L’infiltrata: recensione del film spagnolo con Carolina Yuste

Disponibile dal 5 febbraio arriva al cinema distribuito da Movies Inspired il thriller della regista basca Arantxa Echevarría

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Questo film è basato sulla storia vera dell’agente di polizia Elena Tejada che ha trascorso otto anni infiltrandosi segretamente nella Euskadi Ta Askatasuna (ETA), l’organizzazione armata nazionalista di sinistra che lottava per l’indipendenza dalla Spagna. L’infiltrata della regista Arantxa Echevarría si è aggiudicato ben due premi, anche quello come miglior film in ex aequo con Bus 47, durante la 39° edizione dei Goya, i principali riconoscimenti del cinema spagnolo.

La trama di L’infiltrata

Sullo sfondo della Spagna degli anni Novanta, assistiamo alla storia della poliziotta Aranzazu Berradre Marín, pseudonimo della vera agente Elena Tejada, che a 22 anni è riuscita a infiltrarsi nel nucleo della banda terroristica ETA. La giovane dopo aver trascorso diversi anni infiltrata negli ambienti della “izquierda abertzale” (“sinistra patriottica”) come simpatizzante dell’organizzazione terroristica, ottiene ciò che voleva: essere contattata dai terroristi. Due membri dell’organizzazione, che hanno l’obiettivo di preparare diversi attentati, infatti hanno bisogno di lei per farsi ospitare nel suo appartamento a San Sebastián.

Da questo momento inizia la missione più difficile della sua vita, informare i suoi superiori della polizia nazionale, mentre convive con dei criminali che non si fidano ma cercando di mantenere la sua identità segreta e sopravvivere alla pericolosa situazione che la circonda. Come si vede nel film per quasi un decennio, l’agente Marín si è trovata ad affrontare situazioni pericolose per la vita mentre scortava membri di alto livello dell’ETA in luoghi segreti, attraversando il confine con la Francia per farlo, partecipando attivamente alle rivolte durante le proteste indipendentiste basche, “celebrando” gli omicidi di colleghi poliziotti e persino vivendo per quasi due anni con i leader dell’ETA.

Carolina Yuste l’unica protagonista

Il film di Arantxa Echevarría cattura lo spettatore proponendo un action thriller avvincente ed efficace, che espone la protagonista a pericoli costanti. L’attrice Carolina Yuste nei panni dell’agente infiltrata offre una superba interpretazione di questa giovane donna con un forte senso del dovere, disposta a tutto per smantellare un’organizzazione terroristica. La sua determinazione a perseverare nonostante i rischi, il suo impegno e il suo coraggio non oscurano la paura e la vulnerabilità che prova di fronte a diverse situazioni complesse. La sua eccellente interpretazione infatti le è persino valsa un Premio Goya come miglior attrice a distanza di qualche anno dal Premio Goya come miglior attrice non protagonista per Carmen y Lola diretto sempre dalla stessa regista. Nel film comunque è anche ben supportata da Luis Tosar, che interpreta “El Inhumano” il suo superiore e colui che guida la missione. In alcune scene, i due riescono a creare un legame più personale, navigando abilmente le sfumature tra condotta strettamente professionale e momenti più sentimentali. 

L’infiltrata non racconta tanto la storia della poliziotta nel senso più ampio ed epico, quanto piuttosto il suo racconto personale di una donna sotto copertura nella più straziante delle realtà quotidiane. In altre parole ci si concentra sulla disperazione e la solitudine che ha dovuto affrontare di fronte alla possibilità di essere scoperta e lo fa senza trascurare l’altra ansia: quella di vedersi e riconoscersi sola in un mondo di uomini. La maggior parte dei membri dell’ETA erano uomini, la maggior parte degli ufficiali erano uomini e tutti i comandanti, da entrambe le parti, erano maschi. Ma al di là dei numeri e delle statistiche, ciò che conta è l’atteggiamento, la mentalità, il sistema nel suo senso più diffuso e questo era offensivamente patriarcale.

Un film che racconta la Spagna

Il film esplora una parte della storia spagnola mostrando una posizione distinta sulla lotta al terrorismo dal punto di vista della polizia e del governo spagnoli. Questo può creare una visione un po’ parziale, dando l’impressione che la voce del popolo basco stesso sia assente su alcune questioni, ma allo stesso tempo il messaggio del film è estremamente chiaro e non cerca di nasconderlo. Inoltre, offre una forte critica al sessismo prevalente all’interno delle forze di polizia e alla mancanza di sostegno alle donne in ruoli di paritàLo spettatore è invitato a non lasciarsi travolgere dall’infinito torrente di cliché sull’ETA, ma a guardare l’altro lato; dove l’ideologia più brutale e il patriottismo più pomposo si fondono fino a un nauseante machismo. Il tono teso e carico di suspense contribuisce a creare l’atmosfera ideale per questo thriller, in cui non solo la protagonista, ma tutti coloro che sono coinvolti nella missione, sono in pericolo e devono lottare contro il tempo per evitare di essere scoperti. 

Per concludere L’infiltrata è un film tanto interessante quanto avvincente, grazie alla sua ispirazione a eventi reali, all’atmosfera tesa che crea e alle ottime interpretazioni del cast. Forse la sua prospettiva è un po’ di parte, ma come opera di finzione funziona bene.

L'infiltrata
3.5

Sommario

L’infiltrata è un thriller con una regia accattivante e basato sulla vera vita di un agente di polizia infiltrata nell’ETA. Il cast è ottimo e ovviamente quella che più spicca è Carolina Yuste, la protagonista che porta sulle schermo tutte le sfumature di una persona che vive per un decennio fingendosi un’altra persona rischiando la vita ogni giorno.

Simona Tavola
Simona Tavola
Laureata in Scienze dei beni culturali all’Università degli Studi di Milano con indirizzo di Teatro e Cinema. Da sempre appassionata della settima arte ha conseguito il Master di primo livello in critica giornalistica per lo spettacolo presso l’Accademia Nazionale d’Arte drammatica Silvio D’Amico. In passato ha collaborato con varie testate online ( That's All Trends, ArteSettima, Recensito e The Hot Corn Italia ) invece dal 2023 scrive per Cinefilos.it. Dal 2021 al 2023 ha svolto il ruolo di Social Media Manager del sito di Banquo Magazine.

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