empire of light recensione film
Micheal Ward and Olivia Colman in the film EMPIRE OF LIGHT. Courtesy of Searchlight Pictures. © 2022 20th Century Studios All Rights Reserved.
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Il regista di 1917 Sam Mendes si circonda nuovamente di un grande cast (Olivia Colman, Colin FirthMicheal Ward) per realizzare un film meta-cinematografico dal gusto retrò e nostalgico. Empire of Light è una storia interamente ambientata in un cinema, luogo in cui tutto diventa possibile, questa volta non solo sullo schermo. Nell’attesa dell’uscita del film in sala il 23 Febbraio, ecco la recensione di Empire of Light.

 
 

Empire of Light: la sinossi del film

empire of light 2022

Negli anni Ottanta di Margaret Thatcher e degli skin heads, Stephen, un ventenne nero, è la new entry dello staff di un elegante cinema sulla costa inglese. Tra i membri del cinema Empire c’è anche la cinquantenne Hilary (Olivia Colman), una donna gentile e pacata ma anche molto sola. Tra psicofarmaci e squallidi rapporti sessuali con il direttore del cinema (Colin Firth), Hilary conduce un’esistenza tranquilla ma anche monotona. Fin da subito, tra StephenHilary s’instaura un intesa speciale: tra similitudini caratteriali e grosse differenze, i due si scoprono anime sole e complementari.

Le differenze d’età e sociali non rendono la storia tra Stephen e Hilary affatto semplice. Presto il cinema Empire si trasforma in un luogo in cui perdersi, nascondersi, scontrarsi e, soprattutto, evadere dagli aspetti più freddi e sconsolanti della realtà.

Olivia Colman domina e cattura la scena

Lei è l’Attrice di mezza età inglese per eccellenza: Olivia Colman è maestosa anche in Empire of Light. Nel film la vediamo interpretare una donna mentalmente fragile, dotata di tantissime sfaccettature emozionali. Hilary è appena uscita da un esaurimento nervoso e sta tentando di tornare in carreggiatala vediamo fluttuare tra le emozioni, positive e negative, rimanerne travolta ma anche navigarle con forza. A differenza di personaggi più regali e impenetrabili come Regina Elisabetta II in The  Crown o Anne in La Favorita, in Empire of light Colman compensa la parte glaciale, che sappiamo riuscirle tanto bene, con quella più umana ma anche con quella impulsiva ed estrema. La prova attoriale richiesta alla protagonista del film è notevole, ma Colman se la cava divinamente, sia nei panni della folle che in quelli della donna matura e solitaria.

Tutto il cast di Empire of Light è all’altezza della prova richiesta dal regista e sceneggiatore Sam Mendes: ironici e drammatici, un po’ freak, un po’ nerd ed alienati, tutti i membri dell’Empire sono curiosi e perfettamente calati nel contesto vintage e vagamente decadente del film. Il direttore incravattato e viscido Colin Firth, il ragazzo sempre ottimista dai gusti stravaganti Micheal Ward, ma anche la stagista punk e lo scorbutico operatore, tutti i personaggi mostrano i propri colori, più o meno accesi.

Un film dalle tinte forti e dagli strati molteplici

Empire of Light

Non si capisce fino in fondo che storia voglia raccontare Mendes con Empire of light. È un elogio alla settima arte? È una critica al razzismo e agli skin heads? O ancora è una dedica agli amori fuori dall’ordinario? Le piste aperte nel corso del film sono tante, come anche i momenti d’epilogo. Non si tratta di un film a episodi, ma le sequenze sono spesso autoconclusive e molto specifiche. Nell’intrigo delle linee narrative, Empire of Light è comunque un film che si regge bene in piedi e che riesce ad intrattenere. E, per la settima arte, questo è l’importante: partire dal vero e creare, attraverso il fascio di luce, mondi straordinari.

Quello di Empire of Light è davvero un mondo magico e straordinario. Le immagini sono perfettamente costruite e settano il contesto in modo potente: siamo calati nell’Inghilterra – costiera e piovosa – degli anni Ottanta, dentro ad un cinema anni Sessanta mezzo in disuso. Ambienti e personaggi danzano davanti alla macchina da presa costruendo, appunto, la magia plausibile e fantastica di questa storia.

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