chiara ferragni unposted

Per tutti quelli che di cinema si interessano poco o niente, il documentario Chiara Ferragni – Unposted era il titolo da seguire per questa Venezia 76. Un titolo che non ha mancato di sollevare qualche polemica dal suo primo annuncio nella selezione ufficiale di Barbera, a luglio scorso.

Il documentario, diretto da Elisa Amoruso, si presenta come un racconto di come Chiara Ferragni è arrivata a costruire il suo impero, dagli inizi con il suo blog, fino al successo travolgente, la fama, le Fashion Week in giro per il mondo e il marchio d’abbigliamento che arricchisce il suo impero.

Nella prima parte del film, la Amoruso fa un ottimo lavoro di raccolta di immagini, a partire dal materiale di repertorio, i filmati delle vacanze di Chiara con la famiglia girati dalla madre, ex modella e appassionata di fotografia. Questo racconto cronachistico però perde ogni possibilità che ha per porsi delle domande che si discostino dall’intento di dipingere un ritratto perfetto di ciò che vediamo già sui social, ogni giorno. Sorge così il dubbio su quello che è il titolo scelto per il documentario: unposted significa infatti “non postato/pubblicato” il che lascia intendere ad una vita segreta in cui Chiara magari si sveglia spettinata. Non è così.

L’intento cronachistico della prima parte scivola vertiginosamente verso l’agiografia che non si pone domande sui meccanismi, sulle cause e sul processo della nascita e dell’ascesa di questa giovane imprenditrice che è a tutti gli effetti un brand, un prodotto. E così anche il film diventa un costoso spot pubblicitario che calca la mano sul modello positivo che rappresenta Chiara: sempre gentile, bella, perfetta, Chiara Ferragni deve tutto il suo successo alla sua bravura e alla sua determinazione.

E anche per quello che riguarda la vita privata, nulla è stato aggiunto al già pubblico e ricco racconto del matrimonio, della gravidanza, del piccolo Leone e del rapporto con Fedez.

Chiara Ferragni – Unposted è niente più che un’agiografia, uno spot pubblicitario, un’emanazione del marchio Ferragni. Un progetto che potenzialmente poteva regalare soddisfazioni alla sezione Sconfini della Mostra di Venezia, dove è stato presentato, ma che si è rivelato essere soltanto terribilmente fuori posto.