Frankie

Presentato in Concorso a Cannes 2019, Frankie è il nuovo film di Ira Sachs, che si avvale di Isabelle Huppert nei panni di splendida protagonista. È la storia di una diva del cinema, un’attrice altera e schietta, sembra in effetti proprio la Huppert stessa. La donna è malata di tumore all’ultimo stadio e indice una riunione di famiglia a Sintra, in Portogallo, un luogo bellissimo e silenzioso.

La donna sembra volere tutta la sua famiglia allargata accanto a sé, non è chiaro però il motivo: vuole lasciare una grande eredità ai figli, vuole fare un qualche annuncio misterioso, vuole commettere suicidio davanti a tutti, o forse semplicemente ha bisogno di avere accanto i suoi affetti ora che la fine si avvicina.

Il racconto è rarefatto e gira intorno ai personaggi, tutti alle prese con delle vite un po’ sbilenche che ne catalizzano l’attenzione, c’è chi pensa alla separazione, chi flirta con i ragazzi del luogo, che cerca l’amore e chi la propria identità, e tutti gravitano intorno a Frankie, sfacciata ed elegante, superiore agli affanni del mondo, apparentemente.

Meno brillante degli altri lavori che ci ha proposto negli anni, Ira Sachs si concentra principalmente sui personaggi e sul paesaggio, immergendo i primi nel senso e raccontandoli con grande affetto e leggerezza. Sembra voler fotografare la fugacità dell’esistenza in punta di piedi, l’amore e la morte che accomunano tutti gli esseri viventi, senza però prendere posizioni o offrire conclusioni, semplicemente accertandone l’esistenza.

Forse troppo esile per un concorso a Cannes, Frankie rivendica la sua dignità di storia leggera e scorrevole, di quelle che si lasciano raccontare e ascoltare senza fatica, mettendo a proprio agio gli interlocutori. Si rivolge all’uomo e alla vita, all’amore, alla morte.

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