Five Nights at Freddy’s: recensione del fim horror di Emma Tammi

La pellicola è la trasposizione della serie multimediale horror creata da Scott Cawthon nel 2014

Five Night's at Freddy's film recensione

Prima di addentrarci nella recensione di Five Nights at Freddy’s bisogna fare una doverosa premessa che, nel visionare il risultato di ciò che è il prodotto finale, gioca un ruolo molto importante. Questo perché il film, basato sull’omonima serie multimediale horror creata da Scott Cawthon nel 2014, è stato pensato – o potremmo dire ha subito una specifica operazione di montaggio e tagli – per un pubblico eterogeneo, ma in particolare per essere accessibile a uno spettatore abbastanza giovane che, nello spirito commerciale, è quello che contribuisce a decretanrne il successo.

Dovendo dunque calcolare come sarebbe stato classificato Five Nights at Freddy’s, e per evitare di incorrere a divieti limitanti, la regista del film Emma Tammi, pur attingendo a piene mani dal videogioco, ne ha dovuto ridurre di molto l’aspetto gore e splatter tanto che, come vedremo, le sequenze disturbanti sono davvero ridotte al minimo. Dopo aver cambiato numerosi registi, e dopo essere stato rimandato più volte, con persino una revisione del copione, Five Nights at Freddy’s – prodotto da Blumhouse Productions – e scritto dalla stessa regista insieme a Scott Cawthon e Seth Cuddeback, esce nelle sale italiane dal 2 novembre, con un’anteprima speciale il giorno di Halloween.

Five Nights at Freddy’s, la trama

In Five Nights at Freddy’s il protagonista che deve sopravvivere agli animatroni impazziti è il giocatore, che è guardia nottura del Freddy Fazbear’s Pizza. È lui stesso a essere in pericolo continuamente, e dover stare sempre allerta per non essere ucciso dai “dolci e teneri” pupazzi giganti. Nel film, il gamer diventa Mike (Josh Hutcherson), un ragazzo che da anni ha degli incubi riguardanti il fratello rapito. Mike ha anche una sorella, Abby (Piper Rubio), con la quale non ha grandi rapporti a causa del suo scarso interagire con gli altri, ma della quale si deve prendere cura. I problemi del giovane però non sono circoscritti all’ambinto familiare poiché il suo trauma passato e la sua irascibilità li riversa anche sul lavoro, tanto da essere più volte licenziato. L’ultima occasione che gli si presenta è quella di diventare guardiano notturno del Freddy Fazbear’s Pizza. Il suo compito è semplice: sorvegliare il locale abbandonato e fare in modo che nessuno entri al suo interno. Le prime notti scorrono tranquille, fino a quando una sera non si presenta ai cancelli l’agente di polizia Vanessa, la quale rammenta a Mike di stare molto attento che tutto fili liscio in quelle ore di sorveglianza. Alla fine, però, sarà proprio grazie alla ragazza che scoprirà che nel Freddy Fazbear’s Pizza si cela un macabro mistero che coinvolge i pupazzi animatroni, e niente è come sembra… neanche i loro sorrisi.

Five Nights at Freddy's

Dentro il Freddy Fazbear’s Pizza

Fra le note di merito di Five Nights at Freddy’s, di cui subito dobbiamo far menzione, c’è il lavoro svolto sulla scenografia. Per chi ama l’atmosfera vintage anni ’80 delle sale giochi con i flipper, gli arcade, le piscine di palline e le luci al neon ad incorniciarne gli angoli, ritroverà nel film una quanto più maniacale ricostruzione di questi luoghi di divertimento magici. È chiaro che il comparto tecnico-artistico abbia voluto impegnarsi al massimo per poter restituire sia ai cultori del videogioco che ai neofiti il giusto senso di inquietudine e mistero, affinché questi potessero essere presenti e attenti fino all’epilogo, ma soprattutto coinvolti a pieno nel racconto.

La stessa dedizione si riscontra negli animatroni, veri protagonisti del film che, rispetto alla loro controparte giocata, oltre a essere realmente costruiti a mano – e dunque avendo una certa impattante fisicità – sono anche molto più sinistri: in base alle loro momentanee intenzioni, infatti, le loro espressioni cambiano, esattamente come i loro occhi, alquanto espressivi. Questa, per chi si approccia alla storia per la prima volta, è una caratteristica chiave nella risoluzione del mistero che giace nel Freddy Fazbear’s Pizza. Mentre per chi già ne conosce il background, si potrà dilettare a capire come questo venga elaborato nel film. Ed è forse nella doppia esperienza di Five Nights at Freddy’s che risiede la sua carta vincente: che lo spettatore conosca o meno l’universo, Emma Tammi riesce a rendere il racconto godibile e fruibile per tutti, aggiungendo per ogni spettatore un elemento che possa avvicinarlo e interessando, evitando di fargli dare tutta la trama per scontata.

