i care a lot recensione

Presentato al Toronto Film Festival 2020 e destinato alla distribuzione su piattaforma (dal 19 febbraio su Amazon Prime), I Care a Lot è il terzo film di J Blakeson, regista de La quinta onda e di La scomparsa di Alice Creed, e anche questa volta, al centro della sua storia, c’è una protagonista femminile sfuggente e inaspettata, interpretata da Rosamund Pike, di nuovo alle prese con un ruolo ambiguo e sfaccettato, come era stato nel bellissimo L’Amore Bugiardo – Gone Girl di David Fincher.

 

La trama di I Care a Lot

La storia segue la vita e la professione di Marla Grayson, tutore legale che sembra fare della sua professione una ragione di vita. In apertura di film sentiamo la sua voce fuori campo che dice agli spettatori di scegliere, farsi lupo o agnello. Lei ogni giorno sceglie di essere lupo. La vediamo poi in tribunale mentre fieramente difende il destino solitario di una anziana pensionata, dichiarando con fervore “A me interessa molto! (I care a lot, in inglese)”. Sembra un’eroina moderna, una donna tutta d’un pezzo che si erge a paladina dei più deboli, fino a quando non si trova faccia a faccia, fuori dal tribunale, con il figlio della donna della quale è diventata tutrice, un uomo che è stato estromesso, per sempre, dalla cura della madre perché ritenuto non idoneo. Nel confronto con quell’uomo arrabbiato, Marla tira fuori il lupo, ringhia feroce e ci svela, subito, la sua indole: è un predatore.

Questa piccola premessa ci sposta poi leggermente più avanti nel tempo e ci mostra Marla che seleziona la sua prossima preda: Jennifer Peterson, un’anziana sola, benestante, arzilla, completamente autosufficiente e senza eredi. Con un’abile gioco di prestigio che dimostra di aver replicato più e più volte nel corso degli anni, Marla convince un medico connivente a dichiarare la signora incapace a vivere da sola, ne assume la tutela legale, la conduce in una casa per anziani, e assume il totale controllo della sua vita, dai beni mobili e immobili, alle medicine che le verranno somministrate per tenerla buona. Solo che questa volta la nostra predatrice non sa che la sua vittima non è indifesa come sembra e nasconde un segreto pericolosissimo. 

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I Care a Lot: tra commedia nera e thriller

Blakeson scrive, produce e dirige una storia che si presenta come una commedia nera, ma poi si trasforma in un thriller, si apre a scenari davvero inattesi che sfociano in situazioni assurde. I Care a Lot cambia pelle in più di una occasione, mentre sviluppa la sua narrativa imprevedibile che prende le mosse da un sistema legale di assistenza agli anziani che potrebbe sembrare lontano dal nostro sentire, ma che negli Stati Uniti sembra assolutamente comprensibile e conosciuto.

Regina incontrastata della scena è Rosamund Pike che dopo Gone Girl torna a vestire i panni di una donna spietata e disposta a tutto per raggiungere i suoi obbiettivi. Marla è colta, preparata, elegante, raffinatissima, decisa, senza scrupoli, sa affrontare ogni avversità, ogni vecchietto piangente, ogni parente bellicoso, insomma ogni situazione che potrebbe mettersi in mezzo a lei e il suo scopo: diventare più ricca, più potente, più di tutto e tutti. 

Una supervillian fuori dal comune

Il personaggio però si trova di fronte ad un evento inaspettato e si dimostra assolutamente all’altezza di gestire qualsiasi cosa. Forse proprio in questo momento si infrange il patto con lo spettatore che era stato impostato all’inizio del film, rendere Marla invincibile, assolutamente imbattibile di fronte a chiunque e a qualunque situazione, anche fosse un pericolo mortale, fa di un “cattivo ordinario” un supervillain che sembra forse fuori luogo in un film di impianto realistico. O forse bisogna semplicemente lasciarsi guidare dagli  eventi, per quanto assurdi possano sembrare.

Accanto a Pike, nel film fanno bella mostra di sé anche Peter Dinklage, in un ruolo che non sveleremo per non rovinare la visione ma che comunque offre una ulteriore nuova sfumatura al suo ventaglio di performance, Dianne Wiest che nei limiti del personaggio che le viene affidato, mostra una raffinatezza interpretativa rara, e Eiza Gonzales che purtroppo paga il prezzo di essere, nel film, socia e amante di Marla, la quale con la sua personalità strabordante la mette in un angolo. 

Costumi e location raccontano i personaggi

I Care a Lot è un film confezionato con molto gusto, dalla scelta delle location, ai costumi, alle acconciature e il trucco applicato a tutti i protagonisti, ovviamente Rosamund Pike su tutti, e il risultato è chiaramente leggibile in ogni scena dal momento che i costumi stessi raccontano molto dei personaggi dando allo spettatore una bussola per orientarsi all’interno della storia.

Cambiando pelle, genere, esito e sterzando bruscamente anche nel finale a sorpresa, con una conclusione karmica, I Care a Lot è un ibrido che sa destare interesse, scatenando incredulità e ilarità nello spettatore, riuscendo a catturarne l’attenzione fino alla fine.