A poco meno di un anno da Superman, il DC Universe ci dà nuovamente appuntamento al cinema con il secondo lungometraggio del franchise (quarto titolo, considerando anche le serie Creature Commandos e Peacemaker – Stagione 2). Parliamo di Supergirl, diretto da Craig Gillespie (Tonya, Crudelia) e con protagonista Milly Alcock, che dalla serie House of the Dragon passa a vestire il costume della supereroina cugina di Clark Kent. C’era grande attesa per il suo debutto, perché là dove il film dedicato all’Uomo del Domani è attraversato da un cuore buono e impossibile da scalfire, diametralmente opposto è il percorso che la Donna del Domani deve compiere per scoprirsi “buona”.
Già dal suo cameo nel finale di Superman, infatti, la Supergirl del DCU appariva aderente alla sua controparte a fumetti: una giovane disastrata, interessata a divertirsi e fare festa più che adempiere al destino che i suoi genitori avevano immaginato per lei. Con il film a lei interamente dedicato possiamo finalmente conoscere meglio la sua storia, le sue origini e allo stesso tempo entrare nel suo cuore. Non esente da incidenti di percorso, il film di Gillespie riesce così a trarre il meglio dai suoi elementi principali, a partire dall’interpretazione della protagonista.
La trama di Supergirl
Cugina di Clark Kent ma agli antipodi rispetto al più solare Superman, Kara Zor-El (Milly Alcock) è cresciuta circondata da sofferenza e violenza, lontana dall’amore familiare che ha plasmato l’Uomo d’Acciaio. Questa infanzia dura l’ha resa un personaggio più spigoloso, segnato e pronto a reagire con fermezza al male. Nel giorno del suo ventunesimo compleanno, Kara viaggia ancora attraverso la galassia insieme al fidato cane Krypto, senza avere una precisa meta.
Durante il suo percorso conosceperò la giovane Ruthye Marye Knoll (Eve Ridley), un incontro destinato a cambiare il suo cammino. Quando una tragedia inattesa colpisce entrambe, l’eroina kryptoniana si vedrà infatti spinta in una missione segnata dalla vendetta che la costringerà a interrogarsi sui confini tra giustizia e brutalità. Kara e Ruthye intraprendono così un viaggio cosmico epico, che metterà alla prova non solo le loro forze, ma anche l’identità stessa di Supergirl.
Trovare l’emozione dentro un percorso canonico
Superman si apriva con il supereroe del titolo mal ridotto a seguito di un pestaggio. Similmente, Supergirl si apre con la nostra protagonista in preda ai postumi di una sbornia, poco interessata ad avere cura di sé o a condurre una vita equilibrata. Le somiglianze, almeno per un po’, finiscono però qui. Mentre Superman, una volta recuperate le forze, torna subito in battaglia, Kara Zor-El al contrario le battaglie le evita quanto più possibile, lasciando il costume rosso e blu con la mitica S sul petto gettato in disparte. Insomma, ci troviamo davanti ad un’eroina riluttante, segnata dal passato e poco interessata a cercare un senso al proprio dolore.
Un percorso che possiamo immaginare avrà una parabola ascendente e che segue infatti un percorso piuttosto prevedibile, sia nelle sue cadute che nelle sue conquiste. Probabilmente troviamo proprio nella sceneggiatura il “limite” maggiore del film. Quella scritta da Ana Nogueira, ora chiamata a scrivere il film su Wonder Woman per il DCU, è una storia che non corre particolari rischi, seguendo un percorso canonico e già battuto. Tuttavia, in questo percorso che va per tappe notte, Nogueira e Gillespie riescono ad infondere vita e intrattenimento, riuscendo anche ad offrire una buona varietà di scenari, personaggi e creature che, si sa, suscitano sempre un certo interesse.
L’importante è che il film riesca a divertire ed emozionare e l’obiettivo si può dire raggiunto. Nonostante non si abbiano gli epici scontri presenti in Superman, le sequenze d’azione possiedono il giusto fascino e il giusto dinamismo – complice anche una colonna sonora frizzante – mentre tutta la sequenza relativa al passato di Supergirl risulta narrata con la giusta delicatezza, riuscendo così a dare più di qualche colpo al cuore. Quando la fragilità della protagonista emerge, oltre alla simpatia nei suoi confronti si affianca anche un certo affetto.
Milly Alcock è un’ottima Supergirl
Il merito è naturalmente anche dell’interprete, Milly Alcock, che si conferma una validissima scelta per il ruolo. Ha il volto giusto per portare su di sé la giovinezza, la caoticità interiore e la voglia di rivincita di Supergirl. È grintosa, simpatica, impossibile non volerle bene, soprattutto alla luce della sua imperfezione. Chi quindi si era trovato infastidito dall’eccessiva bontà di Superman, troverà in lei un ottimo contraltare. La affiancano poi Eve Ridley nel ruolo di Ruthye, giovane ma grintosa, e soprattutto Jason Momoa nel ruolo che aspettava da sempre di interpretare, Lobo, nonostante non abbia una presenza particolarmente estesa all’interno del film.
Ma ci sarà indubbiamente modo di rincontrarlo nel DCU e approfondire la sua storia. Ciò che al momento ci è stato presentato di lui diverte e convince, con Momoa evidentemente a suo agio in questi panni, divertendosi platealmente e di conseguenza divertendo anche noi che lo osserviamo. Meno convincente, purtroppo, è invece il villain, Krem delle Colline Gialle, interpretato dal bravo attore belga Matthias Schoenaerts. Il personaggio, inizialmente presentato come minaccioso e potente, sembra invece sgonfiarsi nel corso del film, divenendo sempre meno attraente e finendo con il ricordare i meno convincenti tra i villain Marvel.
Una supereroina che fa quel che le pare
In definitiva, Supergirl riesce ad essere un capitolo convincente di questo nuovo DCU, sebbene probabilmente non avrà un particolare peso nel più ampio contesto di questa fase nota come “Dei e Mostri”. Parliamo di una storia quasi a sé, che sembra avere l’obiettivo di condurci ad una riunione dei due cugini kriptoniani in vista di Man of Tomorrow. Sarà interessante scoprire come verrà gestita d’ora in avanti Supergirl, nella speranza che la sua natura casinista e “faccio come mi pare” non venga messa da parte. Dopo avergliela vista applicare così bene in questo film, è indubbiamente ciò che più ci lega a questo personaggio.
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Supergirl
Sommario
Supergirl è un capitolo convincente del nuovo DCU che, pur seguendo una struttura narrativa piuttosto canonica e prevedibile, riesce a emozionare e divertire grazie a una protagonista carismatica e ben interpretata da Milly Alcock. Nonostante qualche limite nella sceneggiatura e un villain poco incisivo, il film conquista per cuore, intrattenimento e personalità.
