47 Ronin

Arriva il 13 marzo 2014 al cinema 47 Ronin, film dalla produzione molto travagliata che vede tornare Keanu Reeves, fu Neo di Matrix, nei panni di protagonista di una storia a metà tra l’action, l’epica e l’epopea giapponese in costume in salsa hollywoodiana.

In 47 Ronin Kai è un mezzosangue, figlio di un inglese e di una giapponese, e per questo abbandonato dalla sua stessa madre. Cresciuto nella foresta insieme ai demoni, viene poi accolto e nutrito da uno daimyō. Nonostante l’amore paterno dell’uomo e la passione che nasce tra Kai e la di lui figlia, l’uomo verrà sempre emarginato e trattato diversamente per la sua condizione di mezzosangue. Quando però lo daimyō verrà ingiustamente ucciso dal shōgun, Kai e gli altri samurai, divenuto ronin, ovvero samurai senza padrone, decidono di vendicare il torto e riporta l’equilibrio e l’onore nelle loro vite.

47 Ronin Il film è diretto da Carl Rinsch e scritto da Chris Morgan e Hossein Amini, si basa sulla leggenda dei quarantasette Rōnin, un gruppo di samurai che nel diciottesimo secolo si opposero allo shōgun per vendicare l’uccisione del loro daimyō. 47 Ronin si inserisce nel filone di cappa e spada alla giapponese in cui l’eroe outsider riesce a salvare la fanciulla e a difendere la giustizia grazie alle sue doti di “diverso”. E su questo elemento viene posto un forte accento lungo tutto il film, dal momento che Kai (Reeves) in quanto mezzosangue, è si estraneo agli altri, ma alla fine si rivelerà anche la principale risorsa del gruppo di ronin vendicativi. Il concetto di diversità non viene però approfondito e rimane in superficie, come pretesto utile alla storia. Il film fatica ad ingranare, riservandosi però per le sequenze finali belle scene di combattimento e un accenno ti pathos che forse doveva maggiormente pervadere la pellicola, considerato il genere.

Il sangue e la violenza sono banditi dai combattimenti con le affilate katane, e l’eleganza e la velocità del movimento dei samurai prendono il loro posto, così che lo spettatore vede al posto dei duelli e delle mischie, quasi balletti a fil di spada. Keanu Reeves, nato da padre per metà hawaiano e per metà cinese, e da madre inglese, è particolarmente credibile nel ruolo del mezzosangue, e la sua recitazione energica eppure controllata rende giustizia ad un personaggio complesso che in sceneggiatura non viene approfondito. Proprio la scritture del film sembra essere l’anello debole della catena di 47 ronin, dal momento che gli sceneggiatori sembrano essersi concentrati di più a far procedere la storia che a farci amare o odiare i personaggi. Tuttavia la bellezza degli effetti speciali e la gioia di rivedere Reeves in azione potrebbero costituire dei buoni pretesti per andare al cinema a godere di una storia che narra di un’impresa epica e valorosa.