Charlatan - Il potere dell'erborista recensione

Sin dal suo debutto cinematografico avvenuto sul finire degli anni Settanta, la regista polacca Agnieszka Holland ha rielaborato attraverso i suoi film il trauma della Seconda guerra mondiale, dell’Olocausto e di quanto è seguito a tali orrori. Tra i suoi film più famosi sull’argomento si citano Raccolto amaro, Europa Europa e In Darkness. Assidua frequentatrice del Festival di Berlino, è qui che nel 2020 ha presentato il suo nuovo film, anch’esso ambientato in tale difficile contesto. Si tratta di Charlatan – Il potere dell’erborista, liberamente ispirato alla figura di Jan Mikolášek, il ciarlatano del titolo.

L’uomo, vissuto tra il 1889 e il 1973, è stato noto per le sue miracolose cure a base di erbe. Egli vantava inoltre la capacità di stabilire la malattia dei suoi pazienti semplicemente analizzandone le urine. Raccontare di lui, e riesumarlo da un dimenticatoio in cui era stato fatto cadere, è però anche un modo per affrontare un periodo storico che copre quasi 50 anni delle Repubblica Ceca. In particolare, la regista si concentra sul clima politico e sulle forti tensioni ideologiche consolidatesi al termine della guerra. Così facendo, rielabora dinamiche e vicissitudini del passato ancora oggi traumatiche.

Lo scontro tra Uomo e Potere come metafora di un secolo

Protagonista del film, dunque, è Jan Mikolášek (Ivan Trojan), il quale dopo essere sopravvissuto alla Prima guerra mondiale, sviluppa un forte interesse per l’erboristeria. Egli si convince che per guarire il corpo nulla sia meglio delle erbe disponibili in natura. Grazie agli insegnamenti di un’anziana, Jan apprende dunque quanto c’è da sapere a riguardo. In breve tempo la sua fama si espande a dismisura, portandolo ad essere continuamente circondato da pazienti desiderosi di ricevere le sue cure miracolose. Insieme al fedele Frantisek Palko (Juraj Loj), suo assistente e amante segreto, Jan vede crollare la propria reputazione nel momento in cui le autorità lo accusano di omicidio.

Affidandosi ad un personaggio di questo tipo, calato in questo contesto, la regista si trova a gestire una serie di questioni tutt’altro che scontate. Mikolášek era davvero un ciarlatano? Il punto di vista offerto sembra contrario a tale tesi e già questo pone una serie di riflessioni ancora oggi valide sullo scontro tra farmaci e rimedi naturali. Mikolášek era un traditore? Come raccontato nel film, egli non faceva alcuna distinzione tra i suoi pazienti, curando tanto la povera gente quanto gli affiliati al nazismo. Proprio questo suo aiutare i nemici della patria lo ha portato a scontrarsi con le autorità comuniste, con un ritratto di queste è tutt’altro che lusinghiero.

Ma uno dei temi più importanti è certamente quello sul Bene e Male che possono coesistere nello stesso animo. Mikolášek non si risparmia nell’aiutare il prossimo, ma è anche capace di gesti orribili, che la regista non cerca di nascondere. Ci si confronta dunque con un protagonista particolarmente complesso e contraddittorio, sulla cui pelle si può rivedere la metafora di un secolo profondamente dilaniato tra questi due poli opposti. Affrontando tali questioni, Charlatan – Il potere dell’erborista diventa dunque occasione per riflettere su un complesso e taciuto periodo storico, sullo scontro tra l’essere umano e lo Stato, tra il vero desiderio di aiutare le persone e la mera propaganda.

Charlatan - Il potere dell'erborista Agneszka Holland

Charlatan – Il potere dell’erborista: la recensione del film

Alla luce di ciò, il nuovo film della Holland si configura dunque ben più che come una semplice biografia. La volontà di ricostruire un’epoca e la sua atmosfera è riscontrabile nell’opprimente modo in cui i personaggi vengono inquadrati, nei colori spenti e nell’austerità della messa in scena. Tutto tende a suggerire l’idea di contesto cupo, dove ognuno è in costante pericolo. Per contrasto, i ricordi di giovinezza di Mikolášek sono ricchi di colore, di luce, di bellezza. Sono scene che sanno di aria fresca, uno stacco necessario prima di rigettarsi negli abissi della tensione degli anni Cinquanta.

Se da un punto di vista dell’immagine Charlatan è dunque particolarmente curato, non lo stesso si può però dire di determinate scelte narrative. Nel ritrarre gerarchi nazisti e funzionari comunisti si avvertono delle semplificazioni eccessive, che non permettono di dar vita ad un significativo cambio di prospettiva a riguardo. L’impressione dunque è che, alle prese con questioni particolarmente importanti e da riscoprire, la regista confezioni un film esteticamente attraente e con un protagonista estremamente interessante, senza avere però qualcosa di nuovo da dire.

RASSEGNA PANORAMICA
Gianmaria Cataldo
Articolo precedenteThe Raven: trama, cast e curiosità sul film
Articolo successivoBreaking News A Yuba County su Sky Cinema Uno
Laureato in Cinema e Arti Digitali alla Sapienza, è un giornalista pubblicista iscritto all'albo dal 2018. I principali campi di attività riguardano la critica e gli approfondimenti cinematografici.