Love Me Love Me, recensione del film con Pepe Barroso, Mia Jenkins e Luca Melucci

Un teen romance tra triangolo amoroso, amicizie e fragilità contemporanee: l’adattamento del romanzo di Stefania S. racconta l’adolescenza tra desiderio, pressioni e ferite invisibili. Disponibile dal 13 febbraio su Amazon Prime Video.

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Love Me Love Me recensione
Cortesia Prime Video

C’è un momento, nell’adolescenza, in cui tutto sembra definitivo: un amore, un litigio, una frase detta male in corridoio. Love Me Love Me lavora proprio su quel tipo di assolutismo emotivo, su quella sensazione febbrile che trasforma ogni giornata in una piccola apocalisse privata. Basato sull’omonimo romanzo di Stefania S., il film – disponibile dal 13 febbraio su Amazon Prime Video – mette in scena un racconto di formazione dal cuore romanticamente classico, ma con uno sguardo contemporaneo capace di intercettare fragilità e pressioni molto riconoscibili.

Al centro c’è un triangolo amoroso che non si limita a essere motore narrativo, ma diventa lente attraverso cui osservare desiderio, appartenenza e identità.

Cortesia Prime Video

Un triangolo amoroso che parla di scelta 

La protagonista è June White (Mia Jenkins), ragazza inglese che si trasferisce in Italia per seguire la madre, pittrice, in un cambiamento che ha un forte sapore di rinascita. L’arrivo a Milano è, per June, una frattura: lasciare casa significa perdere coordinate, amicizie, certezze. E il film riesce a far percepire quell’instabilità non come un semplice espediente narrativo, ma come una condizione emotiva.

È alla Saint Mary, scuola internazionale milanese, che June incontra i due poli del suo conflitto interiore: Will Cooper (Luca Melucci) e James Hunter (Pepe Barroso Silva).

Will è lo studente modello della “Milano bene”, quello che sa stare al mondo e dentro le aspettative: educato, controllato, affidabile. James, al contrario, è burrascoso, inquieto, con una passione per la boxe che sembra tanto un hobby quanto un lavoro. Sono migliori amici, ma anche opposti complementari: la calma e la tempesta. June arriva e diventa fin da subito una variabile imprevista, rappresentando per i due amici una possibilità: di cambiare, di sentirsi visti, di essere amati.

E qui Love Me Love Me centra perfettamente una delle sue intuizioni più efficaci: non racconta il triangolo come una gara o un gioco di conquista, bensì come un dilemma interiore. June non sceglie solo chi amare, ma chi diventare.

Love Me Love Me: il liceo come universo totale

La Saint Mary non è soltanto un’ambientazione: è un microcosmo, un palcoscenico sociale in cui ogni gesto pesa. Il film restituisce bene quel senso di vita “in vetrina” tipico dell’età liceale: gli sguardi degli altri sono giudizi, le amicizie sono alleanze, l’amore è un’identità pubblica oltre che privata.

Accanto ai protagonisti si muove un gruppo di amici che, pur restando sullo sfondo, contribuisce a costruire un mondo credibile: Blaze (Michelangelo Vizzini), Amelia (Andrea Guo) e Jackson (Madior Fall). Sono presenze che ampliano lo spettro emotivo della storia e ricordano che l’adolescenza non è mai un’esperienza solitaria: è un caos condiviso, una confusione collettiva in cui si cresce anche imitando, confrontandosi e, talvolta, scontrandosi.

Il film segue i sentimenti, le avventure e i ricordi dei ragazzi con un andamento che alterna slanci romantici e momenti più intimi, quasi diaristici. A volte sembra di assistere a un ricordo in costruzione: non importa tanto ciò che accade, quanto piuttosto ciò che resterà.

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Primi amori: tutto è troppo, tutto è vero

Love Me Love Me funziona soprattutto quando abbraccia la logica emotiva dell’adolescenza: la sproporzione. I primi amori sono totalizzanti non perché siano necessariamente giusti, ma perché sono i primi a dare un nome a ciò che si prova. E quando finalmente si riesce a definire le proprie emozioni “amore”, quel sentimento diventa enorme, occupa tutto.

Il film racconta bene anche l’ambivalenza tipica di quell’età: desiderare qualcuno e, al tempo stesso, temerlo. Voler essere scelti e avere paura di essere scoperti. Sentirsi invincibili e fragilissimi nello stesso momento.

June è una protagonista che incarna questo cortocircuito: straniera, nuova, vulnerabile, ma anche capace di un magnetismo che non è seduzione, ma voglia di connessione. E i due ragazzi che la circondano sono, in modi diversi, figure speculari: Will è l’amore che rassicura, James l’amore che brucia.

Love Me Love Me: salute mentale e corpo come campo di battaglia

Sotto la superficie romance, Love Me Love Me lascia emergere un tema più scuro e attuale: la salute mentale. Non è un film che si trasforma in manifesto o in trattato, ma si percepisce la volontà di suggerire che dietro l’apparenza perfetta dei personaggi, si nascondano forti fragilità.

Questo vale soprattutto per i personaggi maschili, ed è interessante perché ribalta uno stereotipo frequente: qui la vulnerabilità non è solo un attributo della protagonista. Will e James, entrambi, portano sulle spalle pressioni diverse e ugualmente logoranti. 

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Una storia classica, ma non fuori dal tempo

Dal punto di vista narrativo, Love Me Love Me segue un’impostazione piuttosto classica: triangolo, amicizie, gelosie, rotture e riavvicinamenti. Ma ciò che lo rende contemporaneo è la capacità di raccontare l’adolescenza non come un ricordo edulcorato, bensì come una zona emotiva instabile, piena di contraddizioni.

Non tutto è perfettamente bilanciato e a tratti il film indulge in alcune dinamiche prevedibili del genere, ma è anche vero che la sua forza sta nella sincerità con cui sceglie di essere esattamente ciò che è: un racconto sentimentale che vuole parlare a chi ha amato, a chi ha scelto (magari troppo presto), a chi ha confuso un colpo di fulmine con un destino.

Young Romance da vedere

Love Me Love Me è un film che usa la cornice del romance per raccontare qualcosa di più profondo: la paura di non essere abbastanza, la voglia di essere visti, l’urgenza di appartenere. Il triangolo tra June, Will e James non è soltanto una dinamica da tifo, ma una rappresentazione di quella fase della vita in cui l’amore sembra una questione di sopravvivenza.

Ed è forse questo il suo merito principale: ricordarci che l’adolescenza non è un preludio alla vita vera. È già vita vera, solo più rumorosa e più assoluta.

Love Me Love Me
2.5

Descrizione

Love Me Love Me ha un cuore sinceramente romantico e un’ambientazione scolastica efficace, ma resta spesso intrappolato nei meccanismi più prevedibili del teen drama. Un film godibile per il target e per chi ama il genere young romance.