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Il Diritto di Contare recensione del film con Taraji P. Henson

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Il Diritto di Contare

Candidato a tre premi Oscar, tra cui migliori film, arriva in Italia Il Diritto di Contare, intitolato in maniera più poetica e affascinante in originale come Hidden Figures, ossia Figure Nascoste. E proprio di persone nell’ombra parla il film diretto da Theodore Melfi e intepretato da Taraji P. Henson, Octavia Spencer, Janelle Monáe, con ruoli di secondaria importanza per Kevin Costner e Kirsten Dunst.

Il Diritto di Contare racconta una storia vera

La storia è quella vera e mai raccontata di Katherine Johnson, Dorothy Vaughn e Mary Jackson, tre brillanti afroamericane impiegate alla NASA. Tutte e tre, nella loro specialità, sono riuscite a distinguersi nei reparti più importanti dell’agenzia spaziale americana, contribuendo in maniera decisiva a inviare nello spazio John Glenn, il primo astronauta della storia degli Stati Uniti ad orbitare intorno alla Terra.

Le tre donne hanno combattuto contro il duplice pregiudizio che la società le ha cucito addosso negli anni ’50: l’essere di colore e l’essere donne in una società che non rendeva la vita facile a nessuna delle due categorie.

Quando il cinema si approccia a una storia vera, presumibilmente con il nobile intento di raccontare vicende sconosciute ma che, come queste vanno effettivamente valorizzate e divulgate, è importante stabilire da subito l’iter che si intende seguire nella messa in scena e nei toni applicati al racconto. Nel caso de Il Diritto di Contare si sceglie un linguaggio leggero da commedia che, pur con alcuni sparuti momenti di tensione, rischia di svilire l’incredibile storia che si va ad esporre come fosse un compitino ben svolto.

Il biopic si limita a mostrare gli eventi narrati, senza un guizzo di originalità

Il film di Melfi non ha assolutamente niente di sbagliato. I costumi, colorati e caratterizzati aiutano a definire cronologicamente e caratterialmente i personaggi; le attrici sono tutte straordinariamente in parte, complice anche la rappresentazione di una tipologia di personaggio che padroneggiano alla perfezione (le facce di Octavia Spencer sono più o meno sempre uguali e non per questo sgradevoli); le battute, i tempi, lo svolgersi delle vicende, tutto costruisce un quadro da compito senza un vero e proprio guizzo artistico che possa determinare un valore aggiunto del film.

Il pregio de Il Diritto di Contare è quello di portare alla luce delle “figure nascoste”

Il limite de Il Diritto di Contare è tutto nel suo servire la biografia senza cercare una strada originale di raccontare. Tuttavia, considerata la levatura della storia in questione, in questo caso, basta anche solo mostrare per tirare fuori dall’ombra delle figure che, grazie a questo film, non sono più nascoste.