Dopo aver vinto il Prix du scénario proprio qui a Cannes per Drive my Car (premio Oscar al miglior film internazionale), e il Gran premio della giuria alla Mostra del Cinema di Venezia con Il male non esiste, il giapponese Ryusuke Hamaguchi approda in concorso con un’altra opera maestra, che porta il titolo di All of a Sudden.
L’Humanitude come forma di cura verso l’altro
Direttrice di una struttura di assistenza per anziani, Marie-Lou (Virginie Efira) si impegna a introdurre una filosofia di cura innovativa, l’Humanitude, basata sull’ascolto e sul rispetto della dignità dei residenti, nonostante la resistenza di una parte del suo staff. Questo tipo di formazione richiede infatti tempo e risorse di cui sembra impossibile avvalersi al momento e, soprattutto, ha anche qualche rischio importante agli occhi di alcune infermiere. L’incontro con Mari (Tao Okamoto), una regista teatrale giapponese che lotta contro il cancro, cambierà profondamente il suo percorso. Marie-Lou vuole con tutte le sue forze combattere un sistema, e continuare a restituire dignità alla mente e corpo di ogni singolo paziente cognitivo. La seconda, che è regista teatrale, ha in giro uno spettacolo teatrale dal titolo “Da vicino nessuno è normale”, incentrato anche sulla figura di Franco Basaglia. Legate da un’amicizia intensa e solidale, le due donne uniranno le forze in una battaglia comune per “rendere possibile l’impossibile“.
Da vicino, nessuno è normale
Nel corso di un paio di settimane di giugno che fanno da sfondo ad All of a Sudden, seguiamo le passeggiate fisiche e i flussi di coscienza di queste due donne, che condividono (quasi) lo stesso nome: una filosofa, l’altra antropologa, cambiano lingua in base a quello che si devono dire e all’approccio verso ciò che stanno sentendo e pensando. Grazie alla loro unione, capiremo che ci deve per forza essere un’altra possibilità per rendere l’impossibile possibile, unire dentro e fuori, per trovare una nuova forma di esistenza basata sulla cura reciproca.
I pilastri dell’Humanitude, come spiegato da Marie-Lou sono sguardo, tocco, parola e verticalità. Nel corso del film entrambe diventano, a loro modo, pazienti, provano la cura reciproca, applicano l’humanitude e i suoi principi alla vita nel tentativo di trovare una soluzione che possa esistere nel qui ed ora, rifuggendo il sistema capitalista che ha reso il Giappone – seguito dalla Francia – uno dei Paesi con più basso tasso di natalità e che sfida l’invecchiamento.
Hamaguchi commuove a più riprese
Ryusuke Hamaguchi costruisce un film magistrale, che conta su dialoghi a tratti anche molto complessi da seguire, ma che riesce a riassumere ogni tipo di divagazione filosofica e antropologica nelle sue immagini. Virginie Efira e Tao Okamoto tengono testa a un film di tre ore con la stessa tenacia dei loro personaggi, dando vita a un’idea di amicizia e di cura verso l’altro che semplicemente commuove.
Essere un professionista, proprio come le due donne, significa riconoscere lo slancio, il minimo accenno di forza anche dove si pensa che non possa più esserci, e dargli ascolto. Capire che è l’elemento di disturbo a validare la performance, ovvero la vita; che esiste un sistema di co-esistenza che sfrutta quello che abbiamo e nient’altro di esterno; che il corpo umano è corpo sociale, e da lì, dai nostri arti, bisogna ripartire.
All of a Sudden
Sommario
Il regista di Drive My Car e Il male non esiste porta sulla Croisette un’altra opera maestra, che sprigiona umanità e riflette su come la cura reciproca possa fondare un nuovo ecosistema.
