les miens recensione film
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Se c’è un tema ricorrente nei film presentatiVenezia 79 è quello delle relazioni familiari: questa volta non si tratta di padri o di figli (come in The Son The Haunting Sun), ma di fratelliLes Miens è un film fatto di interni domestici: racconta in chiave melodrammatica i bisticci fraterni che, come mostra il regista e sceneggiatore Roschdy Zem (I figli degli altri), sono inevitabili manifestazioni d’affetto.

Les miens: sinossi del film

Nella sua famiglia, Moussa (Sami Bouajila) è considerato il fratello buono e affezionato, mentre Ryad (Roschdy Zem) incarna il familiare ricco e troppo impegnato per pensare ai suoi cari. In realtà, nonostante faccia di tutto per mascherare i suoi sentimenti, Moussa è infelice e oberato dal lavoro. Quando  finalmente decide di concedersi una serata di svago in discoteca, una brutta caduta gli causa un insolito trauma cranico. A causa della botta, Moussa perde tante delle sue qualità positive: parla senza filtri,  è aggressivo e pessimista. Il cambiamento di Moussa crea scompiglio all’interno della famiglia: tutti, dal fratello, ai figli fino alla sorella dell’uomo, devono imparare a prendersi cura di quella che, fino a quel momento, era la figura più premurosa della famiglia.

Battibecchi coinvolgenti, tra l’ironia e l’aggressività

Les miens è un film molto parlato. Le scene conviviali, attorno alla tavola, davanti ad un caffè, trasmettono il calore burrascoso della famiglia di Moussa e Ryad. È impossibile non immedesimarsi nei personaggi: ci sono zie, fratelli, nipoti, archetipi che tutti, almeno una volta, hanno incarnato ad una cena natalizia o ad un pranzo pasquale. Nel film, le discussioni sono frequenti e sono le scene di maggiore azione: i duelli verbali, i monologhi, gli sfoghi sono coinvolgenti e pungenti. Pur senza raggiungere vette estreme, il film è un continuo succedersi di climax e anticlimax e rende perfettamente l’idea degli scontri familiari: per quanto si possa discutere, ci si riappacifica sempre. Come da bambini, così anche da grandi.

Come abbiamo detto però, Les miens è un film abbastanza statico: gli interni domestici sono ricorrenti e ripetuti. Vengono intervallati solo da qualche ambientazione in esterna e dagli uffici di Moussa Ryad. Per un film così riflessivo e introspettivo la scelta si rivela efficace. Certo, un po’ di movimento in più non avrebbe guastato.

Ryad è il riflesso (deformato) di Moussa

Fin dall’inizio, Ryad e Moussa sono personaggi simili e opposti. Entrambi lavorano come matti, il primo è un famoso presentatore sportivo, il secondo è consulente in una banca. E, anche se inizialmente non si direbbe, entrambi si preoccupano per la famiglia, ma in modo diverso. Sarà necessario l’incidente di Moussa per permettere ai due fratelli di scoprire i reciproci tratti comuni e di ripensare il proprio rapporto.

In conclusione, Les miens è un dramma familiare ricercato e riflessivo. Evitando i colpi di scena, Roschdy Zem realizza un film che punta al realismo e che si muove negli spazi domestici, tra persone comuni. Les miens coglie gli aspetti emozionanti dell’ordinario e celebra l’amore fraterno, in tutte le sue sfumature.

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