Titane film

Dopo aver esordito con successo nel 2016 con il controverso Raw, la regista francese Julia Docurnau è ora la seconda donna nella storia del Festival di Cannes ad aver vinto la Palma d’oro. Tale premio le è stato assegnato per il suo secondo lungometraggio, Titane, incentrato su Alexia (Agathe Rousselle), la quale sin da bambina adora le automobili, specialmente dopo che un incidente le ha donato una placca di titanio nella testa. Cresciuta, Alexia è poi diventata una donna gonfia di rabbia e amore represso, che la trasformeranno in un essere ibrido e nuovo. Perché la metamorfosi si completi, però, si trova a dover scoprire la forza potente che muove le cose del mondo: l’essere umani. Titane, come affermato dalla regista, è un vero manifesto della nostra contemporaneità fluida e del cinema del futuro, materia pulsante densa di risonanze.

 

Un film unico, provocatorio e innovativo, che attraversa l’immaginario techno-rock-pop new pangender. Nel film, distribuito in Italia da I Wonder Pictures a partire dal 1 ottobre, recita anche l’attore Vincent Lindon, celebre per film recenti come La legge del mercato e In guerra. Giunto a Roma per presentare Titane, Lindon non ha mancato di raccontare la genesi del film, affermando che durante la lettura della sceneggiatura ha avvertito una “una sensazione animale, che non mi ha permesso di formulare alcun pensiero razionale circa il modo in cui avrei affrontato il personaggio o come questo sarebbe stato recepito. Tutto quello che sentivo era il bisogno di interpretarlo e non permettere ad altri di impossessarsene”.

Nel film Lindon interpreta Vincent, capo dei vigili del fuoco alla disperata ricerca del figlio Adrien, scomparso anni prima e che crederà di ritrovare in Alexia. Si tratta di un ruolo che ha richiesto all’attore una notevole trasformazione fisica, per la quale si è preparato per mesi. Nonostante ciò, Lindon ha raccontato che non si tratta di un cambio di direzione della sua carriera, poiché “non ho mai avuto un piano, né ho mai riflettuto su ciò che avrei voluto fare come attore. Non cerco ruoli complicati o sempre più ambiziosi, ma quello che accade è che con il passare del tempo io cambio, il mio modo di pensare cambia, cambia anche il mondo. Questo ruolo non è stato un rischio se non dal punto di vista psichico”.

“L’incontro con il personaggio è certamente molto complesso. – continua Lindon – Si tratta come di dar vita ad un baratto e perché questo funzioni occorre ci sia soddisfazione da entrambe le parti. Per me un buon affare è che io mi senta fortunato ad interpretare un personaggio e che qualcosa di questo mi rimanga addosso, cambiando per sempre qualcosa di me. Naturalmente il personaggio allo stesso modo deve essere contento di avere me come sua rappresentazione. Un mio amico una volta mi disse una cosa che mi colpì molto, ovvero che devo stare molto attento, perché quei personaggi sono io, sono la mia bocca, la mia mente”.

Titane Vincent Lindon
Vincent Lindon in una scena del film Titane

Parlando del film, invece, Lindon lo descrive come “una storia d’amore”, sostenendo che oltre ciò che appare in un primo momento si tratta di un’opera “ricchissima di tematiche, dal genere all’identità. Si riflette su cosa sia il maschile, il femminile, cosa voglia dire la paternità, la maternità, l’essere figlio. È un’opera molto complessa che parla però della nostra contemporaneità.” In conclusione dell’incontro l’attore si concentra poi sul descrivere la necessità di fare del cinema politico. “Se un film riesce a scatenare delle riflessioni su ciò che ci circonda in chi prima quelle riflessioni non le faceva, è una vittoria. L’Italia vanta una ricchissima tradizione di cinema politico, con autori come De Sica, Pasolini, Monicelli o altri ancora.”

“All’epoca c’era quasi l’obbligo morale di raccontare qualcosa che potesse essere utile alla comunità. Oggi anche la Francia sta producendo diversi film che testimoniano ciò che siamo oggi, tanto nel bene quanto nel male.”. In ultimo, Lindon commenta l’apertura del Cinema Troisi, dove Titane sarà proiettato in esclusiva dal 21 settembre, affermando che “aprire un nuovo cinema di questi tempi è altrettanto un atto politico. Io non so dire cosa succederà al cinema nei prossimi anni, se cambierà ancora e come. So però che rimango un fervente sostenitore della sala cinematografica. Trovo che sia più bello quando dobbiamo alzare gli occhi per guardare qualcosa, piuttosto che abbassarli, come purtroppo avviene quando si guarda un film sul proprio smartphone”.

Titane, il trailer del film