Presentato Fuori Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 82, Broken English di Iain Forsyth e Jane Pollard è un documentario atipico, ibrido, che rende omaggio a una delle figure più controverse, fragili e indomabili della musica e della cultura del Novecento: Marianne Faithfull. Morta a inizio anno all’età di 78 anni, la cantante britannica riceve qui non solo un tributo, ma una vera e propria rivendicazione del suo posto nella storia.
Forsyth e Pollard non sono nuovi a simili operazioni: nel 2014 avevano raccontato Nick Cave con 20,000 Days on Earth, un film che mescolava documentario e finzione, cronaca e mito personale. Con Broken English adottano un approccio simile, giocando con la dimensione post-moderna e immaginando la cantante convocata all’interno di un luogo fittizio chiamato Ministry of Not Forgetting. Lì, sotto lo sguardo austero di Tilda Swinton nei panni di un’onnisciente “Overseer”, Faithfull è interrogata dal “Record Keeper”, interpretato da George MacKay. Un pretesto teatrale, quasi kafkiano, che all’inizio può sembrare manierato, ma che si rivela funzionale a ciò che davvero conta: restituire alla cantante la possibilità di raccontarsi con la sua voce inconfondibile, ancora viva, ancora tagliente.
Broken English: Marianne Faithfull oltre i cliché
La vicenda di Marianne Faithfull è stata troppo spesso piegata a stereotipi e ridotta a note a piè di pagina della storia del rock. Per molti, resta soltanto “l’ex fidanzata di Mick Jagger”, la musa dei Rolling Stones, protagonista suo malgrado di scandali e pettegolezzi. Broken English si incarica di smontare questo racconto parziale, mostrando una donna che ha attraversato con coraggio decenni di musica, arte e letteratura, pagando un prezzo altissimo ma lasciando dietro di sé un’eredità artistica impressionante: trenta album pubblicati in sessant’anni di carriera.

Forsyth e Pollard accompagnano lo spettatore in un viaggio attraverso i momenti cruciali della sua vita, alternando conversazioni intime con Faithfull a materiali d’archivio straordinari. Dall’esordio adolescenziale con As Tears Go By, scritta per lei da Jagger e Richards, fino agli anni della caduta, della tossicodipendenza e della marginalità, per poi seguire la sorprendente rinascita artistica degli anni ’80 con l’album Broken English (1979), che dà il titolo al film.
Il documentario non nasconde le ombre: la dipendenza, le malattie, la povertà, i periodi in cui Faithfull ha letteralmente vissuto per strada a Soho. Ma ciò che emerge con forza è la sua resilienza, la sua ironia, la capacità di guardarsi indietro senza autocommiserazione.
Dentro e fuori la leggenda: il format del Ministry of Not Forgetting
La scelta di ambientare il racconto dentro un’istituzione immaginaria — il Ministry of Not Forgetting — non è solo un vezzo registico. È un modo per riflettere sul valore della memoria, sul rischio dell’oblio e sulla necessità di rimettere al centro chi è stato emarginato dalla storia ufficiale. “Cerchiamo ricordi, ma speriamo in risonanza”, dichiara l’Overseer di Tilda Swinton. Ed è proprio questa la missione del film: restituire risonanza a una figura spesso dimenticata o ridicolizzata.
George MacKay, nei panni del Record Keeper, dialoga con Faithfull con delicatezza e rispetto, ponendole domande dirette ma mai invadenti. Il contrasto tra la giovinezza dell’attore e la fragilità della cantante, segnata nel fisico dopo il coma da Covid, diventa un dispositivo narrativo che funziona sorprendentemente bene. Le loro conversazioni non hanno il tono formale dell’intervista giornalistica, ma la naturalezza di un incontro umano.

La voce e la musica come eredità
Se il film ha il merito innegabile di riportare in primo piano la musica. Le performance d’archivio, dalle prime apparizioni televisive agli show più recenti, rivelano la straordinaria capacità di Faithfull di trasformare ogni canzone in confessione personale. Il culmine è però affidato alla stessa Faithfull: la sua esibizione di Misunderstanding, dal disco Negative Capability (2018), accompagnata da Warren Ellis e Nick Cave. Una performance straziante e definitiva, in cui la voce della cantante diventa testimonianza viva della sua intera esistenza. Faithfull si prende l’ultima parola, e soprattutto l’ultimo silenzio.
Marianne Faithfull non è mai stata una figura facilmente incasellabile, e il film le rende giustizia con un linguaggio che mescola archivio, finzione e performance. Non tutto funziona alla perfezione, ma nel complesso l’opera riesce a dare spazio e voce a una donna che per troppo tempo è stata ridotta a un’icona scandalistica o a un’appendice della storia dei Rolling Stones.
Con Broken English, Forsyth e Pollard non solo celebrano Marianne Faithfull, ma le restituiscono la centralità che merita. E noi spettatori possiamo uscire dalla sala con le viscere in subbuglio per l’emozione e la certezza che, nonostante tutto, la sua voce non verrà dimenticata.
Broken English
Sommario
Con Broken English, Forsyth e Pollard non solo celebrano Marianne Faithfull, ma le restituiscono la centralità che merita. E noi spettatori possiamo uscire dalla sala con le viscere in subbuglio per l’emozione e la certezza che, nonostante tutto, la sua voce non verrà dimenticata.