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Hopper. Una Storia d’Amore Americana, la recensione

Il film sarà in sala il 9 e 10 aprile con Nexo Digital.

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Dopo Il bacio di Klimt e Le meraviglie del Museo Egizio, il terzo appuntamento della Parte 2 de La Grande Arte al Cinema è dedicato a Edward Hopper. Arriva nelle sale solo il 9 e 10 aprile (elenco sale su nexodigital.it) il documentario Hopper. Una Storia d’Amore Americana, il film evento dedicato a uno dei più grandi e rappresentativi realisti dell’arte statunitense.

La domanda alla base della ricerca documentaristica di Phil Grabsky lo spinge a cercare le ragioni e le cause che hanno condotto un illustratore in difficoltà nato nello stato di New York a creare una tale quantità di capolavori in grado di parlare alle persone comuni così come agli esperti e capace di raccontare il tema del silenzio, dell’attesa e della solitudine con una tale potenza, contemporaneamente cristallina e misteriosa.

Concentrandosi su un racconto biografico abbastanza classico, il documentario scende nei dettagli della vita privata di Hopper, raccontandone gli anni giovanili a Parigi, che hanno formato il suo spirito e la sua sensibilità, per passare poi al lungo periodo vissuto negli Stati Uniti, sposato con l’artista Josephine Verstille Nivison, compagna di vita e fondamentale presenza e ispirazione per la sua creazione, che abbandonò la sua promettente carriera artistica per fargli da manager.

Hopper. Una Storia d’Amore Americana, la recensione del documentario

Quella che Hopper dipinge sulle sue tele è un’America popolare, silenziosa e misteriosa,  quasi avulsa dalla contemporaneità e dalla realtà, eppure tremendamente presente, nel tempo capace di influenzare pittori come Rothko e Banksy, cineasti come Alfred Hitchcock e David Lynch, ma anche fotografi e musicisti.

Tuttavia, il film cerca di raccontare non solo la grandezza artistica, ma anche la vera identità, intima e silenziosa, di questo artista riflessivo, maestro della narrazione per immagini.

Attraverso l’uso abbastanza classico e standard delle interviste a esperti, montate con materiale fotografico e filmati d’epoca, Grabsky racconta la vita e le opere di Hopper, sfruttando le immagini fisse sui dipinti, più o meno famosi, dell’artista, per lasciar parlare proprio lui, attraverso il Voice over che ne recita le lettere,. Gli articoli, i biglietti privati, i commenti alla sua arte, ai suoi dipinti, alle sue scelte, ma anche alla sua vita personale e alle sue relazioni.

Inoltre, proprio come recita il titolo, il documentario Hopper. Una Storia d’Amore Americana racconta proprio di amore, quello per l’architettura e i paesaggi aperti e talvolta desolati degli States ma anche quello, tenero e appassionato, per la determinata compagna di vita Jo. E quello che scopriamo, di pari passo con il regista, è un mondo di emozioni e di vita.

Hopper. Una Storia d’Amore AmericanaLa scoperta inattesa di un animo complesso

“Inizialmente sono stato attratto dall’idea di un uomo scorbutico, monosillabico e sgradevole – ha dichiarato infatti Phil Grabskyma ho imparato che questa era una sintesi molto ingiusta dell’uomo Hopper, che è stato molto più complicato e complesso di così. Durante gli studi per il film, ho anche scoperto che non si può capire Edward Hopper senza capire sua moglie, Jo. È per questo motivo che, con il progredire delle ricerche, abbiamo cambiato il titolo in Hopper: Una storia d’amore americana, alludendo sia al suo amore per l’architettura e i paesaggi americani, sia al suo rapporto con Jo. L’eliminazione della folla dalle sue scene urbane ci permette di concentrarci sulla narrazione di una persona sola e della sua solitudine”.

Con lunghe inquadrature che si soffermano sui suoi dipinti, a osservarli avide e curiose, il film affonda completamente dentro l’arte di Hopper, la racconta e la fruisce, come se fosse davvero l’occhio dello spettatore di un museo, di una mostra, che dedica il tempo giusto a ogni opera, per non perderne nessun dettaglio o sfumatura. E questa scelta estetica permette anche dalla poltrona della sala di sentire il calore, di avvertire la brezza, o l’ondeggiare dell’erba, le sensazioni tattili che, vivide, schizzano fuori dai colori brillanti delle opere di Hopper.

Sommario

La scelta estetica permette anche dalla poltrona della sala di sentire il calore, di avvertire la brezza, o l’ondeggiare dell’erba, le sensazioni tattili che, vivide, schizzano fuori dai colori brillanti delle opere di Hopper.
Chiara Guida
Chiara Guida
Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice di Cinefilos.it, lavora come direttore della testata da quando è stata fondata, nel 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.

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