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Il ragazzo con la bicicletta: recensione del film

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I fratelli Dardenne sono di casa a Cannes, dove, a dire la verità, sono anche parecchio coccolati, e anche quest’anno hanno scelto il Festival francese per presentare in Concorso il loro ultimo film Il Ragazzo con la Bicicletta.

In Il ragazzo con la bicicletta Cyril è un bambino rifiutato dal padre che trova insperato (e all’inizio non capito) amore presso una donna, Samantha, che lo accoglie in casa. Come spesso succede, il cinema dei Dardenne non si basa su sofisticate trame, ma sulle immagini e sulle emozioni che restituiscono, attraverso uno stile che richiama il documentario con piani ravvicinati e una macchina molto mobile. Ne Il Ragazzo con la Bicicletta i due registi fanno esattamente quello che è tipico di loro: riescono a raccontare una storia drammatica, struggente, in maniera molto delicata, mostrando per quello che è la realtà le persone, i volti, su tutti quello del giovane protagonista per la prima volta sul grande schermo, Thomas Doret, che interpreta il piccolo Cyril impersonandone perfettamente turbe e dolori inespressi.

Il ragazzo con la bicicletta, il film

La sceneggiatura a tratti però risulta forzata, interrompendo la fluidità del racconto e rivela qualche crepa nella narrazione. Sicuramente le loro scelte artistiche sono ragionate, ma i Dardenne dovrebbero aiutare di più lo spettatore mostrando le ragioni dei personaggi, aiutandolo così anche a seguire con più interesse la vicenda. Come accennato il film resta fedelissimo all’impronta autoriale dei due, soprattutto per quello che riguarda la dinamica padre/figlio, qui esplicata sul doppio rapporto che intercorre tra Cyril e i due adulti che gli ruotano intorno.

Molto vividi i colori che la bella fotografia di Alain Marcoen ci regala, permettendoci di seguire con piacere le lunghe corse di questo ragazzino sempre in sella alla sua bicicletta, sempre di corsa attraverso il piccolo mondo che ha intorno e sempre alla ricerca di quell’amore dal quale scappa, ma che gratuitamente gli verrà offerto. Interessante anche l’uso della musica, rarefatto ma invasivo e fortemente evocativo in punti nevralgici del racconto, a sottolineare l’emozione improvvisa, come una scarica elettrica che colpendo nell’animo il protagonista, colpisce nei sensi anche lo spettatore.

Chiara Guida
Chiara Guida
Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice di Cinefilos.it, lavora come direttore della testata da quando è stata fondata, nel 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.

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