Cosa invece non va?

Ma come in ogni passaggio da un medium all’altro anche Five Nights at Freddy’s ha i suoi difetti e le sue sfumature negative. Negli ultimi tempi sono stati tanti i videogiochi ad essere stati trasposti sul piccolo e grande schermo, basti pensare per esempio a The Last of Us, Mortal Kombat o Super Mario Bros. Ognuno con la sua mitologia che, in bene o in male, la contropoarte filmica o seriale ha dovuto sostenere. Sappiamo bene che non è semplice soddisfare gusti e aspettative del pubblico, soprattutto se questo è assiduo giocatore, e può capitare che nel trasformarlo in materia cinematografica qualcosa si dimentichi, oppure alcune soluzioni narrative non siano propriamente comprensibili. Lo stesso accade con Five Nights at Freddy’s: se da una parte possiamo apprezzare l’approfondimento (psicologico e caratteriale) che viene dato al personaggio di Mike – molto esaustivo – con annessi e connessi problemi relazionali e familiari, dall’altra parte questa stessa scelta ha provocato dei buchi interni verso la conclusione.

Intanto la componente onirica che gradualmente si fa spazio nella storia non è molto chiara e l’atto conclusivo non aiuta a comprenderne l’importanza; il personaggio di Vanessa poi, che compare come aiutante di Mike diventandone parte fondamentale del film, ha una risoluzione poco definita nel finale; anche come facciano gli animatroni a essere collegati a dei disegni affissi sulle pareti rimane un punto interrogativo non indifferente. Se non fosse che sono legati al senso stesso dei pupazzi, queste omissioni – o potremmo anche dire non date spiegazioni – potrebbero non essere un problema, ma nell’economia generale del film erano un dato necessario su cui fare più attenzione nella stesura dello script per non fargli avere delle falle. Nonostante queste incrinature, Five Nights at Freddy’s resta un prodotto che svolge la sua funzione di intrattenimento. Qualcuno indubbiamente storcerà il naso ai prevedibili e scolastici jumpscare dell’horror o alla mancanza di una forte componente gore e splatter, ma ricordiamo che la pellicola è stata pensata per abbracciare una vasta platea di spettatori, quindi in quest’ottica tale decisione ha senso. Possiamo concludere dicendo che Five Nights at Freddy’s è un horror movie da guardare senza troppe pretese, con inserti visivi e narrativi tutto sommato funzionali per trascorrere un paio d’ore in sala fra divertimento e un pizzico di sana e innocua paura.

RASSEGNA PANORAMICA
Voto di Valeria Maiolino
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Valeria Maiolino
Classe 1996. Laureata in Arti e Scienze dello Spettacolo alla Sapienza, con una tesi su Judy Garland e il cinema classico americano, inizia a muovere i primi passi nel mondo della critica cinematografica collaborando per il webzine DassCinemag, dopo aver seguito un laboratorio inerente. Successivamente comincia a collaborare con Edipress Srl, occupandosi della stesura di articoli e news per Auto.it, InMoto.it, Corriere dello Sport e Tutto Sport. Approda poi su Cinefilos.it per continuare la sua carriera nel mondo del cinema e del giornalismo, dove attualmente ricopre il ruolo di redattrice. Nel 2021 pubblica il suo primo libro con la Casa Editrice Albatros Il Filo intitolato “Quello che mi lasci di te” e l’anno dopo esce il suo secondo romanzo con la Casa Editrice Another Coffee Stories, “Al di là del mare”. Il cinema è la sua unica via di fuga quando ha bisogno di evadere dalla realtà. Scriverne è una terapia, oltre che un’immensa passione. Se potesse essere un film? Direbbe Sin City di Frank Miller e Robert Rodriguez.
five-nights-at-freddys-emma-tammi Emma Tammi confeziona un horror movie accessibile a tutti, sia per coloro che amano l'omonima serie di videogiochi sia per chi si approccia alla storia per la prima volta. Nonostante alcune falle interne della sceneggitura, il film risulta godibile e con una narrazione funzionale, svolgendo la sua funzione primaria di intrattenimento.