2 Gran Figli Di...

2 gran figli di… sancisce l’esordio alla regia di Lawrence Sher, attivo fino ad ora per lo più come direttore della fotografia. Nel film in questione, i gemelli Peter (Ed Helms) e Kyle (Owen Wilson), molto diversi fra loro caratterialmente, scoprono durante le nozze della madre Helen (Glenn Close), che loro padre non è morto come pensavano. Così, mettendo temporaneamente da parte le incompatibilità, si mettono insieme in viaggio alla sua ricerca.

 

Nonostante si presenti come una commedia dai toni leggeri, che si mette sulla scia di quelle dell’ultimo decennio, il film risulta debole sia a livello di scrittura che di messa in scena. Il tema del viaggio, come espediente di aggregazione di una famiglia non molto unita, è cosa già vista e sentita. Il problema però non sta tanto nella riproposizione della stessa tematica, quanto piuttosto nella forma semplicistica e priva di personalità con cui si è scelto di rappresentarla. Le battute, perlopiù sesso-centriche, arrivano anche per questo allo spettatore prive di mordente. In alcuni casi si sorride, ma non quanto si storce il naso.

Il viaggio che i due compiono, con tutte le tappe che ne conseguono, non restituisce un’idea di progressione e di netta evoluzione dei personaggi. Più che un salto da uno stato all’altro, con periodi intervallati da giorni, sembra che Peter e Kyle facciano in qualche ora il giro del quartiere, con le diverse soste che somigliano l’una all’altra. Forse ad impedire il totale sfacelo del film, ci pensano i due protagonisti, Ed Helms (con cui il regista aveva già lavorato in Una notte da leoni) e Owen Wilson, ormai ricchi di esperienza alle spalle e in grado di risollevare, seppur in minima parte, una sceneggiatura poco brillante. inoltre, a rafforzare il concetto di inconsistenza, giocano il loro ruolo anche i banali punti di svolta della narrazione, che restituiscono una sensazione di scarsa credibilità.

Di fronte alla presentazione di tutta una serie diversa e stereotipata di esemplari maschili, i due protagonisti si approcciano e reagiscono sempre allo stesso modo, determinando una frammentazione in sketch che uccide il senso di unità e progressione.

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