The Lady - L'amore per la libertà

Luc Besson porta al cinema The Lady, la storia di Aung San Suu Kyi, attivista birmana che per circa 15 anni ha scontato un isolamento forzato nella sua casa a Rangoon con l’unica colpa di aver sostenuto il suo popolo e la battaglia per la libertà ed i diritti civili.

 

The Lady racconta la vita di questa donna straordinaria, divisa tra dovere politico e sociale, ereditato dal padre generale martire del golpe, e amore di moglie e madre, che con contegno ma con grande passione continua a coltivare nei lunghi anni di prigionia. Besson ci mostra così un altro ritratto di donna, dopo le eroine storiche e fantastiche che negli anni ci ha proposto, ma questa volta sceglie di narrare l’amore unitamente ad un obbiettivo: quello di dare voce ad una situazione politica e sociale unitamente ad una personalità rara e preziosa.

The Lady, il film

The Lady - L'amore per la libertà

Ad interpretare l’orchidea d’acciaio c’è Michelle Yeoh, che per questo ruolo ha dovuto imparare il birmano, oltre che un inglese ‘così come lo parlerebbe lei’. Elegante e pacata, interpreta con grande efficacia la donna che ha fatto della lucida razionalità e della non violenza un suo marchio distintivo. Al suo fianco, nel ruolo del marito, il Professor Micheal Aris, c’è lo splendido David Thewlis, già interprete di importanti film, come L’Assedio di Bertolucci e The New World di Malick, oltre che della saga di Harry Potter. L’attore inglese da ulteriore prova di straordinaria bravura, interpretando un uomo innamorato e fedele, oltre che fermamente convinto nel suo percorso e in quello della moglie, ma anche un uomo che fa i conti con la mancanza, la sofferenza e la malattia.

The Lady si dipana per 127 minuti, forse un po’ troppi, ripercorrendo gran parte del cammino che ha portato Suu ad intraprendere la sua carriera di attivista fino alla scarcerazione e alla morte per cancro del marito. Una delle maggiori difficoltà interpretative per gli attori, è stata quella di indossare i panni di persone che esistono e sono esistite, senza però avere la possibilità di confrontarsi con loro, né avere un riscontro diretto del proprio lavoro.

La potenza della storia, unitamente all’uso ricattatorio della musica, ne fanno un prodotto molto commovente, ma che nelle intenzioni del regista deve probabilmente gettare luce sulle atrocità che ancora vengono perpetrate in Birmania contro i cittadini.