Aquaman final trailer

Arriva anche in Italia Aquaman, il nuovo capitolo dello sgangherato universo condiviso della DC Comics al cinema, che vede alla regia James Wan, maestro delle saghe di successo, e protagonista Jason Momoa, che aveva già esordito nei panni del personaggio in un breve cameo in Batman v Superman: Dawn of Justice e in Justice League.

In questo film, che segna ufficialmente la presentazione del personaggio creato da Mort Weisinger (testi) e Paul Norris (disegni) nel 1941, Arthur Curry è una creatura di mezzo. Nato dall’amore clandestino tra un guardiano di un faro e una regina di Atlantide, non sente di appartenere al mondo marino, che crede responsabile della morte della madre, Atlanna, ma sente anche che il suo posto sulla terra ferma è incompleto. Come Superman, alieno nel mondo in cui è cresciuto, e Wonder Woman, estranea al mondo che si sente chiamata a salvare e proteggere, anche Aquaman è una divinità divisa tra due nature, due mondi e due necessità: nel suo caso da una parte l’esigenza di scappare e di rimanere invisibile, dall’altra quella di prendere il posto che gli spetta sul trono di Atlantide, riunendo i Sette Mari e spodestando l’usurpatore Orm. In questa impresa verrà guidato dalla devota Mera, ribelle al trono, e da Vulko, mentore, alleato e maestro.

Nonostante i nobili sottotesti che vanno dalle problematiche legate all’inquinamento marino, fino all’armonia tra diverse etnie, il personaggio interpretato da Momoa rimane in superficie, travolto (come lo spettatore) da una serie di eventi che si ammassano a grande velocità nel corso di un film lunghissimo (143 minuti). E per fortuna, perché, nonostante la possibilità di andare in profondità, Wan resta a pelo d’acqua, è il caso di dire, su quella superficie che si increspa e si agita, senza pretendere coinvolgimento emotivo o intelletivo.

All’interno del panorama cinematografico Warner Bros/DC, Aquaman rappresenta il tentativo della produzione di allinearsi ai gusti del pubblico, cercando di replicare il successo di Wonder Woman e nascondendo sotto al tappeto i flop di Justice League e Batman v Superman. Le direzioni percorse sono senza dubbio quelle dell’allegerimento dei toni e della garanzia di spettacolo, senza implicazioni concettuali forzate.

L’Aquaman di Momoa è uno spaccone, è simpatico, anche un po’ tonto, ma quando si tratta di combattere è eroico e spettacolare, più che un supereroe, il protagonista di un fantasy che amplia un mondo fantastico, mostrandoci le meraviglie sottomarine, realizzate con uno stile visivo sontuoso e dettagliato. La fauna della profondità degli abissi è varia, particolare, un bestiario acquatico inedito che arricchisce il mondo costruito da Wan.

Le scene d’azione, le location, persino i toni si ammassano e si susseguono e nei momenti in cui si pova a scendere in profondità, il film perde completamente la sua spinta, il suo valore di intrattenimento, smascherandosi per quello che è: una scatola ben decorata e vuota.

Il merito di James Wan è stato quello di tenere insieme una quantità di materiale davvero ingente e di farne comunque un film divertente, con eccessi e sbavature, ma pur sempre un prodotto dal buon valore commerciale che potrebbe rendere felici gli spettatori senza troppe pretese.

Aquaman, il trailer