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Moonlight recensione del film di Barry Jenkins

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Moonlight Los Angeles ASC 2017

Trai titoli che saranno protagonisti della corsa agli Oscar per il 2017 c’è Moonlight, intenso film di Barry Jenkins che arriva in sala in Italia il 16 febbraio.

Moonlight di Barry Jenkins è candidato a sei premi Oscar 2017

La scoperta di sé non è mai un processo semplice, lo è già in un ambiente sano e protetto, ma in un contesto di difficoltà crescere e riconoscere la propria identità è una sfida cui qualcuno soccombe. Una madre tossicodipendente, un amico speciale, i bulli della scuola e surrogati paterni sui generis ruotano intorno a Chiron, un bimbo, un ragazzo, un uomo che vediamo crescere e svilupparsi come essere umano nel corso di tre età. Seguendo il suo difficile cammino, scopriamo qualcosa in più su di noi e sulla difficoltà di creare legami nel corso della vita stessa. In Moonlight procediamo seguendo in punta di piedi il filo rosso di connessioni umane, storie di vita difficile, costruzione e distruzione di rapporti, tutto con l’occhio vicino, invadente e attento di Jenkins.

Dopo Medicine for Melancholy del 2008, discretamente accolto da pubblico e critica, Barry Jenkins torna a raccontarci uno spaccato di vita immerso in una Miami sporca e cattiva che fa da sfondo a un racconto che, nonostante le difficoltà che mette in scena, è affrontato con delicatezza e originalità. Moonlight è nettamente diviso in tre parti, una per ogni età, che raccontano difficoltà ed emozioni diverse, tutte legate al protagonista nella sua ricerca di un rifugio, di un posto, di un affetto nel mondo che lo vede irrimediabilmente e inevitabilmente solo.

MoonlightIl processo formativo del protagonista viene però esposto attraverso episodi e incontri brevi, come dei flash che esulano dallo sviluppo narrativo, delle brevi occhiate attraverso il sipario di una vita che ci viene in definitiva nascosta dagli stessi passaggi temporali.

Moonlight mostra quindi, senza raccontare davvero, lo sviluppo, la scelta e la formazione, ma nella mancanza di veri e propri nodi narrativi in grado di collegare tra loro le vicende, rivela la sua più grande debolezza.