Spesso si tende a dimenticare che dietro alle vicende politiche e militari del Medio Oriente ci sono le persone con le loro storie, i loro desideri e le loro aspettative. A unire privato e politico è il sentito documentario di Sean McAllister che ha guadagnato menzioni e riconoscimenti ai recenti Sheffield Doc/Fest e al Biografilm Festival di Bologna. Pur faticando a reperire i finanziamenti per portare a termine il suo progetto, McAllister è riuscito a filmare e riprendere l’odissea di una famiglia siriana a partire dal 2009 fino ai primissimi mesi del 2015.

 
 

Amer, di natali palestinesi, e Raghda si innamorano nell’ultimo dei luoghi immaginabili per una relazione amorosa: la prigione siriana dove entrambi sono rinchiusi per il loro attivismo politico contro il regime di Assad e dove entrano in contatto parlando attraverso un piccolo foro in un muro. Si sposano non appena escono dal carcere e creano una famiglia. Quando però Sean McAllister si avvicina, nel 2009, alla loro storia, Raghda si trova nuovamente in stato di arresto, mentre Amer cresce da solo i figli più giovani della coppia, Bob e Kaka, e cerca di fomentare con manifestazioni di protesta il clima di rivolta per ottenere la liberazione della moglie. Raghda torna finalmente a casa, ma il dramma è alle porte. Anche Sean viene imprigionato per cinque giorni a Damasco e gli viene confiscata la telecamera con il girato realizzato a casa di Amer. I membri della famiglia, che già si nascondevano nel campo palestinese di Yarmouk a Damasco, non possono più restare in Siria e fuggono in Libano, da dove chiedono – e ottengono – lo status di rifugiati politici in Francia.

La peculiarità di A Syrian Love Story è il punto di vista scelto dal documentarista britannico, che non assume uno sguardo neutrale sulla vicenda e i suoi protagonisti, ma anzi intreccia con loro dialoghi e rapporti profondi, potremmo dire quasi intimi, incalzando i suoi interlocutori con domande private, spesso scomode, sui loro sentimenti ed emozioni. A Syrian Love Story offre così il ritratto di un matrimonio che si sfalda, lacerato dalle ferite della dolorosa separazione dal proprio paese; un’appartenenza che per Raghda riveste una componente identitaria molto forte. Il suo senso di frustrazione e impotenza, scaturito dal fatto di essere lontana dalla Siria in un periodo cruciale come quello della sanguinosa rivoluzione scoppiata nel 2011, le impedisce infatti di essere una compagna e una madre serena.

A Syrian Love Story è un documentario che colpisce non certo per il suo apparato tecnico o la sua estetica, ma per il coraggio e la sincerità con cui mostra gli effetti della guerra e della violenza sulle relazioni familiari e personali, restituendo l’inedito ritratto di una donna la cui vocazione all’impegno politico si scontra con gli affetti a lei più cari.