Il regista premio Oscar Sam Mendes (American Beauty, Era mio padre, Revolutionary Road) torna al suo primo amore, il teatro, e dirige King Lear, questa meravigliosa tragedia shakespeariana interpreta mirabilmente dalla compagnia del National Theatre di Londra.

 
 

Tormentato dalla paura di perdere la ragione, il vecchio Lear (Simon Russel Beale), sovrano d’Inghilterra, decide di abdicare e dividere il regno in tre parti, tante sono le sue figlie. Chi di loro si mostrerà più amorevole avrà in premio la fetta più grossa della sua riconoscenza. Mentre le due figlie maggiori, l’ossequiosa Gonerilla (Kate Flatewood) e la scaltra e melliflua Regana (Anna Mawell Martin), lo adulano e assecondano, la minore, nonché più amata, Cordelia (Olivia Vinall), apre il suo cuore con onestà e sincerità. Per questo viene fraintesa e ripudiata dal collerico padre che la caccia tra le braccia comprensive del re di Francia. Ma l’anziano ed instabile re avrà presto modo di constatare quanto illusorie fossero le sue convinzioni riguardo l’affetto delle altre due figlie, e la sua disillusione e delusione di padre non faranno che accelerare un ormai irrefrenabile viaggio verso la follia.

Il King Lear è una delle opere più celebri ed esemplificative del genio del grande drammaturgo inglese, una storia dove amore e odio, lealtà ed ambizione, si scontrano e si oppongono attraverso personaggi perfettamente delineati e dialoghi sferzanti. Quella di Lear è pura follia, demenza senile, oppure è la rabbia giustificata di un essere nobile e puro che vede traditi i più sacri principi e affetti che dovrebbero regolare la vita dell’uomo? A cosa può portare l’eterna lotta tra il bene ed il male, tra chi si mantiene fedele e attaccato a sani principi come Cordelia, il duca di Kant o il saggio Gloucester, e chi invece si abbandona alla più sfrenata ambizione come il perfido Edmond o le spietate sorelle Regana e Gonerilla? Come spesso accade nelle sue tragedie, Shakespeare opta per un finale drammatico, dove la morte trionfa e annulla indiscriminatamente tutto in vista di un nuovo domani. L’incontro fra cinema e teatro porta a differenti valutazioni: se da una parte ci si morde i pugni per non poter assistere fisicamente a questa incredibile piece teatrale, e scorticarsi le mani dagli applausi, dall’altra Mendes con la sua regia delicata quanto indovinata, ci permette di gustare primi piani ed angolazioni che risaltano la forza espressiva degli interpreti oltre a valorizzare ancora di più la carica emotiva di determinate scene. Quasi tre ore di spettacolo che volano sulle ali del talento immenso di questi attori pazzeschi in cui ammiriamo la perfetta sinergia tra vecchi leoni da palcoscenico, come l’immenso Simon Russel Beale (Lear) oppure Stanley Towsend (il duca di Kent) e Adrian Scarborough (il buffone), con le nuove generazioni del teatro britannico tra cui spicca la brava Olivia Vinall (Cordelia) e l’ottimo Sam Treughton (Edmond).

Inutile dire come la possibilità di assistere allo spettacolo in lingua originale con sottotitoli in italiano, renda merito e valore alla bellezza di ogni singola parola partorita dalla penna di William Shakespeare. Re Lear di Sam Mendes uscirà in data unica in Italia il prossimo martedì 24 giugno, non perdete l’occasione di assistere a questo meraviglioso momento di cinema-palcoscenico.