Dopo il successo al Sundance Film Festival 2021, dove si è aggiudicato il premio per la miglior regia, il premio della giuria e quello del pubblico, Hive di Blerta Basholli è stato presentato nella Selezione ufficiale della Festa del Cinema di Roma. La regista affida alla protagonista Yllka Gashi il compito di portare sulle sue spalle una storia – ispirata a una vicenda reale – che è l’esempio della tenacia e della forza d’animo di tante donne, in Kosovo ma non solo.

 
 

Hive, la trama

A sette anni dalla fine della guerra in Kosovo, Fahrije, Yllka Gashi, porta avanti la famiglia tra le difficoltà, poiché il marito è stato dichiarato disperso nel conflitto. Ha due figli. Vive con loro e con il suocero che, seppure invalido, la aiuta come può. Fa anche parte di un’associazione che raggruppa le mogli dei dispersi in guerra. È un’apicoltrice, ma più passa il tempo e più è difficile mantenere la famiglia. Coglie allora l’opportunità di mettere su una piccola impresa agricola, ma non è facile. Essendo donna, la sua attività autonoma, fuori casa, da persona emancipata, è malvista nel suo piccolo villaggio in cui vige il patriarcato, non solo dagli uomini, ma anche da molte donne. Farije è oggetto di maldicenze e attacchi. Mentre lotta per avere notizie del marito disperso, Farije continua la sua battaglia di libertà, per un futuro diverso.

Hive, l’emancipazione possibile 

Oggi si dibatte molto di parità di genere e i diritti delle donne sono di nuovo al centro del dibattito pubblico. In molti paesi europei, come anche l’Italia, se ne discute in termini di quote rosa in parlamento, parità salariale, o si festeggia, giustamente, per l’accesso delle donne ad alcune professioni prima ritenute tipicamente maschili – la prima pilota dell’aeronautica, la prima rettrice donna in un prestigioso ateneo. Tuttavia, vi sono realtà in Europa – non in paesi sconosciuti e lontani – come quella descritta dalla regista kosovara Blerta Basholli, al suo esordio nel lungometraggio, in cui le donne sono ancora costrette a restare in casa, impossibilitate a ricostruirsi una vita, anche se i loro mariti con ogni probabilità non torneranno più, senza avere neppure una tomba su cui piangere. È considerato disdicevole che guidino l’auto, che lavorino fuori casa e men che meno, in proprio, che non sottopongano qualsiasi loro decisione alla componente maschile della famiglia – in questo caso il suocero di Farije. 

hive castIn questo Hive è un film illuminante. Non solo perché fa luce su una realtà per lo più ignorata, ma perchè mostra uno straordinario esempio di resilienza – la capacità di reagire di fronte ai traumi e alle difficoltà, mostrandosi flessibili e capaci di adattarsi a nuove condizioni, anche modificando il proprio stile di vita. Basholli, con il suo stile scarno e rigoroso, e grazie all’intensa interpretazione di Yllka Gashi, mostra una nuova strada possibile, declinata al femminile, il potere dirompente dell’unione che, come dice un vecchio adagio, fa la forza. 

Una finestra sul Kosovo post bellico   

Altro elemento fondamentale di Hive è che schiude agli occhi dello spettatore una realtà che in pochi potevano immaginare così. Ad oggi, a più di vent’anni dalla guerra in Kosovo, conclusasi nel 1999, ancora vi sono famiglie che aspettano di sapere che fine abbiano fatto i loro cari. Nel film si ricostruisce bene tutto il loro doloroso calvario: ogni giorno la scoperta di nuove fosse comuni. La ricostruzione dell’appartenenza dei resti ritrovati, spesso solo abiti od oggetti personali si rivela un’operazione assai complicata. Le donne kosovare appaiono perciò, in un certo qual modo, come sorelle delle madri di Plaza De Mayo argentine. Come loro, scendono spesso in piazza per chiedere che venga fatta piena luce sulla sorte di figli, mariti, padri che ancora aspettano. Farije, cui dà corpo il talento finora sconosciuto di Yllka Gashi, è una di loro e il film coglie benissimo la difficile coesistenza in lei del dolore, del sentimento continuo di mancanza del marito, un dolore che si rinnova ogni giorno, con il desiderio di ricominciare, di costruire una nuova vita per sé, per i figli e per tutta la famiglia, che possa essere un’occasione di riscatto per tutto il suo piccolo villaggio. 

Le scene più belle di Hive

Le scene più belle del film sono proprio quelle che ritraggono le donne a lavoro. Momenti di fatica, ma anche di gioia collettiva, in cui si è consapevoli di stare costruendo un’alternativa per sé e per la comunità. Le donne lavorano instancabili – ancor di più perchè orgogliose di sé – proprio come le operose api che il marito di Farije tanto amava. 

Basholli, autrice del soggetto e della sceneggiatura oltre che regista, confeziona davvero un buon esordio, riuscendo a trasporre sullo schermo tutta la forza dirompente di questa piccola storia, che però agisce da grimaldello per aprire nuove prospettive in una società  che ha bisogno di rinnovarsi e può davvero farlo attraverso le donne.  Ecco perché ci si augura di vederlo presto nelle sale.