il mio corpo vi seppellirà recensione

Dopo la commedia E se domani, Giovanni la Pàrola realizza Il mio corpo vi seppellirà e si cimenta con un western ardito e originale, ambientato nel Regno delle due Sicilie. Nel cast, Miriam Dalmazio, Maragareth Madè, Rita Abela, Antonia Truppo e Guido Caprino. 

La trama di Il mio corpo vi seppellirà

Prima dello sbarco delle truppe garibaldine, i soldati di Vittorio Emanuele II sono volti a Sud per espandere e consolidare il proprio dominio, in un territorio ancora senza legge e dove prospera il brigantaggio. Il Colonnello Romano porta avanti una personale guerra contro i briganti, che ostacolano la sua missione di riscossione delle tasse ai signorotti siciliani. Il Colonnello punta in particolare su un quartetto di donne che si fanno chiamare Drude, che lo hanno ferito in uno scontro. Sulle tracce delle Drude è anche Murat, ex soldato borbonico ricattato dal Colonnello, ora divenuto cacciatore di taglie conosciuto come “Il Macellaio”. Al centro della narrazione troviamo quindi le Drude, che non combattono solo per un tornaconto economico ma anche, e soprattutto, guidate da una grande fame di vendetta.

Una rielaborazione encomiabile del genere western

La Pàrola ci consegna una storia all’insegna delle figure femminili, le Drude, brigantesse di cui ci viene svelato il passato difficile e violento, che porterà a una vendetta efferata e sanguinolenta. “Il mio corpo vi seppellirà” indaga tasselli della storia del Sud Italia difficilmente rappresentati dal cinema e che trovano un nuovo spazio tramite la regia e la scrittura di la Pàrola.

Le Drude sono un gruppo di brigantesse datesi alla macchia, nascoste tra le grotte dell’arido paesaggio siculo. Lo spettro del passato le perseguita, le ha plasmate ed è ciò che le condurrà alla vendetta. Seguiamo parallelamente le vicende di Murat e del colonnello Romano che si andranno poi ad intrecciare con la storyline principale delle Drude.  È un western dalle sfumature pulp ma anche fumettistiche, con qualche eco tarantiniano e che si riaggancia alla tradizione di un genere che non vediamo da tanto sugli schermi italiani. Siamo testimoni di una ribellione raccontata da una prospettiva innanzitutto  individualista e che, solo in secondo luogo, assurge a simbolo di una ribellione collettiva: in questo il film di La Pàrola si  differenzia dal cinema italiano dell’epoca che raccontava la ribellione come un qualcosa di collettivo (ne è un esempio Vamos a matar companeros). 

Il mio corpo vi seppellirà coinvolge irrimediabilmente lo spettatore, con un comparto tecnico altamente esaltato, una violenza grafica volutamente esagerata (la grande sparatoria finale ne è un esempio). L’estetica mitologica che prevaleva nei film di genere italiani viene qui mitigata da un focus narrativo particolarmente brillante e originale, facendoci adottare la prospettiva di un gruppo di brigantesse, che tengono ben salde le redini della narrazione. L’Italia pre-unificazione può essere assimilata agli Stati Uniti della Guerra di Secessione e la Pàrola lo fa attraverso la rivisitazione del genere western, in cui notiamo la grande somiglianza naturale tra il contesto del selvaggio West e dell’Italia dello stesso periodo storico. 

Una direzione registica e un cast di tutto rispetto

La Pàrola riesce a confezionare un prodotto dall’identità propria, che riesce ad ergersi ad accattivante ed intrigante per lo spettatore. I difetti tecnici e il budget limitato vengono qui superati da idee vincenti e originali, dal talento del team di produzione e degli attori: una ventata d’aria fresca nel cinema italiano che ci fa auspicare a numerosi prodotti futuri su questa falsariga.

 Un’audace lavoro di costumi e scenografia, enfatizzati da una regia vibrante e un ritmo serrato, che si innesta tra azione e splatter, e un cast corale ottimamente assemblato – un quartetto tutto al femminile in versione inedita – costituiscono i punti di forza della pellicola. L’accuratezza nei dettagli della messa in scena e della fotografia d’impatto, arida e calda, rendono palpabili l’atmosfera incendiaria e carica di tensioni del paesaggio siciliano, tensione che deriva anche dall’interazione tra i personaggi, caratterizzata da battute taglienti, scontri all’ultimo sangue e minacce perpetuate. La Pàrola dimostra un’ottima padronanza del mezzo cinematografico, riuscendo a confezionare un prodotto di genere di tutto rispetto, dominato dalla veracità e dall’implacabilità d’azione (e verbale) delle protagoniste femminili. La narrazione scomposta e il montaggio inusuale di cui si serve la Pàrola a primo impatto potrebbero apparire fuorvianti, tuttavia si riesce ad intrattenere lo spettatore grazie all’alto tasso di azione, rivelazioni e scene d’impatto che la pellicola ci riserva. 

Notevole è anche il minuzioso lavoro linguistico affrontato: i dialoghi del film sono infatti in dialetto siciliano e piemontese. Ne risulta un lavoro fonetico estremamente preciso, per immergere lo spettatore non solo nelle pagine storiche dell’Italia del 1860, ma anche nella diversità linguistica italiana, che, di lì a poco, avrebbe portato a dibattiti sullo statuto della lingua italiana e su come unire la penisola anche da un punto di vista linguistico.