Le tigri di Mompracem: recensione del film di Alberto Rodriguez

Alberto Rodriguez porta lo spettatore negli oscuri fondali del mare, raccontando con uno stile quasi documentaristico la storia di due fratelli costretti a sopravvivere tra criminalità e drammi familiari

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Chi vive il mare ne conosce ogni angolo, pur non essendo il suo habitat naturale. Il mare, in fondo, assomiglia alla vita stessa: in superficie lascia filtrare la luce, negli abissi custodisce invece tutto ciò che si cerca di tenere nascosto. Ma c’è chi lo considera casa a prescindere dalla profondità in cui si trova, perché è l’unica che conosce davvero. Parte da qui Le tigri di Mompracem, con Alberto Rodriguez pronto a scavare nelle acque più oscure senza timore, portando a galla paure, fragilità e il legame viscerale di una coppia di fratelli che ha trovato nell’altro il principale motivo per continuare a lottare. Nel cast Antonio de la Torre e Barbara Lennie, alla sceneggiatura Rafael Cobos e lo stesso Rodriguez. Le tigri di Mompracem arriva nelle sale dal 14 maggio.

La trama di Le tigri di Mompracem

Antonio ed Estrella sono due fratelli cresciuti con il mare come unica vera casa. Da piccoli, il padre, sommozzatore, li portava al largo, dove imparavano a immergersi e a prendere confidenza con i fondali. Crescendo, anche loro hanno trasformato quella passione in un lavoro, diventando subacquei professionisti nel porto di Huelva. Antonio, a differenza di Estrella, può scendere nelle profondità marine senza limitazioni. Lei, invece, dopo un’immersione andata male, è rimasta sorda da un orecchio e non può andare oltre i 17 metri. Nonostante questo, continua ogni giorno a lavorare al fianco del fratello, aiutandolo durante le immersioni. Antonio, soprannominato “la Tigre” per la sua esperienza e la capacità di affrontare anche le situazioni più rischiose, lavora nei fondali dove vengono effettuati gli interventi sulla nave petrolifera per cui sono impiegati. Proprio durante una di queste operazioni, Antonio scopre un carico di cocaina nascosto all’interno di una nave. Schiacciato dai problemi economici – il divorzio, il mantenimento delle due figlie che non riesce più a sostenere e il timore che l’ex moglie possa portargliele via – decide, dopo essersi confrontato con Estrella, di prenderne una parte per rivenderla e ottenere il denaro necessario a sistemare la propria vita. Ma quella scelta finirà per trascinare entrambi in una spirale sempre più pericolosa, mettendo a rischio non soltanto Antonio, ma anche sua sorella.

Le tigri di Mompracem film

Negli oscuri fondali

Le tigri di Mompracem è un’altalena vivida che oscilla costantemente nella vita dei protagonisti, in particolare di Antonio. Dal buio dei fondali alla luce della terraferma: è questo il continuo gioco di immagini e contrasti, specchio non solo del dramma interiore che vivono, ma anche del noir costruito da Rodriguez. Il mare per loro è silenzio, pace, sopravvivenza. Dove l’oscurità degli abissi respinge e intimorisce, Antonio ed Estrella si sentono invece a casa. Sanno di appartenere a quelle acque, proprio come quelle acque appartengono a loro. Ma lo stesso mare che protegge finisce anche per condannare.

Le tigri di Mompracem

È lì che prende forma la caccia ad Antonio da parte della mafia, in un equilibrio sempre precario in cui il mare diventa contemporaneamente rifugio e perdizione, minaccia e salvezza. Una dualità che attraversa l’intera ossatura filmica e che Rodriguez traduce attraverso una regia sporca, quasi documentaristica, interessata a cogliere ogni esitazione, ogni silenzio, ogni increspatura emotiva dei protagonisti. La sceneggiatura, ruvida ed essenziale, lascia così emergere tutta la verità di un rapporto costruito su tensioni continue ma anche su un legame profondissimo, intenso, che proprio come il mare travolge e protegge allo stesso tempo.

Un amore puro

Ed è proprio il rapporto tra Estrella e Antonio il vero cuore di Le tigri di Mompracem. I loro chiaroscuri, le paure, le fragilità. I silenzi, il sostegno sussurrato, i rimproveri netti. Al di là dell’impianto di genere, Rodriguez delinea una storia che racconta un amore fraterno viscerale, fatto di protezione reciproca. Cresciuti insieme e uniti dalla stessa passione, i due cercano di resistere quando tutto sembra sgretolarsi. È un legame edificato sui piccoli gesti e sulle attenzioni invisibili, su quella dedizione solida che si può avere soltanto verso chi si ama fortemente. Un rapporto imperfetto, che si incrina anche, ma trova sempre il modo di rialzarsi, diventando quasi un balsamo per tutte le ferite che entrambi si portano dentro. Rodriguez riesce così a bilanciare dramma familiare e noir senza mai perdere la componente più umana del racconto. E proprio nella sua crudezza più asciutta, Le tigri di Mompracem riesce a toccare la sensibilità dello spettatore, trovando nella semplicità del racconto la sua forma più autentica.

Le tigri di Mompracem
3.5

Sommario

Rodriguez riesce a bilanciare dramma familiare e noir senza mai perdere la componente più umana del racconto. E proprio nella sua crudezza più asciutta, Le tigri di Mompracem riesce a toccare la sensibilità dello spettatore, trovando nella semplicità del racconto la sua forma più autentica.

Valeria Maiolino
Valeria Maiolino
Classe 1996, laureata in Arti e Scienze dello Spettacolo alla Sapienza con una tesi su Judy Garland, scrive per Auto.it, InMoto.it, Corriere dello Sport e Tuttosport. Redattrice di Cinefilos.it, ha pubblicato i romanzi Quello che mi lasci di te (2021) e Al di là del mare (2022).

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