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Dopo che Il dubbio – un caso di coscienza del regista iraniano Vahid Jalilvand è stato candidato nel 2019 come Miglior film straniero, il regista viene accolto da un’altra vetrina importante – il concorso di Venezia 79 – per presentare la sua ultima opera Beyond the Wall (Oltre il Muro), potente nella sua essenza di film di genere, forse addirittura una delle visioni più di intrattenimento del festival, nonostante la sua dura natura.

Il male esiste anche oltre il muro

Dopo lo stupendo Il male non esiste, vincitore dell’orso d’oro a Berlino, ci immergiamo nuovamente nell’intricato arazzo dell’apparato repressivo dell’Iran, della crudeltà e violenza del suo spietato sistema giudiziario, presentandoci scelte narrative che – non essendo state approvate dal governo italiano – lo collocano sicuramente nella schiera di dissidenti cinematografici più audaci, insieme ai tre registi già incarcerati Jafar Panahi (sempre in concorso con il suo No Bears a Venezia), Mohammad Rasoulof e Mostafa Aleahmad.

Ali, un uomo cieco, sta tentando di suicidarsi quando la sua terribile intenzione viene interrotta dal portiere del suo palazzo. Viene informato che la polizia è alla ricerca di una donna fuggita e nascosta da qualche parte nell’edificio. A poco a poco, Ali scopre che la donna, Leila, si trova nel suo appartamento. Dopo aver partecipato a una protesta dei lavoratori finita nel caos, la donna è sconvolta dalla perdita del figlio di quattro anni, che non vede da quando è stata portata via da un furgone della polizia. A poco a poco, Ali si lega emotivamente a lei. Desideroso di fuggire dalla realtà, aiutare Leila diventa un rifugio nella sua stessa immaginazione, in cui ci è concesso – non senza poca fatica – di entrare con gli occhi socchiusi.

Beyond the Wall: il fim più di genere di Jalivand

Navid Mohammadzadeh, co-protagonista del precedente film del regista e nel cast di Leila’s Brothers, film acclamatissimo a Cannes 2022, torna a collaborare con il regista nei panni di un personaggio enigmatico, che ci conduce nei meandri di una storia sul senso di colpa e sul sacrificio per l’altro, in cui un montaggio e riprese frenetiche spesso rendono difficile la decodifica di prospettive apparentemente agli antipodi, ma che capiamo fin dall’inizio che dovranno intersecarsi.

Beyond the Wall non fatica a catalizzare l’attenzione dello spettatore su di sè, avvalendosi di un crescendo tensivo verace, che lo avvicina quasi agli schemi dei film mainstream, più che d’autore, aspetto che potrebbe sorprendere positivamente anche chi non è avvezzo al cinema israeliano. Non stiamo parlando di un film perfetto, ma di un racconto che sceglie di srotolare la propria matassa di dubbi, denunce e prospettive, allacciandosi all’impianto teatrale, quel palcoscenico che ha visto Jalivand crescere e affermarsi come regista. La chiusura spazio-temporale vivifica le sorti di un protagonista indebolito dall’impossibilità di movimento e che deve trovare nel suo ignegno la chiave di lettura di un rompicapo in cui sono coinvolte più esistenze.

Anche se il finale perde di tono rispetto alle drammatiche prospettive iniziali, fondamento della storia di Ali, Beyond The Wall (Oltre il Muro) farà parlare di sè, anche solo per la sua audacia nell’assumere i connotati da film “di genere” e di gran lunga più accessibile rispetto agli altri di Jalivand.

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RASSEGNA PANORAMICA
Voto di Agnese Albertini
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beyond-the-wall-oltre-il-muro-vahid-jalilvandAnche se il finale perde di tono rispetto alle drammatiche prospettive iniziali, fondamento della storia di Ali, Beyond The Wall (Oltre il Muro) farà parlare di sè, anche solo per la sua audacia nell'assumere i connotati da film "di genere" e di gran lunga più accessibile rispetto agli altri di Jalivand.