Greenland film 2020 recensione

In un mondo in piena pandemia è una scelta saggia distribuire in sala, unico blockbuster dei prossimi mesi, un disaster movie che racconta la distruzione della Terra e la lotta dell’umanità per la sopravvivenza? Greenland arriva al cinema e nel volto del suo atipico eroe protagonista, Gerard Butler, racconta i motivi per cui è a tutti gli effetti un film adatto ai tempi.

La storia è quella di Jeff, interpretato da Gerard Butler, un costruttore di grattacieli che ha dei problemi coniugali. Nel giorno del compleanno del figlio, torna a casa dalla moglie che lo accoglie con freddezza. Intanto l’attenzione del Mondo è concentrata su un evento astronomico senza precedenti: un asteroide soprannominato Clarke, sta per passare molto vicino alla Terra, tanto da essere visibile a occhio nudo. Purtroppo durante il passaggio la comete si frantumerà in mille pezzi con conseguenze catastrofiche sulla superficie dell’intero pianeta. Diverse città di tutto il mondo saranno infatti rase al suolo. L’impatto di un enorme frammento di roccia provocherà morte e distruzione, destabilizzando interi paesi dal punto di vista politico, sociale ed economico. Proprio quando si sparge tramite i TG la notizia che i frammenti colpiranno la Terra, Jeff riceve una telefonata; il Governo degli Stati Uniti lo ha scelto, insieme alla sua famiglia, come parte dell’1% della popolazione statunitense che merita di essere salvata, perché importante, nel mondo di dopo, per la ricostruzione. Jeff farà quindi tutto ciò che è in suo potere per proteggere e portare in salvo la moglie e il figlio (Morena Baccarin e Roger Dale Floyd), in un mondo completamente in preda al panico.

Greenland, il disaster movie anti-spettacolo

Ric Roman Waugh sceglie di raccontare un disaster movie che rinuncia parzialmente alle meraviglie visive del genere per concentrarsi sui sentimenti. Perché se da una parte si concede lo spazio per esplosioni e crolli, non è certo questo quello che gli interessa. In Greenland, l’attenzione è tutta rivolta verso il primo piano di Butler, che riesce a rappresentare con un buon grado di credibilità un padre e marito completamente devoto alla famiglia, che sconta il senso di colpa di un errore (lo scopriremo nel film) e che farà di tutto per salvare la sua famiglia.

Waugh non si mette di certo al posto dei registi celebri per i loro disaster movie, da Emmerich a Bay, il regista di Greenland ha chiaramente presente il lavoro di tutti coloro che lo hanno preceduto, ma schiva e scansa qualsiasi paragone, proprio perché si concentra sull’umanità. Da quella che entra nel caos e diventa “cattiva” a causa della paura, a quella che invece lotta per rimanere unita e per sopravvivere, senza però cadere nello sconforto e nella brutalità (come quella protagonista, ovviamente).

Greenland rientra nell’ossimorica definizione di disaster movie intimista, che sembra anche essere l’unica definizione possibile per un film di questo genere in tempo di pandemia. Quando il mondo si avvia verso la fine e la distruzione, l’unica cosa che conta sono gli affetti, la famiglia, il rimanere uniti e combattere insieme. Un messaggio chiaro, elementare, che conferisce un po’ di senso in più ad un film che altrimenti avrebbe soltanto replicato uno schema visto e rivisto.