On the Fringe, recensione del film con Penélope Cruz

La recensione di On the Fringe, di Juan Diego Botto e con Penélope Cruz protagonista, presentato nella sezione Orizzonti di Venezia '79.

On the Fringe, esordio dell’attore ispano-argentino Juan Diego Botto al lungometraggio, dopo una serie di corti all’attivo, ci immerge in una serie di storie intersecate tra di loro che si svolgono nell’arco di una giornata e con protagonisti personaggi, appunto, ai margini, che vengono sfrattati dai loro appartamenti, o bambini che vengono portati via dai servizi sociali perchè abbandonati dai genitori. Nel cast, Penélope Cruz, Luis Tosar, Christian Checa, Adelfa Calvo, Juan Diego Botto, Aixa Villagrán, Font García.

Il primo dramma sociale di Juan Diego Botto

Presentato in anteprima mondiale nella sezione Orizzonti della 79ª Mostra del Cinema di Venezia, On the Fringe ci presenta le storie di quei membri della società che sono stati privati del diritto ad avere un tetto sopra la propria testa. Nel bel mezzo della crisi immobiliare e della recessione spagnola, questi personaggi si trovano a dover fare i conti con l’essere sfrattati e l’andare incontro a un futuro incerto in cui non c’è nessun aiuto se non la loro resistenza collettiva.

La storyline che dà il via a questo groviglio di esistenze da risolvere è quella di Selma, una bambina che viene prelevata a casa sua dai servizi sociali perché rimasta apparentemente da sola, abbandonata dalla madre. A rendersi conto della situazione è Rafa (Luis Tosar), un avvocato che si occupa di casi sociali e che è a conoscenza dei alcune problematiche interne a questa famiglia di immigrati.

Sorge però una sorta di conflitto parallelo a quello professionale di Rafael che, trascorrendo così tanto tempo ad aiutare gli altri, si allontana progressivamente alla moglie Helena (Aixa Villagrán), che ha problemi di salute, e dal figlio (o “figliastro”, come il ragazzo chiarisce più volte), un adolescente di nome Raúl (Cristian Checa) che, a causa del ritardo di Rafa, si perde una gita scolastica ed è costretto ad accompagnarlo in una giornata di lavoro. Proprio nel corso di queste 24 ore, tra i fastidi e l’irritazione che subentrano tra i due, Rafa dovrà rendersi conto del disequilibrio che sta nascendo tra il suo impegno pubblico e quello che ci mette nella sfera privata.

Facciamo poi la conoscenza di un’altra esistenza che si incrocerà con Rafa, quella di Azucena (Penélope Cruz), che ha un bambino piccolo e che sta per essere sfrattata dalla sua casa non riuscendo a pagare l’affitto. Attraverso incontri di gruppo organizzati con altri individui che stanno cercando di sistemare situazioni simili, e ripresi con un tono quasi documentaristico, gli sfortunati “clienti” di Rafa si organizzano per mettere insieme piani d’azione e fermare gli sfratti, ma sconfiggere le banche – e la polizia che agisce in difesa dei loro interessi – è tutt’altro che semplice; così, la militanza sembra funzionare più come un gruppo di sostegno emotivo che altro.

Il quadro dei personaggi di On the Fringe è completato da Manuel (lo stesso Botto), un immigrato argentino che ha perso il lavoro e da un suo amico (Font García), che ha fatto un investimento costoso con i soldi della madre (Adelfa Calvo) e non solo ha perso tutto ma non osa dirglielo.

Penelope Cruz in On the Fringe

On the Fringe: una corsa contro il tempo

Come vediamo in On the Fringe, gli effetti dell’eccessiva speculazione, dei costosi rimborsi e delle privatizzazioni possono colpire tutte le classi sociali, che si tratti dell’immigrata araba Badia, della povera Azucena o dell’apparentemente benestante pensionata Teodora. Come afferma Botto, in Spagna ci sono 41.000 sfratti all’anno, più di 100 al giorno. Il film si addentra nelle loro storie e mostra come questa paura influisca sulle loro relazioni, sia in famiglia che tra amici.

Botto trova umanità e forza di ciascuno dei personaggi di On the Fringe, uniti dal dolore e da un senso di fallimento, ma prima di tutto individui, protagonisti di un dramma che assume connotazioni personali, le quali vengono intercettate da Rafa, a costo di mettere a repentaglio la sua di vita.

Le lancette dell’orologio scorrono inesorabilmente in questa corsa contro il tempo orchestrata da Azucena, che vuole organizzare una manifestazione per osteggiare il suo sfratto. On the Fringe, a tratti, assume le sembianze di un thriller, in cui tutti i pezzi devono combaciare per poter far ottenere la propria ricompensa a ogni giocatore. Solo che in questo caso – un esordio deciso da parte di Juan Diego Botto – sembra che tale premio sia irraggiungibile fin dall’inizio. Il sistema non lo permette.