Nina Wu

Presentato nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes 2019, Nina Wu è il nuovo film del regista Midi Z. Un’opera che vuole essere un manifesto orientale del movimento #metoo, ma che inciampa nelle sue ambizioni finendo per essere un film confusionario e debole nelle sue idee.

Protagonista assoluta è Nina, un’attrice in cerca di fama che ottiene il suo privo provino per un ruolo da protagonista in un film. Poco convinta dal progetto, ma desiderosa di affermarsi, Nina si presenta dal produttore, ottenendo infine la parte. Divenuta una celebrità, ha tuttavia inizio per lei un incubo. Convinta che qualcuno la stia perseguitato, Nina inizierà a vivere in uno stato di continua tensione, ritrovandosi come a vivere in un film thriller.

È probabilmente una storia già vista o sentita quella di Nina Wu, ma le prime scene del film facevano sperare in risvolti che portassero la narrazione su strade meno battute. Sfortunatamente con il susseguirsi delle scene si comprende che non è questo il caso. Il regista intraprende un percorso che porta la prima parte del film a concentrarsi sulla lavorazione del lungometraggio per la quale l’attrice è stata scelta. La osserviamo nelle sue preoccupazioni, nelle sue crisi e nel difficile rapporto con il regista. Fin qui il film riesce ad attirare un minimo di attenzione, ma è nella seconda parte che la narrazione sembra completamente perdere la bussola.

Terminate le riprese, l’attrice si ritrova coinvolta in una successione di eventi che sembrano solamente aggiungere elementi al film senza che questi siano particolarmente necessari. Si soffre così di un senso di smarrimento, distaccandosi completamente da quanto viene mostrato. È solamente sul finale che il film sembra intraprendere nuovamente la strada proposta inizialmente, introducendo però una nuova tematica.

Subentra qui la questione sulle molestie in ambito cinematografico, dalle quali è nato il celebre movimento #metoo. Diventa così chiaro che con Nina Wu il regista vuole portare in scena una tematica attuale, ma che qui finisce solamente per avere un tono moralistico che poco aggiunge ai tanti discorsi fatti a riguardo. Un finale di questo tipo porta a sminuire quanto visto fino a quel momento, e che già si reggeva su di un precario equilibrio. Nel ricercare una forma per trasportare l’attualità in film, Midi Z scivola in un didascalismo che compromette la voce autoriale, turbando lo spettatore e non in una maniera positiva per il film.