Nonostante Cuba non si trovi sotto la lente dell’attenzione internazionale, a favore di altri conflitti più gravi o più vicini al mondo europeo, questa affronta da diversi decenni una condizione di crisi economica e sociale dovuta ai blocchi statunitensi. Questo tema però viene portato vivamente all’attenzione dello spettatore proprio in La calle pura. Diretto da Alfredo Chiarappa, il film segue le vicende di tra personaggi chiave per raccontare la Cuba di oggi, fatta di povertà, mancanza di risorse anche materiali e di tanta speranza per un futuro migliore. A figurare sul grande schermo troviamo tre figure, tre “attori” che mostrano al mondo le loro vicende di vita: si tratta del giovane Bryan e dei gemelli Toro, padre di Bryan, e Mio. Il documentario è prodotto da Mediterraneo Cinematografica (casa di produzione di Noi ce la siamo cavata).
La calle pura: la fuga dalla povertà
La storia è ambientata tra la capitale l’Avana e Alamar, quartiere di stile sovietico situato a est della città. Qui, i tre protagonisti cercano di fuggire al loro stato di precarietà economica, così da donare a se stessi e ai propri cari un futuro migliore. Ciononostante, tutti lo fanno in modo diverso. Bryan, ancora nella fase di transizione tra l’adolescenza e l’età adulta, ripone tante speranze nella musica, sperando un giorno di arrivare in America e di raggiungere la vita a cui ambisce, per se e per la propria fidanzata.
Toro, invece, ambisce ad aprire un bar: il problema principale della Cuba che vivono i protagonisti sembra essere proprio avere l’accesso a risorse e a prodotti primari, ma avere una licenza collegata a un’attività permette di acquistare i beni all’ingrosso. Ciononostante, questi progetti non saranno semplici da realizzare per Toro, e i problemi familiari si aggiungeranno presto a quelli lavorativi ed economici.
Mio sembra essere una figura meno prudente rispetto al fratello, e cerca di appoggiare il giovane Bryan nell’inseguire i propri sogni e costruirsi un futuro.
La calle pura: la Cuba dell’embargo
Il primo elemento che salta all’occhio dello spettatore guardando La calle pura è proprio la fedele rappresentazione di cos’è Cuba oggi. Infatti, se già Cuba si trovava in una condizione di grave crisi, questa si è ulteriormente inasprita dal blocco dell’import del petrolio venezuelano deciso dal presidente Donald Trump. Nonostante questo sia un risvolto ancora più recente rispetto alla produzione del film, qui già ritroviamo tanti esempi della condizione di crisi.
All’inizio de La calle pura, questo si può percepire dalle vendite di Bryan insieme alla giovane ragazza. I due vendono principalmente prodotti per l’igiene, probabilmente importati e venduti illegalmente: lascia molto riflettere soprattutto un pubblico occidentale la mancanza di beni di prima necessità come certe tipologie di saponi o gli assorbenti interni.
Altro esempio si ritrova nel momento della contrattazione tra dei giovani venditori e Toro, per l’acquisto di macchinari: Toro vuole detrarre dal prezzo totale la fetta di formaggio mangiata dal venditore, proprio perché si tratta di un prodotto importato e quindi molto costoso. In poche parole, si tratta di situazioni inimmaginabili in contesti come quello dell’Unione Europea.
Infine, la condizione economica cubana viene spiegata in maniera ancora più chiara dallo stesso Toro, parlando con dei possibili soci occidentali. In questo contesto, infatti, lui spiega le difficoltà di Cuba, legate alla scarsità di beni oltre che di capitale: non è possibile prelevare in valuta cubana più di una certa soglia, molto bassa, e che solamente le persone dotate di una licenza possono avere accesso all’acquisto di più beni. Anche le persone che riescono a guadagnare dentro i confini nazionali poi portano il denaro in altri stati.
Il contrasto con la tipica cultura occidentale
Altra tematica che emerge anche in maniera visiva in La calle pura è la differenza tra le persone del luogo e i turisti. Non si tratta naturalmente di una semplice differenza nell’aspetto fisico, ma proprio nei luoghi, nei sorrisi spensierati di chi vive Cuba come una meta esotica e non come un luogo senza opportunità da cui scappare.
Anche all’interno de L’Avana i luoghi in cui sono presenti turisti risultano essere molto più puliti, occidentalizzati, marcando fino all’estremo il contrasto con quella che è la vera Cuba.
A ciò si aggiungono anche delle chiare differenze culturali: queste vengono presentate allo spettatore in maniera più chiara a partire dalla seconda parte del film. In questo contesto, infatti, il regista da spazio anche agli antichi riti tradizionali che animano la cultura locale. Qui vediamo Bryan prima recarsi a un tempio, e poi farsi “predire il futuro” insieme alla fidanzata.
Fin troppo lunga sembra essere la scena dedicata al rito posto in essere da Toro: qui, infatti, non essendoci sottotitoli che traducono le formule pronunciate e non essendo queste usanze proprie di una più generica cultura occidentale, possono risultare difficili da comprendere. Sarebbe forse stato più interessante accorciarle, in modo da non perdere l’attenzione del pubblico, e cercare di spiegarle, anche con piccoli escamotage.
La calle pura si afferma così un documentario interessante, pronto a presentare una parte di mondo non sempre nota a tutti.
La calle pura
Sommario
Nonostante la tematica affrontata sia di grande rilevanza, La calle pura ha un ritmo troppo lento, dilungandosi eccessivamente in scene che difficilmente possono essere comprese a pieno dal pubblico.

