire dai soliti schemi e mostrare una ragazza che agisce con grande saggezza nonostante la giovane età. Una saggezza femminile con cui ho voluto caratterizzare anche il personaggio di Gloria (Micaela Ramazzotti ), la cardiologa.

D: Colpisce molto la tua generosità nel dare maggiore spazio agli altri attori. Ad esempio il personaggio di Domenico, interpretato da Marco Giallini, un tempo forse lo avresti riservato a te.

CARLO VERDONE: Arrivato a questo punto della mia carriera, lo considero un atto dovuto, non una resa. In questo lavoro do più importanza alla cura della regia e della direzione degli attori, che non sono compiti meno importanti, anzi! E’ come se prima utilizzassi una chitarra elettrica col distorsore mentre ora ti faccio sentire un arpeggio di chitarra acustica! Alla fine ti annoi anche a fare il solista. Mi piace la coralità e mi piace soprattutto lavorare con i giovani.

D: Da cosa è nata la scelta del mestiere di critico cinematografico in rovina per il personaggio di Fulvio (Pierfrancesco Favino)? Il fatto che essendo fallito si occupi di cronaca rosa, è forse una polemica nei confronti di questo settore del giornalismo?

CARLO VERDONE: Chiedono tutti a chi mi sia ispirato. A nessuno in particolare. Volevamo far vedere un mestiere che non viene spesso rappresentato al cinema : il critico cinematografico. Nella sceneggiatura, avevamo inserito anche una scena in cui Fulvio viene “preso a pizze” da un regista che aveva precedentemente stroncato e che lo incontra a passeggio nel parco con la figlia piccola.

Purtroppo abbiamo dovuto sacrificare questa scena poiché il film risultava troppo lungo, però mi sembrava una bella metafora: Fulvio viene preso a schiaffi dalla vita e anche dagli autori con cui non è stato troppo magnanimo nelle sue recensioni.

D: Qual’è il significato del titolo del film? Anche in paradiso si sta in piedi o si tratta di un paradiso tutto italiano?

CARLO VERDONE: Stavo da giorni girando intorno alla parola Paradiso che volevo inserire nel titolo perché mi dava l’idea di un luogo dove regna la tranquillità e la rilassatezza. Entrando in un cinema, guarda caso proprio il cinema EDEN, la cassiera ad un tratto ha gridato : “ Solo posti in piedi !”. Da lì ho avuto l’intuizione di questo titolo per il film. Questi tre uomini d’altronde, sono così sfigati che anche in Paradiso rischiano di rimanere in piedi!

D: La parte di Gloria, la cardiologa, sembra proprio cucita addosso all’attrice Micaela Ramazzotti. Nella stesura della sceneggiatura è venuto prima il personaggio o l’attrice ?

MICAELA RAMAZZOTTI: Diciamo che sono io che mi sono “Verdonizzata”! Il mio personaggio nonostante sia una donna nevrotica, psicolabile e impacciata, dimostra alla fine una grande saggezza e sebbene sia fondamentalmente frivola, riesce ad aiutare il personaggio di Carlo nel suo complicato rapporto con la figlia. Tra i due nasce un’amicizia affettuosa. Lui , al contrario degli altri uomini, si dimostra gentile con lei e disposto ad ascoltarla. Penso che Gloria sia un personaggio positivo purtroppo vittima di questo mondo violento, come un po’ tutti noi. E’ per questo che ci meritiamo il paradiso!

D: Per Pierfrancesco Favino, cosa ne pensi della realtà attuale e quanto ti piace interpretare ruoli calati in questa realtà?

PIERFRANCESCO FAVINO: Sono contento che il cinema prenda a piene mani soggetti ispirati all’attualità. Non credo che sia casuale che in quasi tutti i film di questo periodo, non solo italiani, sia entrata la tematica della crisi economica. Credo sia una specie di collante che si riallaccia al vissuto degli spettatori. Per quanto riguarda l’interpretare ruoli legati alla realtà, posso dire che in generale noi attori prendiamo costantemente ispirazione da ciò che vediamo nella vita quotidiana. In questo caso, l’aver lavorato con Carlo Verdone mi rende molto orgoglioso dal momento che, da ragazzo, l’uscita di un film di Verdone nelle sale era un evento per me come per i miei coetanei.

CARLO VERDONE: A questo proposito volevo ricordare che oggi sono trascorsi trent’anni da quando ho girato Borotalco. A quei tempi non immaginavo davvero di poter “durare” così a lungo, per questo mi sento come baciato dal destino. Nei trent’anni di carriera, sebbene con dei ritorni a vecchi stilemi ( come nel caso di “Grande, Grosso e Verdone), ho sempre cercato di proporre qualcosa di nuovo al pubblico. In quest’ultimo film mi piacerebbe si notasse il “lavoro di fino” che ho fatto sia nella regia che nella resa il mio personaggio.

D: Il personaggio che interpreti in questo film vende cimeli delle star del rock su e-bay. Tu venderesti mai la chitarra elettrica di Hendrix che fa parte della tua collezione?

CARLO VERDONE: Assolutamente no!